Corsi ECM
tumore del testicolo

Scarica la Brochure

Informazioni
Provider ECM AV Eventi e Formazione
Credti ECM  6
Data 19 Settembre 2015
Costo  Gratuito con obbligo d'iscrizione
Location  Catania
Destinatari Medici Chirurghi specialisti in Oncologia – Radioterapia – Radiodiagnostica – Urologia – Anatomia Patologica – Medicina Generale (Medici di Famiglia)

L’incremento dell’incidenza dei tumori germinali del testicolo registrato negli ultimi anni nel giovane adulto e l’elevato tasso di guarigione atteso con le strategie terapeutiche attualmente disponibili, rendono necessaria un’attenta riflessione sulle possibilità diagnostiche utili per la diagnosi precoce, la sorveglianza e il follow-up di tale patologia e sulle sequele a lungo termine dei trattamenti chirurgici, radioterapici o chemioterapici praticati.

Nel corso della riunione saranno affrontati i temi riguardanti le caratteristiche anatomopatologiche e prognostiche e le metodiche diagnostiche utili per implementare strategie non terapeutiche nella gestione della patologia non avanzata. Saranno quindi discusse e messe a confronto le indicazioni a tali metodiche diagnostiche e i possibili effetti collaterali a breve e a lungo termine, rispetto alle alternative terapeutiche. Saranno inoltre esaminati i possibili effetti a lungo termine di natura andrologica, tumorale, cardiovascolare, psicologica, nutrizionale e lavorativa dei trattamenti medici o chirurgici e dei controlli di sorveglianza o follow-up, mediante un confronto attivo tra i punti di vista del medico e quelli del paziente.

La conclusione dell’incontro sarà dedicata alla definizione di messaggi operativi e di applicabilità immediata nella pratica clinica.

Corsi ECM
vitamina d

Scarica la Brochure

Informazioni
Provider ECM AV Eventi e Formazione
Credti ECM  6
Data 19 Settembre 2015
Costo  Gratuito con obbligo d'iscrizione
Location  Catania
Destinatari Medici di Medicina Generale e Pediatri

La vitamina D è un nutriente unico conosciuto in medicina da molti anni che può derivare sua dall’alimentazione che dall’azione della luce solare sulla pelle.
E’ essenziale per l’uso ottimale del calcio nell’organismo, in quanto aiuta l’assorbimento di calcio nell’intestino e la sua deposizione nelle ossa e controlla i livelli di calcio nel sangue. Una sua carenza dà luogo a disordini ossei, come il rachitismo nei bambini o l’osteoporosi negli adulti.
Ma oggi, questa descrizione delle sue funzioni è piuttosto riduttiva e dagli studi più recenti, stanno emergendo molti ruoli aggiuntivi della Vitamina D.
La Vitamina D, in realtà, non è una vitamina a tutti gli effetti, ma un potente ormone neuro steroideo, importantissimo per la salute del bambino e del futuro adulto. Svolge un’importante funzione metabolica in molti altri tessuti e apparati, la sua carenza è associata all’insorgenza o all’aggravarsi di molte malattie nell’uomo.
E’ stato osservato che la deficienza da Vitamina D si associa alla riduzione di forza muscolare, alla cmparsa di dolore nelle strutture muscolari e a disturbi dell’equilibrio, con conseguente aumento del rischio di caduta, che amplifica ulteriormente la probabilità di incorrere in fratture.
Nell’ultimo decennio, un interessante filone di ricerca si è sviluppato sulla relazione tra Vitamina D e controllo della crescita e differenziazione delle cellule, in ultima analisi, sul problema della cancrogenesi.
Altro ruolo rilevante della Vitamina D è il suo intervento nella regolazione di alcune funzioni delle cellule del sistema immunatario (linfociti T). Una sua carenza si associa a una maggiore predisposizione alle infezioni e ad alcune malattie a genesi autoimmine, come la sclerosi multipla, le malattie infiammatorie intestinali e le artriti infiammatorie.
Anche per quanto riguarda il diabete si dispone oggi di dati molto interessanti: la Vitamina D è uno dei fattori in grado di controllare la secrezione insulinica e alcuni dati, ancora in fase di verifica, indicherebbero che buoni livelli di Vitamina D riducono il rischio di svilluppare il diabete mellito che, nei pazienti già diabetici, rendono migliore il controllo di questa malattia.
Tuttavia, i dati certamente più interessanti e robusti sono quelli che riguardano la relazione tra Vitamina D e sistema cardiovascolare. La Vitamina D è in grado di modulare l’azione di molte sostanze coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa e nella progressione dell’aterosclerosi. La carenza di Vitamina D si associa a una maggiore frequenza di patologie quali, l’infarto del miocardio, lo scompenso cardiaco e l’ischemia cerebrale. Un buon stato vitaminico D riduce il rischio di queste malattie.
Abbiamo pertanto ritenuto utile per la formazione del pediatra, realizzare un incontro di aggiornamento rivolto a tutti i pediatri per un migliore conoscenza delle sue funzioni terapeutiche e preventive.

Corsi ECM
riabilitazione

Scarica la Brochure

Informazioni
Provider ECM AV Eventi e Formazione
Credti ECM  5.3
Data 12 Settembre 2015
Costo  € 50
Location  Lecce
Destinatari Medici specialisti in Medicina Fisica e Riabilitazione – Ortopedia e Traumatologia – Reumatologia – Medicina dello Sport – Fisioterapisti

Carissimi Colleghi,
anche quest’anno sono lieto di annunciare, in qualità di Presidente, che il 12 settembre 2015 si svolgerà a Lecce il V Congresso denominato “Il Salento accoglie la Riabilitazione”. La struttura scelta per il nostro Congresso, il Grand Hotel Tiziano, garantirà un ampio spazio espositivo per le Aziende del settore, alle quali verrà anche data la possibilità di illustrare le più recenti novità nell’ambito medico-riabilitativo
La bellezza ed il fascino della città di Lecce, dei suoi monumenti barocchi, della sua cultura, connubio assoluto tra bellezza artistica e eccezionale cultura eno-gastronomica, saranno l’occasione per approfondire le più attuali tematiche in campo riabilitativo.
Il Congresso vuole rappresentare un importante momento di incontro, non solo formativo, ma anche di approfondimento e di riflessione sulla riabilitazione, contraddistinto dallo spessore qualitativo dei relatori e da un’attenta alla scelta degli argomenti da affrontare: saranno affrontati argomenti relativi a patologie e traumi muscolari e osteoarticolari, a diagnosi, a metodiche riabilitative e alla nascita di un nuovo modello di attività fisica adattata.
I destinatari saranno i Medici Chirurghi specialisti in Medicina Fisica e Riabilitazione, Ortopedia e Traumatologia, Reumatologia, Medicina dello Sport e Fisioterapisti ai quali saranno riconosciuti 5,3 crediti ECM.
Per consultare il programma e avere eventuali delucidazioni collegateVi al sito, aggiornato quotidianamente: www.ilsalentoaccoglielariabilitazione.it.

Odontoiatria

Dott. Diego Caroli, laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università di Padova, esercita l’attività libero professionale a Venezia – Mestre

Spesso, nella mia attività di clinico, durante l’esame obiettivo o nella valutazione di una radiografia (ortopantomografia o endorale), mi trovo di fronte alla scelta terapeutica di estrarre o mantenere in arcata un ottavo (detto comunemente dente del giudizio) sia esso superiore o inferiore. A volte la decisione di eseguire l’estrazione è evidente e motivata,oltre che dalla componente algica, da patologie di tipo carioso, endodontico o parodontale interessanti l’elemento stesso. Tipico il caso di una carie estesa,seppur non penetrante, dov’è impossibile eseguire una ricostruzione diretta che ne ripristini l’anatomia coronale; in presenza di un interessamento della polpa, sia nella fase più precoce (pulpite acuta), sia nella fase più tardiva con lo sviluppo di un granuloma apicale; in caso di ascesso parodontale con mobilità di II o III grado del dente del giudizio oppure, evenienza meno frequente, nell’eventualità che l’elemento sia associato a cisti follicolare.

