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Decisione dei giudici Milano definitiva, Ministero Salute non ha presentato ricorso

Una nuova sentenza che riconosce il nesso tra vaccini, in questo caso quello quadrivalente, e una grave patologia, un’encefalopatia che causa crisi epilettiche, è diventata definitiva dopo la conferma dello scorso novembre della Corte d’Appello civile di Milano della decisione con cui il Tribunale di Vigevano aveva condannato il Ministero della Salute a versare l’indennizzo a una donna, ora 42enne, che a 6 mesi era stata vaccinata. Il verdetto, passato in giudicato in quanto non è stato impugnato entro i termini, riguarda una donna della provincia di Pavia nata nel 1975 e che circa sei mesi dopo la nascita venne vaccinata. Come ha riferito il suo legale, l’avvocato Giuseppe Romeo, già allora la neonata cominciato a stare male e ad avere disturbi di motilità e crisi epilettiche che con il passare degli anni sono diventate sempre più frequenti. A tutto ciò si sono aggiunte altre problematiche di grave disabilità (anche per queste ha un altro tipo di indennità).
Solo 8 anni fa, nel 2009, è stato diagnosticato che l’encefalopatia di cui ha sempre sofferto la donna era dovuta al vaccino quadrivalente alla quale era stata sottoposta da piccina. Così il padre, che è amministratore di sostegno, decise di fare causa al ministero della Salute. In primo grado, in vista della sentenza con cui nel 2013 era stato riconosciuto il diritto all’indennizzo, venne disposta una consulenza tecnica d’ufficio ora ‘sposata’ anche dalla Corte d’Appello sezione lavoro di Milano. Nella relazione dell’esperto nominato dal Tribunale si sosteneva che “sulla base di letteratura nazionale ed internazionale, rileva che ‘esiste plausibilità biologica’ tra encefalopatia e vaccino del tipo di quello somministrato, nel senso che l’ encefalopatia viene annoverata tra le cosiddette reazioni avverse a quel tipo di vaccino”. E poi, andando oltre, che la vaccinazione somministrata ai tempi “resta l’ipotesi (…) altamente più probabile” della causa della malattia che ha colpito fin da allora la bimba e che si è sviluppata portandola, come ha detto il legale, ad avere “crisi tutti i giorni”. L’avv. Romeo ha spiegato che per tanto il ministero è stato condannato a versare l’indennizzo previsto dalla legge: dal marzo 2009 fino ad oggi 863 euro mensili e dal luglio 1976 al febbraio del 2009 il 30 per cento di tale importo. “La sentenza – ha concluso l’avvocato – è passata in giudicato perché nessuno l’ha impugnata entro i termini che sono scaduti lo scorso 10 maggio e dalla cartella telematica non compare l’invio del fascicolo in Cassazione”.

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Sifes, manca informazione; si continuano a comprare all’estero

“Da nord a sud, nel pubblico come nel privato, non saranno più di dieci in Italia le donne che hanno donato i propri ovuli. Ne servirebbero 5-600 l’anno di donazioni per soddisfare la richiesta di trattamenti di fecondazione eterologa richiesti nel nostro Paese”. Lo denuncia all’Ansa Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFE), che punta il dito: “a oltre due anni dalla sentenza che cancellava il divieto di eterologa, nonostante le promesse fatte dal Ministero della Salute, manca ancora completamente una campagna informativa per sensibilizzazione alla donazione di gameti. Nulla è stato fatto”. 

”Poco più di un centinaio invece coloro che hanno donato attraverso l’egg saring”, ovvero donne in trattamento per una fecondazione assistita che cedono una parte dei propri ovociti. Un numero “marginale rispetto alla richiesta”. Il risultato è che ci si continua a rifornire da banche estere dei gameti. “In Paesi come la Spagna infatti – sottolinea – le donatrici sono diverse migliaia, anche perché è prevista per legge una compensazione di circa 1000 euro per la stimolazione ovarica a cui si sottopongono per un paio di settimane”. 

La conseguenza è chi volesse avere informazioni per donare i propri gameti “si trova davanti un percorso a ostacoli, tra lunghe attese con i centralini telefonici degli ospedali, mancanza di informazioni affidabili sul web e ginecologi che non sanno dove indirizzare”, spiega Laura Volpini, presidente dell’Associazione per la donazione altruistica e gratuita (Aidagg). Lo stesso ospedale Careggi, dove un anno fa ha visto la luce il primo bimbo nato da fecondazione eterologa fatta in Italia e uno dei pochi con un numero verde dedicato alla ovodonazione, “ha avuto solo tre donne che si sono offerte per donare e solo una ha superato gli screening”, spiega Elisabetta Coccia, direttrice del Centro Pma dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Firenze.