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I moscerini della frutta aiutano a capire come si sceglie

Dormire o procreare? Una scelta non facile, contrariamente a quel che si possa pensare, che ‘mette in crisi’ diverse specie del regno animale. A far capire, per la prima volta, cosa ci sia dietro questo dilemma, arrivano in soccorso i moscerini della frutta, gli insetti più studiati dai genetisti. Nel loro sistema nervoso è stata individuata una connessione tra i neuroni che organizzano i ‘turni’ tra il sesso e il sonno. Lo spiegano sulla rivista Nature Communications i ricercatori dell’università di Yale, guidati da Micheal Nitabach. 

Osservando i neuroni impegnati in entrambe le attività, i ricercatori hanno infatti visto che i maschi privati del sonno sono poco interessati al corteggiamento, mentre la mancanza di un sonnellino non sembra avere effetto sulle femmine. Secondo i ricercatori, il comportamento dei moscerini maschi si può spiegare facilmente come un meccanismo di adattamento: addormentarsi durante il rapporto sessuale non è infatti proprio il modo migliore per trasmettere i propri geni alle future generazioni. 

Se le femmine continuano a rimanere sensibili alle avance maschili, anche quando sono assonnate, “forse è perchè non possono permettersi di rinunciare al partner ‘giusto’, non importa quanto siano stanche”, ipotizza Nitabach. Secondo i ricercatori è possibile che anche negli uomini operi un meccanismo simile, che aiuta a decidere tra l’impulso verso il sonno o il sesso.

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Polemiche sul manuale per la ”Cura della madre e del bambino”

Non si placano le polemiche in India suscitate da un manuale pubblicato da un ministero in cui si propone alle donne in attesa di un figlio una serie di comportamenti, fra cui “non mangiare carne, non avere relazioni sessuali, evitare cattive compagnie, formulare pensieri spirituali ed appendere belle immagini in camera da letto”. Il manuale, “Cura della madre e del bambino”, e’ stato preparato alla vigilia della Giornata internazionale dello Yoga che si celebra domani dal Ministero dell’Ayush, che promuove l’uso di terapie alternative (Ayurveda, yoga, unami, siddha e omeopatia).

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E’ il ritratto del cyber-maschio, non è lui che fa primo passo

Concentrati su se stessi, persi nelle relazioni virtuali sul web, e soprattutto incapaci di fare il primo passo con le donne: il ritratto del ‘cyber-maschio 2.0′ e’ tracciato da uno studio presentato in occasione del 41mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia (SIA), a Milano Marittima dal 25 al 27 maggio, dipinge un uomo che sta cambiando pelle rispetto al passato ma che è sempre più debole e spaesato di fronte alla realtà e alle donne. Un uomo con informazioni sulla sessualità scarse e spesso distorte perché apprese online, che alle prime defaillance si chiude in se stesso, non chiede aiuto all’andrologo e lascia che difficoltà come la disfunzione erettile o l’eiaculazione precoce lo trascinino in una relazione di coppia insoddisfacente.
L’indagine sul nuovo maschio è stata condotta sottoponendo a circa 50 uomini e donne dai 19 ai 60 anni dieci domande per capire se esista e come sia il maschio 2.0. I risultati mostrano che il 73% ritiene che l’uomo sia diverso rispetto al passato, ma che purtroppo sia cambiato in peggio. “Il maschio è sempre più il sesso debole – osserva Alessandro Palmieri, presidente SIA e professore dell’Università Federico II di Napoli – Già nel 2005 l’Economist inglese, mettendo a confronto la salute fisica dei due sessi, spiegava che le donne erano più resistenti degli uomini; una convinzione rafforzata dieci anni dopo quando l’uomo è stato definito dallo stesso giornale il nuovo sesso debole. La nostra indagine mostra che secondo il 69% delle donne ormai non è più lui a prendere l’iniziativa ma il primo approccio è paritario e può partire indifferentemente da lui o da lei.
Il nuovo uomo è anche egoista, stando a un intervistato su due, e concentrato sul web: un cyber-maschio in genere fra i 20 e i 40 anni che dimentica le relazioni reali in favore di quelle virtuali, ancora alla ricerca di se stesso anche se resiste la suggestione del macho, modello ideale per il 16% degli intervistati”. Purtroppo il cyber-maschio è anche poco preparato in tema di sessualità: una carenza di informazioni che unita all’ansia da prestazione può far precipitare le relazioni alla prima difficoltà, stando ai più recenti dati sui matrimoni bianchi del nuovo millennio.
Rapporti che tuttora sono molto diffusi e che spesso si instaurano proprio a causa di defaillance maschili: in caso di disfunzione erettile o eiaculazione precoce l’uomo spesso tace, soccombe all’ansia da prestazione e contribuisce a creare una relazione di coppia anomala, in cui non c’è spazio per il sesso. “L’andrologo deve essere punto di riferimento per parlare di questi disagi e deve saper intercettare il maschio di oggi, capirlo nella sua identità in mutamento e prendere coscienza delle sue esigenze e dei suoi problemi nelle varie età della vita” commentano Carlo Ceruti e Danilo Di Trapani, responsabili della Commissione SIA progetto ‘Bollino blu’, che mette a disposizione andrologi sempre più aggiornati. Per questo e’ gia’ attiva una mappa andrologica dove trovare l’andrologo più vicino info www.andrologiaitaliana.it.