In molti altri casi ci si trova di fronte a situazioni in cui vi è completa assenza di dolore, ciononostante la scelta dell’estrazione risulta comunque strategica. Il seguente articolo si propone pertanto di individuarele condizioni cliniche in cui sia altamente raccomandabile propendere per questa scelta terapeutica.

In assenza del punto di contatto

La mancanza di un corretto punto di contatto tra due elementi è rilevabile radiograficamente o clinicamente attraverso un semplice test: al passaggio del filo interdentale tra le corone di due elementi contigui non si avverte alcuna resistenza né il caratteristico “click”. Questa condizione, più frequentemente riscontrabile tra il settimo e l’ottavo superiore, dovrà sempre far temere l’insorgenza di una patologia cariosa (foto 1) o di una tasca parodontale fra i due elementi.

estrazione

(Foto 1) L’estrazione precoce dell’ottavo avrebbe evitato il ristagno di placca fra i due elementi e la comparsa della carie distale del settimo.

Nella terapia parodontale non chirurgica

In terapia parodontale, durante le manovre di scaling, l’estrazione preventiva dell’ottavo non solo permetterà un accesso più agevole alla levigatura della radice disto-vestibolare e palatale del settimo superiore e della radice distale del settimo inferiore, ma migliorerà la prognosi nella riduzione della profondità di sondaggio della tasca parodontale.

Nella seminclusione dell’ottavo mesializzato

Un dente del giudizio parzialmente incluso, mesializzato ed addossato al settimo può spesso dar luogo ad un riassorbimento radicolare o ad una patologia cariosa della porzione distale della corona del settimo (foto 2). L’alternativa all’estrazione può essere rappresentata dal monitoraggio periodico con esami radiografici (endorale o ortopantomografia) ; il rischio è quello di dover comunque intervenire quando ormai la lesione è conclamata.

estrazione

Foto 2

Germectomia dell’ottavo inferiore in terapia ortodontica 

L’indicazione all’estrazione del germe del dente del giudizio, che si esegue dai 9 ai 13 anni circa, trova giustificazione nell’ottimizzazione della terapia ortodontica prevenendone in parte le recidive di malposizionamento (foto 3 e 4).

estrazione

Foto 3

estrazione

(Foto 3 e 4) Estrazione dell’elemento 4.8 (in basso a sx) in corso di terapia ortodontica. Da notare come invece sia stato mantenuto l’elemento 3.8 (in basso a dx) dopo l’estrazione della radice mesiale del 4.6 rizectomizzato.

L’estrazione dell’ottavo è altresì raccomandata anche nel caso in cui ci sia l’iniziale formazione delle radici (foto 5) e si sospetti che lo sviluppo degli apici radicolari entri in stretto rapporto con il canale alveolare in cui è alloggiato il nervo omonimo , aumentando pertanto il rischio di lesione di quest’ultimo nelle manovre di lussazione.

estrazione

Foto 5

Estrazione degli ottavi in chirurgia preprotesica

Col termine “chirurgia preprotesica” intendiamo tutte quelle manovre chirurgiche, compresa quindi l’estrazione degli ottavi, che hanno lo scopo di facilitare la progettazione e la realizzazione di manufatti protesici, fissi o mobili, e ne consentano la durata a lungo termine. Riportiamo di seguito alcuni esempi clinici.

La posizione ectopica del 1.8 (vedi freccia in foto A1 e A2)non consente il coinvolgimento del medesimo nel bloccaggio-circolare superiore. La sua permanenza in arcata costituirebbe un ostacolo alle manovre di igiene domiciliare con probabile ristagno di placca. Eseguita l’estrazione (foto A3) , risulta più agevole la preparazione a moncone del versante distale del 1.7 con un corretto posizionamento del margine di finitura protesico.

estrazione

In quest’altro caso (foto B1 e B2), l’estrazione dell’ottavo inferiore ha agevolato la rotazione con distalizzazione ortodontica del settimo il quale, una volta raggiunta la posizione desiderata e previa tolettatura dalla dentina infiltrata, può fungere da pilastro di un ponte tradizionale a tre elementi: secondo premolare-portato-secondo molare inferiore.

estrazione

Nel caso seguente, il secondo molare inferiore, interessato da un esteso processo carioso che ha coinvolto il tessuto pulpare, dopo il pretrattamento con la realizzazione di una parete in composito e pulpectomia d’urgenza, verrà sottoposto a terapia endodontica e ricostruzione con perno in fibra. Dopo la protesizzazione con una corona provvisoria in resina che ne ripristini i contatti occlusali, si eseguirà l’estrazione dell’ottavo in seminclusione. A guarigione avvenuta, il margine di preparazione distale del moncone verrà rettificato e finalizzata conseguentemente la corona provvisoria. Solo allora sarà possibile procedere alla realizzazione della corona definitiva (foto C1 e C2).

estrazione

Estrazione degli ottavi in terapia medica

Sempre a scopo preventivo e in accordo con il medico curante, l’estrazione dell’ottavo può essere eseguita per i pazienti con patologie mediche in attesa di trattamento (es. trapianti d’organo o chemioterapia).

Conclusioni

Sebbene la permanenza in arcata o l’estrazione degli ottavi rappresenti tutt’ora argomento di discussione in letteratura, posso affermare, dalla mia esperienza personale, che la procedura di avulsione nelle suddette condizioni cliniche ha sicuramente agevolato, sia in termini di gestione, di visibilità, di esecuzione e di predicibilità, tutti gli interventi interessanti gli elementi contigui (secondo molare n.d.r.), ma soprattutto rientra in quell’ottica di prevenzione cui tende la moderna odontoiatria, sempre in continua evoluzione alla pari delle altre specializzazioni mediche. Sono rari i casi in cui un ottavo viene mantenuto in sede affinché possa essere utilizzato come pilastro di ponte, anche per il sempre maggior ricorso alla terapia implantare nella riabilitazione delle selle edentule. Nonostante le sopraccitate indicazioni, dobbiamo sempre tener presente che quella dell’estrazione degli ottavi è una procedura chirurgica non esente da rischi. L’ottavo inferiore è in stretta vicinanza a due strutture anatomiche che potremmo definire “delicate”: il nervo alveolare inferiore ed il nervo linguale. Non sono così infrequenti i casi in cui, nelle manovre di estrazione, si sia verificato un danno ad uno dei due nervi, sia nella sua forma più lieve come la neuroaprassia (perdita temporanea della capacità di conduzione) sia in quella più severa rappresentata dalla neurotmesi (distruzione degli assoni e della guaina con impossibilità di rigenerazione). Nel caso invece dell’ottavo superiore, i cui apici radicolari sono spesso in stretto rapporto con il pavimento del seno mascellare, una delle complicanze più comuni è la comunicazione oro-antrale, comunque risolvibile, se vi è assenza di un processo flogistico, con l’allestimento di un lembo a scorrimento che ne chiuda il tramite. È raccomandabile pertanto, ogniqualvolta ci si appresti ad eseguire queste manovre chirurgiche, un’attenta valutazione del rapporto rischi/benefici ed una corretta tecnica di esecuzione.

