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Quando eseguire la protesi del ginocchio in un soggetto alle prese con la Gonartosi e quando è preferibile ricorrere alla semplice terapia conservativa per evitare la deriva chirurgica stessa? Ne abbiamo parlato in questa video intervista con il prof. Giuseppe Sessa, past president della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), Professore Universitario Ordinario Direttore UOC di Ortopedia e Traumatologia presso il Policlinico “Vittorio Emanuele” di Catania.

Se il ginocchio è gravemente danneggiato dall’artrosi in tutti i suoi comparti, può risultare difficoltoso anche semplicemente camminare o salire le scale e si avverte dolore continuo anche a riposo. In questi casi i trattamenti non chirurgici per la gonartrosi non sono più efficaci e bisogna prendere in considerazione la protesi totale del ginocchio. L’intervento di protesi totale del ginocchio è sicuro, elimina il dolore e corregge anche eventuali deformità della gamba. Dopo questo intervento, potrai riprendere la tua vita di sempre e le normali attività.

L’osteoartrosi, la patologia articolare più frequente, insorge spesso nei soggetti di età compresa fra i 40 e i 50 anni di età e, in certa misura, colpisce quasi tutti una volta raggiunti gli 80 anni di età. Prima dei 40 anni, i soggetti di sesso maschile hanno maggiori probabilità di sviluppare osteoartrite rispetto a quelli di sesso femminile, spesso a causa di traumi o deformità. Molte persone mostrano segni di osteoartrite alla radiografia (spesso al raggiungimento dei 40 anni), ma solo la metà di tali soggetti presenta dei sintomi. Tra i 40 e i 70 anni, le donne sviluppano la malattia più frequentemente degli uomini. Dopo i 70 anni, la patologia si sviluppa nella stessa misura in entrambi i sessi.

Il prof. Sessa si sofferma sulle caratteristiche del paziente cui eseguire la protesi del ginocchio. La video intervista è stata realizzata dal direttore di Medicalive Magazine, Salvo Falcone, in occasione del 1° congresso delle “Giornate Centro-Meridionali dell’artrosi” con focus diretto sulla Gonartrosi svoltosi a Matera. L’evento è stato organizzato da AV Eventi e Formazione con la responsabilità scientifica del prof. Biagio Moretti, Docente universitario, vicepresidente della SIOT, Società italiana di ortopedia e traumatologia e Direttore della UOC Universitaria e Scuola di specializzazione di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria “Policlinico” di Bari.
[divide]Guarda qui tutte le altre video interviste realizzate al 1° congresso delle “Giornate Centro-Meridionali dell’artrosi” di Matera
Corsi ECM Medical News News del giorno
Grande attesa per il Congresso Artemisia Catania in cui si discuterà della gestione terapeutico-farmacologica del paziente durante il periodo pandemico da Covid 19. Una situazione che ha messo ancora più in risalto la figura del MMG, che si è trovato a fronteggiare in prima persona patologie di interesse specialistico e a svolgere incombenze certificative e informatiche normalmente ad appannaggio delle strutture sanitarie pubbliche.
Il Congresso Artemisia, l’Accademia del Sapere Medico, di cui è presidente il dott. Marcello Scifo che abbiamo intervistato, è organizzato da AV Eventi e Formazione e si svolgerà il 5 e 6 Novembre 2021 al Four Point Sheraton Hotel di Catania.
La competenza polispecialistica e la conoscenza dei principi attivi ha permesso di svolgere con appropriatezza lo spazio prescrittivo concesso dalle normative, personalizzato sul paziente, in base alla sua anamnesi e le sue comorbidità.
Il corso di alta formazione scientifica, giunto alla quarta edizione, mette nella condizione di avere un quadro complessivo degli schemi terapeutici utilizzati per paziente con infezione da Coronavirus fino alle patologie cardio-metaboliche e respiratorie più diffuse tra la popolazione. Ancora una volta la puntuale e precisa integrazione con le figure specialistiche di riferimento permette di ottenere il ”Gold Standard” nella gestione del paziente. Il rapporto intimistico che il Medico di Famiglia intrattiene con i suoi pazienti di entrambi i sessi fa si che il trattamento delle patologie uro-ginecologiche sia un punto cardine fondamentale della sua attività professionale. Per completare l’excursus di questo 4° Congresso Artemisia verrà discussa l’importanza delle varie terapie per le dislipidemie con utilizzo dell’ezetimibe da solo o in associazione con le statine, nonchè le possibili alternative nutraceutiche nei pazienti intolleranti. Questo evento rappresenta quindi, una preziosa occasione per ampliare e aggiornare il bagaglio professionale del medico di famiglia, che costituisce a tutti gli effetti un ”polispecialista”, punto di riferimento per il paziente.
Inscriviti al corso di formazione seguendo  questo link:
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La branca è stata finalmente inserita nella nuova bozza della Rete Ospedaliera Siciliana. Tutto il territorio sarà capillarmente coperto con 10 Unità Operative. Soddisfatti SIR, CReI e Associazioni dei malati: “Preoccupazioni e proposte sono state raccolte”.