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Ricerca dell’università di Padova, 87% si connette a siti pornografici

Il giovane “maschio italiano” non apprende più le istruzioni per crescere dal papà, ma da internet, che diventa la guida anche per la vita sessuale, aumentando però incertezze e insicurezze. La ‘fotografia’ sui ragazzi nel 2017 l’ha scattata una ricerca fatta dal prof. Carlo Foresta, dell’Università di Padova. E’ il risultato di oltre dieci anni di lavoro del Progetto Andrologico Permanente, sviluppato dalla Fondazione Foresta Onlus che ha studiato la popolazione studentesca maschile dall’anno scolastico 2005-06 fino al 2016-17. Una mole di dati raccolti con questionari anonimi tra oltre diecimila ragazzi all’ultimo anno delle superiori.
I giovani maschi italiani sono divenuti sensibilmente più alti (da 1,76cm a 1,78cm), un poco più grassi (da 69kg a 71kg), sempre più interessati all’attività sportiva, facendo anche un uso maggiore di integratori, spesso ordinati su siti web. Si è abbassata l’età della prima sigaretta (da 15,7 anni a 13,2 anni) ed è sempre più diffuso l’uso, non importa se abituale, della marjiuana (chi l’aveva provata era il 49,5% della popolazione giovane nel 2005 mentre oggi è il 76%); si è anche abbassata la percentuale giovanile che dichiara di fare uso di ecstasy, eroina e cocaina.
Quanto alla sfera sessuale, emerge che internet è la fonte primaria di informazione sulle tematiche sessuali (80,1%; nel 2005, era il 50,1%), e che i giovani che si connettono a siti pornografici sono saliti dal 47% del 2005 all’attuale 87%. Il 54% dei giovani in età di diploma superiore ha ormai abituali rapporti sessuali completi (solo per il 63% protetti), mentre aumenta l’orientamento omosessuale (dal 4% al 6%). Ma se il web fa da ‘padre’ anche nel sesso, c’è anche un effetto negativo legato all’aspetto patologico. Nel 2005 solo l’8,8% dei soggetti intervistati dichiarava di registrare disturbi della funzione sessuale (mancanza di desiderio, eiaculazione precoce o ritardata, disfunzione erettile); oggi invece – sostiene la ricerca di Foresta – i soggetti con disturbi sono il 26%, con una forte incidenza di problematiche legate alla riduzione del desiderio (10,4%). Sintomo che anche psicologicamente, secondo i curatori della ricerca, può essere messo in relazione allo squilibrio tra messaggi digitali e contatto con la realtà vissuta delle relazioni e dei rapporti con l’altro.

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Secondo evidenze scientifiche riduce dolore e aiuta anche la prevenzione

Aiuta a preservare un matrimonio felice, regala benessere fino a 48 ore dopo il rapporto, fa bruciare calorie: sono solo alcuni dei numerosissimi benefici per la salute che derivano da una sana attività sessuale. A fare il punto sui principali 10 confermati da prove scientifiche è il giornale Medical News Today.
Sistema immunitario: fare sesso una volta a settimana aumenta del 30% gli anticorpi IgA, secondo uno studio pubbblicato su Psychological Reports.
Cuore: l’aumento della frequenza cardiaca regala agli uomini che hanno rapporti sessuali regolari il 45% in meno di probabilità di sviluppare malattie cardiache, secondo uno studio apparso sull’American Journal of Cardiology.
Pressione: una ricerca sul Journal of Health and Social Behavior mostra che donne tra 57 e 85 anni che hanno rapporti sessuali soddisfacenti hanno meno probabilità di avere ipertensione.
Mal di testa: una ricerca su Cephalalgia ha dimostrato che il 60% di individui con un attacco di emicrania segnala miglioramento del dolore dopo l’attività sessuale.
Cancro prostata: gli uomini che eiaculano almeno 21 volte al mese hanno un terzo in meno di probabilità di sviluppare questa neoplasia rispetto a chi lo fa fino a 7 volte al mese, secondo uno studio pubblicato su JAMA.
Sonno: la zona del cervello associata all’attività mentale, si spegne dopo l’orgasmo e, secondo uno studio su Neuroscience & Biobehavioral, è dovuto al rilascio di ossitocina e serotonina, che hanno effetti soporiferi.
Stress: uno studio su Psychosomatic Medicine mostra che l’intimità fisica nelle coppie è associata a livelli di stress ridotti, sempre per merito dell’ossitocina.
Cervello: una ricerca su Archives of Sexual Behavior suggerisce che il sesso frequente migliora la memoria delle donne, stimolando la creazione di nuovi neuroni nell’ippocampo.
Longevità: uno studio sul BMJ ha monitorato il tasso di mortalità di 1.000 uomini tra i 45 ei 59 nel corso di 10 anni e scoperto che il rischio di morte è stato del 50% più basso in quelli che avevano più spesso orgasmi.
Autostima: una ricerca pubblicata su Social Psychology and Personality Science ha scoperto che gli universitari che fanno sesso occasionale hanno maggiore autostima rispetto agli altri.