BIBLIOGRAFIA:

Chiapasco M, CrescentiniM,Romanoni G (1995) Germectomy or delayed removal of mandibular impacted third molar theeth? The relationship between age and incidence of complications. J Oral MaxillofacSurg 53: 418-422

Kulberg CF (1990). Impacted third molars and periodontal health. An epidemiological,methodological,retrospective and prospective clinical study. Swed Dent J Suppl 68

Santoro F,Maiorana C (2000). Chirurgia speciale odotostomatologica. Masson, Milano.

Clauser B, Barone R, Briccoli L, Baleani A, Complications in surgicalremoval of mandibularthirdmolars in Minerva Stomatol, vol. 58, 7-8, Edizioni Minerva Medica, luglio-agosto 2009

Reumatologia

tropeaDott. Sebastiano Tropea, Reumatologo, specialista interno Rete Reumatologica ASP 7 Ragusa

Lo stress è un aspetto quotidiano della vita di tutti gli individui ed è tipicamente associato ad eventi negativi (come traumi, lutti) che possono inficiare la salute fisica e mentale.

E’ spesso definito come una minaccia o un pericolo, sia esso reale o implicito, all’omeostasi dell’organismo.

In questo senso, la risposta di stress viene spesso definita come l’insieme delle attivazioni fisiologiche e comportamentali messe in atto da un organismo per fronteggiare le sollecitazioni (stressor) che tendono a turbare l’equilibrio omeostatico. I cambiamenti che l’individuo deve mettere in atto per rispondere ad una situazione stressante, come ad esempio l’adeguamento a sollecitazioni ambientali è sostenuto da sistemi ad alto livello di integrazione la cui risposta adattativa, detta allostasi, si caratterizza per cambiamenti sistemici e comportamentali volti a sviluppare la migliore capacità omeostatica dell’individuo, aumentando le sue possibilità di sopravvivenza ). L’allostasi è generata dall’attività congiunta del Sistema Nervoso Centrale e Autonomo, dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (HPA), del sistema simpatico-midollare del surrene e del sistema immunitario/proinfiammatorio e si avvale di mediatori chimici quali l’adrenalina, i glucocorticoidi (cortisolo), e le citochine (o interleuchine) che agiscono su recettori specifici localizzati in organi e apparati differenti L’allostasi è un processo atto a mantenere l’omeostasi ovvero “… il mantenimento della stabilità attraverso il cambiamento…”, che rende l’organismo vitale e funzionante, consentendo il rapido adattamento a condizioni ambientali mutevoli Il mantenimento della condizione di allostasi ha un costo; infatti quando la risposta allostatica perdura nel tempo, come avviene in condizioni di stress cronico, si può produrre il cosiddetto“carico allostatico”, caratterizzato da un’aumentata attività dei mediatori sulle loro cellule target che conduce a fenomeni di desensibilizzazione e danno tissutale.

Gli effetti del carico allostatico, nel lungo termine, possono essere dannosi per l’organismo e portare a drammatiche conseguenze per l’individuo, come varie patologie del sistema cardiovascolare (tra cui ipertensione arteriosa, infarto del miocardio e ictus cerebrale), respiratorio, immunitario e alterazioni metaboliche (ad es. diabete e obesità) si possono selezionare due fasi sensibili a malattie sistemiche infiammatorie croniche.

Una fase avviene prima comparsa della malattia (fase asintomatica in cui lo stress può essere un fattore stimolante), mentre l’altra fase inizia dopo l’insorgenza della malattia (fase sintomatica cui lo stress può essere un fattore modulante).per quanto riguarda la fase asintomatica, diversi studi hanno dimostrato che i fattori emozionali d’infanzia e le caratteristiche perinatali influenzano lo sviluppo di artrite reumatoide in età adulta. Gli autori di un recente studio hanno concluso che gli stress traumatici dell’infanzia aumentano la probabilità di ricovero in ospedale con diagnosi dopo decenni di malattia autoimmune in età adulta.

In pazienti con artrite reumatoide sono stati, riscontrati traumi emozionali infantili più frequenti rispetto ai controlli. Ulteriori studi sull’infanzia o un trauma adolescenziale sono segnalati per l’artrite idiopatica giovanile, la sclerosi multipla, sclerosi sistemica, e di altre malattie autoimmuni.

Anche la sfera psichica non è immune al carico allostatico: la prima conseguenza mentale del carico allostatico è la cosiddetta “sindrome da stress” che si caratterizza per la presenza di stati emotivi e di uscite comportamentali molto simili a quelle di tipico riscontro nella depressione atipica, con forte presenza di ansia, di solito riferita all’evento stressante ed identificabile chiaramente da chi ne soffre. Se l’evento stressante è vissuto come troppo forte, insostenibile ed incontrollabile, possono aver luogo delle vere e proprie sindromi psichiatriche, come il disturbo post-traumatico da stress

Per quanto riguarda la seconda fase di vulnerabilità dopo l’insorgenza della malattia infiammatoria cronica, alcuni studi a lungo termine hanno evidenziato che il maggiore stress può diminuire la gravità, ma la gran parte di studi clinici hanno mostrato che lo stress psicologico può aggravare la malattia. Questi risultati sono stati recentemente confermati in diverse indagini, tra il 2000 e il 2014. Tuttavia questi risultati sembrano essere in disaccordo con il ruolo immunosoppressivo di stress sostenuto nel corso dei decenni, tra il 1980 e il 2000. Negli ultimi anni, il paradigma immunosoppressione indotta da stress può essere modificato affermando che in condizioni di salute ,lo stress integrale di basso livello acuto è accompagnato da un aumento della funzione immunitaria, mentre un elevato periodo di stress integrale è legato alla immunosoppressione

Questa ipotesi trova il suo razionale negli effetti negativi sulla formazione di nuovi neuroni e sul trofismo dendritico indotti dall’incremento plasmatico dei livelli di cortisolo e di alcune interleuchine pro-infiammatorie che si ritrovano tipicamente aumentati nello stress cronico e anche nella depressione e nel disturbo post-traumatico da stress

Lo stress cronico, ovviamente, non può essere indipendente da cause multifattoriali , sia ambientali che genetiche, che provocano una maggiore o una minore vulnerabilità allo sviluppo di patologie correlate allo stress. L’avvento della “endofenotipia” ha inoltre introdotto un nuovo aspetto della risposta allo stress: le differenze genetiche multifattoriali individuali possono giocare un ruolo cruciale nel rendere i soggetti più o meno vulnerabili nei confronti degli effetti negativi dei mediatori chimici dello stress. Recentemente è stata posta grande attenzione verso alcuni polimorfismi genetici associati al funzionamento del sistema serotoninergico, alla espressione dei recettori del cortisolo e ad alcuni fattori di crescita neuronale, come il BDNF.

Lo Stress attiva l’infiammazione attraverso la stimolazione di NF-kB, l’induzione della disfunzione endoteliale, l’accelerato invecchiamento delle cellule, accensione della ridistribuzione delle cellule del corpo e la stimolazione beta adrenergica della mielopoiesi, l’attivazione di assi di stress omeostatici i come il sistema nervoso simpatico, attivazione degli assi dello stress omeostatico assi e disturbi del sonno.(aumento delle citochine), e l’aumento in iperalgesia con possibile aumento di segnale della sostanza P pro infiammatoria. Da quanto esposto si evince certo un denominatore comune che merita ulteriori approfondimenti per la sua comprensione e per le conseguenti scelte terapeutiche

Bibliografia

1. Bianchi R, Schonfeld IS, Laurent E. Is it Time to Consider the “Burnout Syndrome” A Distinct Illness? Front Public Health, 2015; 3:158.