La Reumatologia siciliana verso una importante svolta a vantaggio dei pazienti e dei professionisti sanitari. Nella nuova bozza della Rete Ospedaliera, la specialistica, infatti, viene rivalutata per essere inserita in un percorso strutturato con la istituzione di 10 Unità Operative.

Nella sostanza tutto il territorio siciliano viene coperto con una rinnovata rete di assistenza. Soddisfazione per questo significativo passo in avanti viene espressa dai delegati siciliani della Società Italiana di Reumatologia (SIR), del Collegio dei Reumatologi Italiani (CReI) e dalle Associazione di malati reumatici. Un plauso particolare è rivolto all’Assessore Regionale alla Salute, Ruggero Razza, che rendendosi conto del vulnus assistenziale che si era creato nella Reumatologia siciliana, ha voluto fortemente l’inserimento di questa branca nella nuova Rete Ospedaliera.

“Con questo recente riconoscimento – afferma il Consigliere nazionale della SIR e coordinatore della rete reumatologica provinciale dell’Asp di Ragusa Mario Bentivegna – si dà un seguito concreto a quanto previsto dal decreto del novembre 2012 che, primo in Italia, ha fatto nascere la Rete Reumatologica Siciliana. In esso è prevista una assistenza socio-sanitaria secondo livelli di intensità crescente: dalla Medicina Generale, alla Specialistica Ambulatoriale alle Unità Operative Ospedaliere”.

Analoga soddisfazione viene espressa dal consigliere nazionale del CReI Aldo Molica Colella secondo cui: “Nella istituzionalizzazione delle 10 Unità Operative di Reumatologia, fondamentale è stato il ruolo svolto in termini di proposizione, interlocuzione e perfezionamento, dalle Società Scientifiche e da tutte le Associazioni dei Malati con i cui delegati abbiamo un proficuo rapporto di interscambio e condivisione. Il grido di allarme sollevato circa la grave situazione dei malati reumatici, costretti spesso ad una emigrazione extraregionale per poter accedere alle cure – ha dichiarato – è stato raccolto dalle Istituzioni Sanitarie Regionali”.

Un risultato conseguito, quindi, anche grazie al coinvolgimento dell’Assemblea regionale siciliana. “La VI Commissione Sanità dell’Ars – ha dichiarato Elisabetta Battaglia in qualità di delegata siciliana della SIR – ha ricevuto in audizione i rappresentanti delle società scientifiche e delle associazioni dei malati, ha raccolto le proposte migliorative ed ha apprezzato quanto proposto dalla Giunta di Governo Regionale nella bozza della rete ospedaliera”. Dal punto di vista pratico le Unità Operative di Reumatologia sono state inserite, manca solo un potenziamento dell’assistenza specialistica territoriale: ciò è fondamentale al fine di capillarizzare l’assistenza, migliorare il collegamento con la Medicina Generale e creare un vero filtro assistenziale per non intasare le UO Ospedaliere e farvi accedere solo le patologie ad impegno assistenziale crescente.

“La SIR nazionale ed il Crei Nazionale – chiosa Mario Bentivegna – con i loro Presidenti plaudono a questa iniziativa e al progetto assistenziale in corso di realizzazione in Sicilia e, proporranno il “Modello Sicilia”, nelle altre realtà regionali”.