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Esperti a congresso, paradosso negare questo fenomeno

“In media il 20-25% degli anziani tra 75 e 85 anni sostiene di aver avuto almeno un rapporto sessuale nell’ultimo anno, per cui una quota più ampia del previsto conserva una vita sessuale vera e propria”. Lo ha affermato lo psichiatra Leo Nahon, in passato direttore della divisione psichiatrica dell’ospedale Niguarda di Milano, al congresso dell’associazione italiana di psicogeriatria (Aip) a Firenze.
   
“In un editoriale del New England journal of medicine – ha aggiunto Lahon – John Bancroft del Kinsey Institute rileva che nel gruppo di età fra i 75 e gli 85 anni il 38,5% degli uomini e il 16,7% delle donne riferiva di avere avuto un rapporto con un partner nell’anno in corso”. In base ai dati emersi “per ogni 2 donne ci sono 3 uomini pronti a vivere questa esperienza appagante, cosa che lascia intendere ricerchino partner spesso più giovani”. Per sessualità non si intende necessariamente il rapporto sessuale completo, “ma anche altre forme di erotismo sessuale che gli anziani possono trovare”.

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Decine di anni di ricerche e osservazioni sarebbero tutte da rifare

Distinguere il sesso dei dinosauri è un enigmatico puzzle: decine di anni di ricerche e osservazioni sarebbero tutte da rifare. Sono le conclusioni dello studio fatto dal paleontologo Jordan Mallon, del Museo Canadese della Natura, pubblicato sulla rivista Paleobiology. Mallon sostiene che non esisterebbero ancora metodi certi per distinguere i dinosauri maschi dalle femmine, sulla base delle dimensioni dei fossili.

In molte specie animali è facile riconoscerne il sesso perché esistono chiare differenze tra i maschi e le femmine, ad esempio dalla livrea colorata in molti uccelli (su tutti il caso del pavone) oppure le corna nei cervi maschi. Il fenomeno viene detto dimorfismo sessuale e si ritiene che lo stesso avvenisse anche nei dinosauri. Ma analizzando decine di vecchi studi il ricercatore canadese è arrivato a mettere in dubbio queste conclusioni: “non sto dicendo che tra i dinosauri non esistesse il dimorfismo, ma affermo – ha detto – che non esiste nessuna prova fossile che ne indica l’esistenza. Il caso è ancora aperto”. 

Il ricercatore punta il dito su una gran quantità di vecchi studi, come un lavoro del 1976 su 20 Protoceratopi, il cui sesso era stato determinato sulla base di differenze nella forma di alcune ossa, che nel tempo avrebbero portato una gran confusione nel riconoscimento corretto dei sessi. Secondo Mallon servirebbe riprendere in mano centinaia di vecchi studi e rianalizzarli completamente e fare chiarezza sulla ricerca di segni inequivocabili per distinguere i maschi dalle femmine.

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Due studi su coppie appena sposate ne svelano l’effetto sulla relazione di coppia

Il sesso rafforza il legame fra i partner, lasciando una sorta di ‘finestra’ aperta, una piacevole sensazione, che dura fino a 48 ore e che contribuisce a regalare una buona qualità alla relazione nel tempo. Emerge da una ricerca della Florida State University, pubblicata su Psychological Science. Gli studiosi hanno preso in esame due precedenti analisi, che avevano coinvolto rispettivamente 96 e 118 coppie appena sposate. Tutti i novelli sposi avevano completato almeno per tre giorni consecutivi un diario che complessivamente doveva essere tenuto per 14 giorni. Ogni sera, prima di andare a letto, è stato chiesto loro di riferire se avessero avuto rapporti sessuali con il partner e poi indipendentemente dalla risposta sono stati invitati a dare un voto alla loro soddisfazione dal punto di vista sessuale, della relazione col partner e del matrimonio in quel giorno, utilizzando una scala da 1 a 7.
All’inizio della ricerca è stata misurata anche la qualità del matrimonio in generale, tornando a farlo poi 4 o 6 mesi dopo. I risultati hanno evidenziato che avere un rapporto sessuale portava a una soddisfazione sessuale nella giornata stessa e lo ‘stato di grazia’ durava fino a 48 ore, due giorni. Questa associazione rimaneva valida anche tenendo conto di età e sesso, frequenza dei rapporti e tratti della personalità. Nel complesso, tra il periodo di inizio dello studio e le rilevazioni successive la soddisfazione coniugale risultava diminuita, ma in coloro che avevano un più alto livello di sensazioni piacevoli dopo un rapporto sessuale non solo l’appagamento nei confronti di una vita a due col partner era maggiore sin dalle prime fasi, ma mostrava un calo più contenuto.