2. Duman RS, Malberg J, Nakagawa S, D’Sa C. Neuronal plasticity and survival in mood disorders. Biol Psychiatry, 2000; 48: 732-9.

3. Gemignani A, Piarulli A, Menicucci D, Laurino M, Rota G, Mastorci F, Gushin V, Shevchenko O, Garbella E, Pingitore A, Sebastiani L, Bergamasco M, L’Abbate A, Allegrini P, Bedini R. How stressful are 105 days of isolation? Sleep EEG patterns and tonic cortisol in healthy volunteers simulating manned flight to Mars. Int J Psychophysiol, 2014; 93: 211-9.

4. Gu J, Strauss C, Bond R, Cavanagh K. How do mindfulness-based cognitive therapy and mindfulness-based stress reduction improve mental health and wellbeing? A systematic review and meta-analysis of mediation studies. Clin Psychol Rev, 2015; 37: 1-12.

5. Hasler G, Drevets WC, Manji HK, Charney DS. Discovering endophenotypes for major depression. Neuropsychopharmacology, 2004; 29: 1765-81.

6. Jacobs BL, van Praag H, Gage FH. Adult brain neurogenesis and psychiatry: a novel theory of depression. Mol Psychiatry, 2000; 5: 262-9.

7. Joëls M, Karst H, Krugers HJ, Lucassen PJ. Chronic stress; implications for neuron morphology, function and neurogenesis. Front Neuroendocrinol, 2007; 28: 72-96.

8. Kim JJ, Diamond DM. The stressed hippocampus, synaptic plasticity and lost memories. Nat Rev Neurosci, 2002; 3: 453-462.

9. Lavebratt C, Aberg E, Sjöholm LK, Forsell Y. Variations in FKBP5 and BDNF genes are suggestively associated with depression in a Swedish population-based cohort. J Affect Disord, 2010; 125: 249-55.

10. Lucassen PJ, Meerlo P, Naylor AS, van Dam AM, Dayer AG, Fuchs E, Oomen CA, Czéh B. Regulation of adult neurogenesis by stress, sleep disruption, exercise and inflammation: Implications for depression and antidepressant action. Eur Neuropsychopharmacol, 2010; 20: 1-17.

11. McEwen BS: Protective and damaging effects of stress mediators. N Engl J Med, 1998; 338: 171-179.

12. McEwen BS. Protective and damaging effects of stress mediators: central role of the brain. Dialogues Clin Neurosci, 2006; 8: 367-381.

13. Menicucci D, Piarulli A, Mastorci F, Sebastiani L, Laurino M, Garbella E, Castagnini C, Pellegrini S, Lubrano V,Bernardi G, Metelli M, Bedini R, L’abbate A, Pingitore A, Gemignani A. Interactions between immune, stress- related hormonal and cardiovascular systems following strenuous physical exercise. Arch Ital Biol, 2013, 151: 126-36.

14. Slavich GM, Irwin MR. From stress to inflammation and major depressive disorder: a social signal transduction theory of depression. Psychol Bull, 2014; 140: 774-815.

15. Sterling P, Eyer J: Allostasis: A new paradigm to explain arousal pathology, in Fisher S, Reason J (eds): Handbook of Life Stress, Cognition and Health. New York, NY, Wiley, 1988; 629-649

16. Tang YY, Hölzel BK, Posner MI. The neuroscience of mindfulness meditation. Nat Rev Neurosci. 2015; 16: 213-25.

17. Wurtman RJ. Genes, stress, and depression. Metabolism, 2005; 54: 16-9.

18) Spitzer c, Wegert S et al Gender specific assoiciation between childhood trauma and rheumatoid arthritis a case control study J Psycosom Res 2013 74 296-300

 

Management Sanitario

Greco

Dott. Daniele Greco, laureato in Scienze della Comunicazione, regista di documentari e giornalista pubblicista. Si occupa di media relations in ambito sociale, socio-sanitario e cinematografico.

La promozione di un modello di cittadinanza ispirato all’esercizio responsabile dei poteri da parte degli individui, nell’ambito delle politiche pubbliche, è la questione alla quale si dedica quotidianamente il servizio PIT, recentemente rinnovato in Sicilia da Cittadinanzattiva. La tutela del paziente all’interno dei servizi sanitari, infatti, non si limita ad essere affrontata dagli operatori del movimento civico – in particolare dalla rete del Tribunale per i Diritti del Malato – ma è descritta approfonditamente dalla mole di segnalazioni che il progetto PIT raccoglie, archivia, esamina e struttura, sia a livello regionale che nazionale. Ne emerge un repertorio di conoscenza autentico e unico, riguardante lo stato di salute del sistema sanitario, i bisogni dei malati rimasti disattesi, gli avanzamenti ottenuti rispetto alla presa in carico e all’efficienza del sistema, così come pungenti criticità e disuguaglianze che attraversano diverse aree del Paese, differenti fasce sociali, specifiche categorie di pazienti.

Greco-1Una panoramica del duplice processo di assistenza al cittadino – da un lato – e di analisi della qualità dei servizi – dall’altro – riteniamo possa risultare utile alle istituzioni, agli operatori del sistema sanitario e a tutti i cittadini, nonché particolarmente opportuno in questi giorni che vedono Cittadinanzattiva intenta a promuovere e rilanciare il servizio PIT già attivo a Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta.

Gli sportelli PIT sul territorio sono un luogo di ascolto attivo e di diffusione delle buone pratiche in sanità, di orientamento del malato e dei suoi familiari attraverso i percorsi di cura e assistenza, di presentazione dei dispositivi e dei servizi, della loro allocazione, delle procedure per ottenere prestazioni, effettuare analisi, fruire delle opportunità previste per le fasce protette dei pazienti e per l’area della fragilità.

Partendo dal presupposto che alcune condizioni di patologia richiedono un’attenta tutela in tutti gli ambiti coinvolti nella qualità della vita, in Sicilia gli sportelli mettono a disposizione anche un’assistenza psicologica in riferimento a due tipologie di cancro: la leucemia mieloide cronica e il melanoma metastatico. Un servizio rivolto non solo ai pazienti, ma anche ai familiari e ai caregivers, e che sottende una visione della persona come unità inscindibile mente-corpo.

Gli sportelli PIT rappresentano inoltre un’opportunità per istituire un confronto tra le organizzazioni dei cittadini, gli operatori dei servizi e le istituzioni deputate all’organizzazione del sistema. L’obiettivo è quello di “tutelare, a partire dal singolo, i diritti di tutti i cittadini” (Moro, Pacelli, 2012).Greco-2

L’acronimo PIT (Progetto integrato di tutela) tende a sottolineare che non esiste un’unica modalità di tutela valida per tutte le occorrenze, ma ogni singola situazione necessita di una risposta personalizzata e occorre pertanto considerare tutti gli strumenti disponibili per tutelare di volta in volta i cittadini nel modo più adatto. Un impianto metodologico e un sistema di presupposti che si sono man mano arricchiti negli anni, a partire da quel 1996 in cui il servizio venne per la prima volta sperimentato. Due elementi in particolare meritano attenzione nel valutare l’unicità di un sistema come il PIT, proprio perché lo distinguono da altri modelli impiegati nell’ambito della customer care. Il primo è la modalità per cui il processo di tutela viene innescato rendendo attivo il cittadino, nella convinzione che un individuo consapevole dei propri diritti e doveri tenderà a trasferire queste informazioni nella società, ad attivarsi in prima persona e ad informare, a sua volta, altri cittadini. Il secondo riguarda l’informazione civica, ovvero la produzione strutturata di informazioni per descrivere la domanda e l’offerta di salute, che deriva direttamente dai dati “vivi” ed estremamente significanti rappresentati dalle segnalazioni dei cittadini.

In seguito alla raccolta di segnalazioni civiche, infatti, il PIT effettua analisi comparate ed elabora la casistica a livello centrale, al fine di produrre dati strutturati sulla qualità dei servizi di salute, di pubblica utilità e della pubblica amministrazione, che vengono pubblicati annualmente all’interno del Rapporto PIT. Rispetto a questioni specifiche come accessibilità, sicurezza, trasparenza, conflittualità, il rapporto offre un “termometro” sulla qualità dell’offerta sanitaria. A distinguerlo da altre indagini sulla qualità dei servizi è il legame con il punto di vista dei cittadini utenti e con le politiche volte ad assicurare il riconoscimento e la protezione dei loro diritti. Grazie a questo sistema di informazioni si ha a disposizione in un certo senso il “polso della situazione” in merito ai problemi che il sistema sanitario si trova ad affrontare, alle tendenze in atto e alle risposte più o meno strutturate, a seconda dei casi, che il sistema mette in campo.Greco-3

I principali ambiti di cui i rapporti PIT si occupano ormai da anni, la sanità e i servizi di pubblica utilità, sono quelli da cui lo “stato di salute” del nostro Paese viene rappresentato nella maniera più efficace e puntuale. Ecco perché, pur non avendo piena rilevanza da un punto di vista strettamente statistico, questi dati rappresentano una risorsa preziosa per istituzioni, operatori, mezzi di comunicazione di massa e opinione pubblica.
Le diverse tipologie di consulenza che i cittadini richiedono al PIT dipendono prevalentemente dalla condizione sociale dell’individuo: dalle informazioni di base relative all’accesso ai servizi – provenienti soprattutto da anziani, migranti e dalle fasce economicamente più deboli – alle consulenze specialistiche sui percorsi di cura da intraprendere – che provengono generalmente dai livelli socioculturali medio-alti della popolazione. Come emerge dalle informazioni raccolte dagli sportelli PIT sul territorio italiano negli ultimi anni, le aree in cui i cittadini richiedono un’assistenza massiccia riguardano criticità legate alla sicurezza delle strutture, alle liste d’attesa, all’accesso ai servizi, alla chiarezza dell’informazione, all’umanizzazione delle cure, alle patologie rare, alla presunta malpractice. Questa si riferisce a “disattenzioni” da parte del personale, identificabili in comportamenti effettuati con trascuratezza e che, pur non avendo causato un danno, avrebbero potuto farlo e rientrano tra le procedure incongrue percepite dall’utente come cattiva assistenza o mancanza di qualità professionale. Ne sono esempi l’assenza di segnalazioni riguardanti gradini, barriere o pericoli, l’abitudine di lasciare sul comodino del paziente farmaci senza assicurarsi che egli li abbia assunti, la mancata applicazione delle sbarre di protezione ai letti dei malati semi-coscienti, anziani o non autosufficienti, la carenza di controllo sulla fornitura delle bombole di ossigeno, l’abbandono di materiali ingombranti in prossimità delle vie di fuga, l’abitudine di lasciare il degente esposto all’aria condizionata o alle correnti d’aria.

Al consolidamento di una rete civica fatta di cittadini sensibili alla questione della tutela dei diritti, Cittadinanzattiva affianca l’obiettivo, anch’esso perseguito con l’azione del progetto PIT, di attivare un rapporto di interlocuzione trasparente e positivo tra cittadini, istituzioni pubbliche, aziende sanitarie, comunità scientifica. Solo dalla cooperazione tra questi soggetti, infatti, può nascere l’esercizio di poteri e responsabilità che contraddistinguono il modello di cittadinanza fondato sulla partecipazione civica e promosso dal movimento. Una mission che trova il proprio fondamento dell’articolo 118 (ultimo comma) della Costituzione, che così recita: “Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

BIBLIOGRAFIA

Gregorio Arena. “Cittadini attivi. Un altro modo di pensare l’Italia”. Edizioni Laterza, 2006
Giuseppe Cotturri. “La forza riformatrice della cittadinanza attiva”. Rubettino edizioni, 2013.

Giovanni Moro. “Cittadinanza attiva e qualità della democrazia”. Carocci, 2013.

Giuseppe Moro, Donatella Pacelli. “Europa e società civile. Esperienze italiane a confronto. Vol. I”. FrancoAngeli, 2012

Teresa Petrangolini. “Salute e diritti dei cittadini”, editori riuniti, 2003

Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “XVII Rapporto PIT Salute – Sanità in cerca di cura”, 2014.

Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Diritti al Taglio – XIV Rapporto PIT Salute”, 2011.

Autori Vari. “Osservatorio Civico sul federalismo in sanità”. Rubettino ed. 2013

Diritto Sanitario

Avv. Angelo Russo, Avvocato Cassazionista, Diritto Civile, Diritto Amministrativo, Diritto Sanitario, Catania

Con una articolatissima pronunzia (sentenza n. 12205 del 12.6.2015) la Corte di Cassazione si è, ancora una volta, occupata della vexata quaestio della correlazione fra intervento chirurgico necessario e consenso informato.

Il fatto

In occasione di un intervento chirurgico per l’asportazione di una cisti ovarica, il chirurgo accertava, a seguito di apposito esame istologico, la presenza di un adenocarcinoma.

Ciò consigliava al medico di procedere a “laparotomia, isterectomia totale, annessiectomia bilaterale, appendicectomia ed omentectomia”.

L’intervento, in concreto, eseguito dal medico, quindi, era radicalmente sostituito diverso da quello per il quale la paziente aveva formulato il proprio consenso.

Recatasi in altra struttura sanitaria, alla paziente veniva diagnosticato un tumore benigno.

L’interessata, quindi, agiva in giudizio per il risarcimento dei danni arrecati, a suo dire, dalla struttura sanitaria, dall’equipe chirurgica e dai sanitari che avevano posto in essere gli esami istologici, lamentando, di fatto, l’esecuzione di un intervento particolarmente invasivo seppur inutile e per il quale non aveva prestato alcun consenso.

Espletata la perizia il Tribunale, in sintonia con la relazione del consulente, rigettava la domanda escludendo sia profili di responsabilità professionale che l’asserita violazione dell’obbligo del consenso informato.

La consulenza tecnica, invero, accertò che anche la seconda struttura sanitaria aveva, in realtà, diagnosticato, seppur di diversa natura, un tumore maligno, circostanza, quest’ultima, che avrebbe giustificato l’esecuzione dell’intervento diverso, e più invasivo, di quello previsto e per il quale era stato espresso il relativo consenso informato.

Proposto appello, anche il Giudice di secondo grado, confermando la sentenza, rigettava la domanda dell’attrice.

Gli orientamenti della Corte

Le posizioni della giurisprudenza in merito alle conseguenze derivanti dall’assenza del consenso informato nei confronti del paziente sono, essenzialmente, due.

Un primo orientamento (Cassazione civile n. 5444/2006) affermava che la violazione dell’obbligo informativo comportava la responsabilità del medico esclusivamente per l’ipotesi di insuccesso terapeutico con correlato aggravamento delle condizioni ovvero insorgenza di ulteriori stati patologici.

Ciò che rilevava, quindi, ai fini del risarcimento, non era la violazione dell’obbligo di informativa ex se bensì la lesione dell’integrità psico-fisica del paziente quale danno – conseguenza dell’omissione predetta sicchè , in assenza di “un rapporto causale tra l’aggravamento delle condizioni del paziente o l’insorgenza di nuove patologie e l’intervento sanitario, non poteva “darsi luogo ad alcun risarcimento del danno” (Cassazione civile n. 14638/04).

Secondo questa prima interpretazione in tutte le ipotesi nelle quali l’intervento del medico non avesse comportato determinato un peggioramento dello stato di salute del paziente non vi sarebbe stato alcun danno risarcibile.

I Giudici di legittimità, in seguito, rivedendo le proprie posizioni, hanno rilevato che, in presenza di un intervento necessario ed eseguito in modo corretto, dal quale siano tuttavia derivate delle conseguenze dannose per la salute del paziente, il medico – inadempiente all’obbligo di chiedere il consenso informato – è tenuto a risarcire i suddetti danni a condizione che il paziente fornisca la prova che avrebbe rifiutato l’intervento se correttamente informato (in questi termini, Cassazione Civile n. 2847/10).

La Corte di Cassazione, infine, ha ulteriormente sancito la risarcibilità del danno derivante dalla mera violazione del diritto all’autodeterminazione e ciò, in definitiva, anche in assenza di lesioni alla salute (Cassazione Civile n. 11950/13).

La decisione della Corte

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, sottolinea che la corretta informazione sull’intervento che si sarebbe dovuto eseguire avrebbe consentito alla paziente di decidere se esprimere o meno il relativo consenso.

Secondo la Suprema Corte la paziente, regolarmente informata, avrebbe potuto esercitare diverse opzioni: sia quella di lasciare invariate le proprie condizioni fisiche (seppur suscettibili di condurre alla morte la stessa paziente) sia quella di decidere in altro momento (successivo all’intervento programmato) sia, infine, quella di rivolgersi ad altra struttura sanitaria per acquisirne il punto di vista e la correlata diagnosi.

L’avere privato la paziente di siffatte opzioni, prosegue la Corte, rappresenta un danno che si concreta “nella privazione della libertà del paziente di autodeterminarsi circa la sua persona fisica”.

Al danno predetto si aggiungono i danni derivanti dalla sofferenza correlata all’intervento, dall’essere, la paziente, privata della libertà di disporre della propria salute e dall’avere subìto un intervento chirurgico invasivo su parti del corpo.

La decisione della Corte di legittimità non può non sottolineare che la paziente avrebbe potuto rivolgersi ad altra struttura sanitaria “qualora si rilevi che sarebbe stata possibile in relazione alla patologia l’esecuzione di altro intervento vuoi meno demolitorio vuoi anche solo determinativo di minore sofferenza”, rilevando che i benefici correlati all’intervento non potrebbero compensare la paziente per l’essere stata privata della possibilità di subirne uno con impatto invasivo meno rilevante e ciò anche laddove l’intervento si fosse caratterizzato per essere l’unico in grado di contrastare la patologia diagnosticata.

La decisione della Corte di Appello, secondo la Corte di cassazione, non è corretta anche in applicazione del principio della compensatio lucri cum damno (il principio, non codificato, ma riconosciuto dalla dottrina e dalla giurisprudenza, in virtù del quale la quantificazione del danno risarcibile deve tener conto degli eventuali vantaggi per il danneggiato che traggono origine direttamentenon cioè occasionalmente – dal fatto dannoso) e ciò in considerazione della diversità dei beni tutelati (libertà di autodeterminazione e salute).

Precisa la Corte che, in presenza di beni tutelati differenti, la compensazione non può operare talché l’esito favorevole dell’intervento sulla salute può assumere rilevanza ai soli fini della quantificazione del danno in ipotesi dovuto quale conseguenza della lesione del diritto al consenso informato.

Per completezza di indagine, è opportuno segnalare che laddove, invece, il diverso intervento eseguito non sia stato risolutivo ovvero in parte inutile o addirittura dannoso ed inutile, verrebbe leso anche il diritto alla salute del paziente sicché l’omissione del consenso informato costituirebbe ulteriore danno conseguenza con incremento del danno risarcibile.

Psicologia

Foto ModicaDott. Vittorio Catalano Attività indipendente nell’ ambito della psicologia clinica ad approccio analitico, delle neuroscienze, del coaching psicologico ed in ambito psicoeducazionale, focalizzati sulla cura, la prevenzione, e la promozione della salute psicosociale. Cagliari

Nei teatri dell’antica Grecia, e dell’Italia, gli attori, portavano sempre sulla scena una maschera chiamata persona, nella quale i tratti del viso erano esagerati per poter essere rilevati meglio dagli spettatori, e la bocca era fatta in modo da rafforzare il suono della voce per essere udita più forte. Pensiamo all’emozione, come a una complessa interazione che interessa non solamente un individuo, ma che insiste, all’interno di un contesto sociale e fisico, dove il concetto di interazione è reciproco tra il singolo e il tutto. Questo, implica una manchevolezza dei singoli sul controllo degli eventi, anche in situazioni definite semplici, qualsiasi intervento esterno, può modificare sia il contesto sia l’interazione. Provate ad immaginare uno scenario o un ambientazione dove si svolge l’ incontro di una folla, vi accorgerete che ognuno, fa certe cose, segue certe regole, e risponde alle richieste delle altre persone in un modo stabilito, perché in effetti, ogni “persona” interpreta un ruolo, proprio come sul palcoscenico di un teatro. Goffman cita l’esempio dei camerieri in un hotel delle isole Shetland (dove aveva svolto la sua ricerca).

Verificando che il gruppo di performance dei camerieri, di fronte al proprio pubblico (ovvero i clienti del ristorante), inscena una rappresentazione, mostrandosi deferente, rispettoso, discreto, e cosi via. Questo accade in uno spazio di “palcoscenico” (cioè dove il pubblico è presente): mentre nello spazio di “retroscena”, nascosto al pubblico, i camerieri hanno un comportamento del tutto diverso, molto più informale e irrispettoso. La vita sociale si divide quindi in spazi di palcoscenico e di retroscena, cioè spazi privati, in cui gli individui recitano differentemente, rispetto agli spazi pubblici dove inscenano una precisa rappresentazione.

Sempre secondo Goffman, i gruppi sociali si dividono in due categorie: i gruppi di “performance” e i gruppi di “audience”, quindi, la vita sociale si fonda sulla demarcazione dei confini tra palcoscenico e retroscena: infatti il gruppo di audience non deve accedere alle situazioni di retroscena che contraddicono il comportamento pubblico. Oggi attraverso la TV, è possibile conoscere il retroscena dei gruppi a cui non si appartiene: “non è più necessario essere un avvocato per conoscere i segreti distruttivi della categoria degli avvocati, perché questi sono mostrati a tutti dalla TV (Meyrowitz)”.

Questa teorizzazione vuole comunicare che non esiste più identità tra luogo e informazione perché la televisione ha “eliminato” tutti i retroscena (Meyrowitz). Tuttavia, sostiene Miconi, pur superando i contenuti della sociologia di Goffman, ne ricalca in realtà il metodo, mostrando come la dinamica sociale dipenda sempre più dal modo in cui vengono distribuite le risorse strategiche dell’informazione (A. Miconi).

Le arti creative e terapeutiche nello Psicodramma

Nella commedia di Aristofane “Le vespe”, troviamo una sorta di caricatura dello psicodramma che consente di far risaltare alcuni elementi del metodo catartico. Vi possiamo individuare la struttura elementare di uno psicodramma: un sintomo da guarire, una rappresentazione, una soluzione. Lo strumento dello psicodramma permette un’analisi del sogno? Lacan osserva, a proposito del sogno, che esso ha sempre due facce, un versante immaginario ed un versante simbolico e che l’interpretazione, deve adattarsi al registro in causa: non interpretare con il simbolico ciò che è immaginario e viceversa.

La nostra ipotesi è che può aprire una strada (Gaudè). La regola fondamentale dello psicodramma non è l’associazione libera, bensì la necessità di rappresentare. Pensiamo che la rappresentazione, lungi dal rinforzare il carattere immaginifico del sogno, frantumerà a suo modo, con le costrizioni che essa implica, l’immagine manifesta, per lasciare intravedere una dialettica inconscia (Gaudè).

J. L. Moreno creò un teatro della spontaneità con il suo lavoro indirizzato alla comunità che chiamò Psicodramma Pubblico.

L’Incontro, le persone comuni come agenti di cura, il teatro di psicodramma, sono, tra l’ altro, i cardini dello Psicodramma Pubblico. Fondamentale diventa, quindi, la concezione del controruolo che riporta al rapporto con l’esterno, la realtà, il contrasto piacevole o spiacevole con l’altro diverso da noi. La vita è un gioco di ruoli, e ciascuno ne gioca diversi, nelle innumerevoli relazioni che si trova a sperimentare dalla nascita. Attraverso la creazione dello psicodramma, che ha il potenziale di integrare tutte le arti, si manifesta un richiamo al ritorno, verso la forza olistica delle radici della psicoterapia. Un ispirato ed olistico metodo terapeutico, che ci spinge a prendere e riportare in vita queste radici, quasi come in un rito sciamanico. Molti degli elementi base dello psicodramma, possono essere comparati agli aspetti delle pratiche di cura tradizionale.

A riconsiderazione di qualche concetto base dello psicodramma, in comparazione con pratiche analoghe del lavoro di guarigione tradizionale, aiuta posizionare questa tecnica nel contesto di un continuum storico e culturale più ampio. Un periodo preparatorio (warm-up) è fondamentale per il terapeuta che usando, ad esempio, il metodo del “negozio magico”, dove interpreta il negoziante che riceve le richieste di realizzazione personale dai clienti, in questo caso, libertà dallo stress, pace, felicità, riesce a delineare le dinamiche del gruppo, a scegliere i ruoli dei protagonisti e identificare le potenzialità dei singoli e del setting relazionale. Poiché come in un rituale di possessione spirituale, un persona ordinaria, può essere posseduta da certi spiriti, guidata in uno stato di trance dal guaritore e supportata dalla musica, perdendo temporaneamente la sua usuale identità, e acquistando una identità terapeutica ultraterrena. In modo simile, nello psicodramma, i protagonisti dei ruoli, vengono pienamente assorbiti e trasportati in un’altra dimensione di identità psichica, proprio come in un vero rituale sciamanico (J.J. Moreno).

Bibliografia

Dizionaro della lingua Italiana – www.treccani.it/vocabolario/

L. Dotti, G. Peli – Storie che Curano. Lo Psicodramma Pubblico, quaderni di psicoanalisi e psicodramma analitico.

M.N. Gaudè – Il gioco nello Psicodramma Freudiano, quaderni di psicoanalisi e psicodramma analitico.

J.J.Moreno – Ancient sources and modern applications: the creative arts in psychodrama

A.Miconi www.appuntamentidiscienzesociali.it

E. Goffman – The Presentation of Self in Everyday Life

Scienze Infermieristiche

Dott. Domenico Antonelli, Coordinatore Nazionale SIICP

Nell’ultimo decennio, nella Sanità italiana, si è sviluppato un movimento focalizzato alla promozione di sistemi e strumenti volti al miglioramento della qualità dei servizi sanitari.

La Sanità in Italia costa sempre di più e il costo diventa insostenibile a causa di esami inutili, ricoveri impropri, terapie inappropriate, interventi chirurgici evitabili, troppe intelligenze sacrificate.

Nella cultura dello spreco, più esami si fanno e meglio si crede d’essere curati.

Un medico, più prescrive e più è bravo. Lo spreco ha finito per generare costi insostenibili, in equità e malessere sociale.

La riflessione sulla sanità italiana pone giustamente l’accento sulla cultura dello spreco che domina la sanità moderna.

Per garantire qualità nella medicina non servono nuove leggi né drastici tagli.

Bisogna modificare le cattive abitudini, sostenere scelte sicure, responsabili,risanare con saggezza un settore in cui le risorse non sempre sono utilizzate al meglio.

Molto spesso assistiamo inerti a fenomeni sempre più estesi di spreco delle risorse e del loro cattivo funzionamento. E’ necessario parlare di spreco anche in presenza di una cattiva gestione dei rischi in ospedale, che determina richieste di danni da parte dei pazienti pari a 2,5 miliardi di euro.

L’Italia è un paese che apparentemente conta molto sulla sanità, ogni 165 abitanti abbiamo un medico per cui l’incidenza percentuale è dello 0,60 e quella per mille abitanti del 6,0%. Ad essi si aggiungono i 51.975 odontoiatri, uno ogni 1.124 residenti. Un record negativo – visto che i disoccupati nella professione sono ormai un esercito (circa 80mila) – che non ha eguali negli altri Paesi dove, in media, il rapporto medici/abitanti è circa la metà di quello italiano.

Il Lean Thinking (la cui traduzione è pensare snello) rappresenta una metodologia organizzativa finalizzata ad apportare valore aggiunto ai prodotti o ai servizi di un’organizzazione, attraverso l’analisi innovativa dei processi e la successiva riduzione degli sprechi.

La spesa ospedaliera in Italia è una delle voci di bilancio più consistenti della spesa sanitaria totale. L’onere complessivo, stando ai dati forniti dal Rapporto Ceis, è pari al 41,1% della spesa sanitaria pubblica totale, e ammonta a € 43,8 mld nel 2008 (erano € 39,5 nel 2007). A livello territoriale, si evidenzia un gap di ben € 284,4, tra la Regione con una spesa ospedaliera pro-capite più elevata (P.A. di Bolzano, €1030,49), e quella con spesa minore (Marche, €782,09).

Vengono individuate quattro cause di sprechi:

1) sprechi di “necessità”

2)sprechi per “ignoranza”

3) sprechi per “medicina difensiva”

4) sprechi per “investimenti professionali mancati”

Quali sono gli Sprechi più diffusi in Italia?

  • Sovrautilizzo di interventi sanitari inefficaci e inappropriati (26%). Overtreatment e overdiagnosis sono dovuti alla convinzione professionale e sociale che in medicina l’imperativo sia more is better, alla base del fenomeno della medicina difensiva.

Si tratta della categoria più consistente di sprechi che incrementa sia il rischio clinico dei pazienti sia i costi: procedure diagnostiche invasive per rassicurare i pazienti, ricoveri per malattie lievi o per malattie croniche senza esacerbazioni acute, costosissimi regimi di chemioterapia in pazienti neoplastici terminali, uso indiscriminato (misuse) di farmaci, screening di efficacia non documentata, etc.

  • Sottoutilizzo di interventi sanitari efficaci e appropriati (12%). Consegue principalmente ai gap tra ricerca e pratica: può ritardare o impedire la guarigione, aumentare le complicanze, richiedere ricoveri ospedalieri e interventi sanitari più costosi, causare assenze dal lavoro.
  • Inadeguato coordinamento dell’assistenza (10%).

Sono gli sprechi conseguenti al “rimbalzo” del paziente tra setting assistenziali diversi, in particolare tra ospedale e territorio. Il coordinamento dell’assistenza è particolarmente critico nei pazienti con malattie croniche, nei quali l’assistenza a livello di cure primarie deve essere integrata con interventi specialistici e ricoveri ospedalieri, utilizzando tutte le strategie della transitional care.

  • Tecnologie sanitarie acquistate a costi eccessivi (19%).

La mancata definizione di costi standard e l’assenza di regole ben definite fanno sì che le tecnologie sanitarie vengano acquistate a prezzi molto più alti del loro valore reale, con differenze regionali assolutamente ingiustificate. In particolare, si assiste a una continua ascesa dei prezzi che, in un mercato regolamentato, dovrebbero risultare dai costi effettivi di produzione più un equo profitto.

  • Complessità amministrative (12%).

Il sovraccarico di obblighi burocratici sottrae tempo prezioso ai professionisti sanitari in un contesto dove, paradossalmente, i costi del personale amministrativo rappresentano una consistente voce di spesa del SSN. Una categoria di sprechi generata dunque da un mix tra eccessiva burocratizzazione, scarsa informatizzazione e ipertrofia del comparto amministrativo.

  • Frodi e abusi (21%).

Oltre che alle azioni fraudolente (fatture false, truffe), gli sprechi conseguono anche alle leggi, ai regolamenti e ai controlli cui tutti devono sottostare.

Lean Thinking in Italia

Negli ultimi tempi in Italia si va sempre sviluppando la metodologia del Servizio Sanitario Snello “Lean Thinking”. Cosa significa “lean thinking”?

Semplicemente fare di più usando di meno.

“Lean” (snello) termine reso famoso da James Womack nel libro “The machine that changed the world” (1990) prima innovazione di Henry Ford sulla produzione in linea.

Rivoluzionaria idea in Toyota – Toyota Production System (TPS) Lean perché si focalizza su meno risorse (spazio, tempo, mezzi, magazzino). Tende ad eliminare gli Sprechi e massimizzare il Flusso.

Il cardine del pensiero snello è rappresentato dalla continua ricerca ed eliminazione degli sprechi allo scopo di produrre di più con un minor consumo di risorse. Su questa strada è importante sottolineare come alcuni fattori del Lean Thinking possano invece contribuire ad uno sviluppo professionale di tutte le risorse umane coinvolte nei processi, poiché chiamate ciascuno a contribuire nel continuo processo di miglioramento, ed eco-sostenibile, all’insegna della tutela ambientale ottenuta attraverso il miglior utilizzo di tutte le risorse: spazio, materiali, scarti.

Il metodo Lean, infatti, si propone di migliorare i processi di produzione attraverso la riduzione degli sprechi, favorendo la riduzione dei costi e dei tempi di produzione e realizzazione e una migliore qualità del servizio.

Il Pensiero snello si caratterizza anche per una forte attenzione alla riduzione della variabilità dei processi e alla riduzione dello stress e della frustrazione del personale coinvolto nelle attività”.

Scopo dell’approccio Lean non è far lavorare qualcuno più velocemente, ma far fluire il lavoro più velocemente.

Tecniche di Lean Thinking

L’approccio all’azione è ispirato a due stili di azione legati alla necessità di vedere e di essere rapidi per poter eliminare i sette tipi di spreco (muda) individuati dal modello: sovrapproduzione, tempo/attese, trasporti, processo, scorte, movimenti, difetti.

La Tecnica delle 5S

La tecnica delle 5S detta anche di “house – keeping” ossia: pulizia e ordine nel posto di lavoro come base per l’eliminazione degli sprechi è il punto di partenza per chiunque voglia implementare con successo il Sistema Toyota .

Si articola come segue:

  1. Seiri = Separare: Separare le cose utili da quelle inutili ed eliminare queste ultime.
  2. Seiton = Ordinare:Mettere in ordine le cose utili in modo tale che tutti possano utilizzarle facilmente e capire rapidamente qual è il loro posto.
  3. Seiso = Pulire: Mantenere il posto di lavoro pulito ed ispezionare attraverso la pulizia, i mezzi di lavoro e le attrezzature.
  4. Seiketsu = Standardizzare/Comunicare: Standardizzare le attività del posto di lavoro e comunicare le modalità operative corrette a tutti nel modo più semplice ed efficace.
  5. Shitsuke = Rispettare: Creare un posto di lavoro abituato a rispettare gli standard definiti.

Principi del processo 5S

L’intervento secondo l’approccio 5S costituisce un processo di miglioramento continuo per :

  • ridurre i tempi di ricerca dei materiali e della documentazione
  • eliminare scorte superflue
  • gestire a vista l’operatività (visual management)

Quali sono i risultati ottenuti con l’attuazione della metodologia del pensiero snello?

“I risultati del metodo Lean possono essere sia immediatamente quantificabili,  sia relativi ad aspetti intangibili della qualità del servizio reso come la riduzione delle probabilità di commettere errori, il miglioramento del clima organizzativo, l’incremento della soddisfazione del paziente”.

Tra i risultati quantificabili ottenuto, con la tecnica del Pensiero Snello ad es. in Medicina Interna, la riduzione media delle degenze pari a 2,5 giornate e l’aumento del 9% delle dimissioni mattutine. Per quanto riguarda il Pronto Soccorso, la prima struttura dove è stata attivato la nuova organizzazione, è migliorato il percorso ortopedico, riducendo di 40 minuti medi la permanenza per il paziente, è stato possibile aumentare la produttività degli ambulatori e i tempi di dimissione entro le 4 ore”.

Il messaggio del Lean è positivo al 100 per cento. Il Lean può aumentare la sicurezza e la qualità, migliorare il morale del personale e ridurre i costi – tutto nello stesso momento. Liberando potenziale umano che può aggiungere valore alla cura del paziente e migliorare la qualità, creando un circolo virtuoso piuttosto che perpetuare quello vizioso.

Perchè funziona il Lean?

La risposta è semplice: il Lean affronta il nocciolo del problema: come viene portato avanti il lavoro di all’interno di un’organizzazione.

L’intuizione del Lean è che ci sono infiniti modi con cui le organizzazioni sprecano tempo, energie e risorse in attività che non aggiungono valore al cliente, nel nostro caso il paziente. È molto facile che l’accumularsi di questi sprechi generi attività senza valore che si stratificano facendo si che la percentuale di attività senza valore superi quelle a valore aggiunto, soffocando spesso il reale potenziale.

Bibliografia

Giuseppe Perrella,Perrella, Delli Cocili,Giampiero Delli Rocili “Riduzione degli sprechi e miglioramento dei servizi nella pubblica“…casa Editrice . Franco Angeli

Lorenzin, 2 maggio, 2014 Festa nazionale di Cittadinanzattiva per la lotta agli sprechi

Giuseppe Perrella,Riccardo Leggeri La caccia e la lotta agli sprechi in sanità. Metodi e strumenti operativi Casa editrice Franco Angeli
Rassegna.Ridurre gli sprechi per aumentare la sostenibilità del SSN: quale ruolo per le evidenze scientifiche´di Antonino Cartabellotta

Rapporto dall’Ufficio Economico di Confesercenti Nazionale in collaborazione con il CESPES, Centro Studi politici, economico-giuridici e sociali

Antonino Cartabellotta, Ridurre gli sprechi per aumentare la sostenibilità del SSN: quale ruolo per le evidenze scientifiche? Giornale Italiano di Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione 2013; 2 (5): 5-10 Rassegna

Sitografia

http://www.istud.it/attivita_ricerca/tematiche_chiave/lean_thinking.aspx

http://www.intoscana.it/site/it/salute-e-benessere/articolo/Sanita-Siena-al-primo-posto-in-Italia-nella-lotta-contro-gli-sprechi/

http://resistenze.blog.tiscali.it/tag/spreco/?doing_wp_cron