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Farà tappa in Sicilia, dall’11 al 23 maggio, il camper de “Il Piatto Forte 4 Sicily”, campagna promossa da Fondazione italiana ricerca sulle malattie dell’osso (Firmo).
Duplice l’obiettivo: accrescere l’informazione sull’osteoporosi e sensibilizzare la popolazione sulla sua principale conseguenza, le fratture da fragilità e le possibili rifratture. In quei giorni, nei nove capoluoghi dell’isola, si terranno iniziative di screening, prevenzione e informazione.
L’ambulatorio, nelle sue varie tappe nell’isola, permetterà l’esecuzione gratuita della densitometria ossea, eseguita da parte di personale specializzato: una valutazione strumentale rapida, indolore e non invasiva che consente di conoscere subito lo stato di salute delle proprie ossa.
Il personale medico, oltre a distribuire un questionario di autovalutazione dell’osteoporosi, fornirà alla popolazione materiale informativo preparato dalla fondazione, rispondendo ai quesiti del pubblico e fornendo consigli sulla prevenzione dell’osteoporosi.

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I Piani del fabbisogno di personale delle aziende sanitarie, ospedaliere e IRCCS della Regione Sicilia, approvati di recente per consentirne l’adeguamento alle disposizioni legislative in tema di procedure di stabilizzazione, evidenziano ancora drammatiche carenze nelle dotazioni organiche soprattutto nelle aree dell’emergenza e dei servizi.

La fisiologica gobba pensionistica con la fuoriuscita dal lavoro di coloro che hanno raggiunto i requisiti previsti dalla Legge Fornero, unita alla patologica voglia di dimissioni da un servizio sanitario sempre meno garante di rispetto per la professionalità degli operatori sanitari e di uguaglianza di accesso alle cure, contribuirà, a partire dai prossimi mesi, a rendere estremamente problematica la esigibilità delle prestazioni sanitarie previste dai LEA.

Mancato rispetto dell’orario di lavoro e del riposo obbligatorio, ridotti livelli di sicurezza sul posto di lavoro (è eloquente il quotidiano “bollettino di guerra” di aggressioni, assalti e violenze indiscriminate e vigliacche nei confronti di tutti gli operatori sanitari), professionalità mortificate da scelte anomale delle direzioni aziendali tendenti a favorire i “soliti noti”, tutto contribuisce ad una fuga dal servizio sanitario pubblico, ormai di difficile controllo.

In molte Aziende sono sguarniti al di là di ogni aspettativa, reparti come i Pronto Soccorso e le Rianimazioni ed anche le sale operatorie mostrano difficoltà a poter garantire l’attività. Macchie di leopardo di un sistema in evidente crisi.
Le stabilizzazioni stanno sanando – ma solo in parte – il dramma di intere carriere “sospese” e “precarie” per anni, ma non aggiungono nuovo personale che rappresenta di per sé, il problema restante.
Occorre adesso procedere ad un piano organico di assunzioni che sia tempestivo, completo e soprattutto equo, partendo dalle emergenze già segnalate dalle direzioni aziendali.

“Entro 12 mesiafferma Pietro Pata, segr. Anaao Assomed Siciliaci attendiamo che le carenze evidenziate nei Piani del Personale siano colmate da un programma di reclutamenti mirati a garantire un livello migliore di erogazione dei LEA e a rendere meno problematica e pericolosa la vita nelle corsie degli ospedali e nelle strutture distrettuali”.

La posizione di Pata è ferma: “E’ ora che la sanità siciliana esca dall’emergenza utilizzando le risorse economiche e professionali in modo efficiente, efficace e oggettivamente misurabile in termini di qualità. La rielaborazione dei tetti di spesa per il personale, fermi al 2011 (D.A. 2322) e pari a 2.635 milioni di euro, rideterminati nel 2015 (allegato B del D.A.1380), può rappresentare la piattaforma per una nuova contrattazione delle risorse da destinare alle nuove assunzioni”.

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L’ANAAO ASSOMED, per voce del suo segretario regionale in Sicilia Pietro Pata, in nome dei tanti operatori dell’emergenza che rappresenta, richiama alle proprie responsabilità le direzioni aziendali colpevoli di non aver condotto alcuna politica efficace sul problema visto il prolungarsi di alcuni indicatori quali il tempo di permanenza pre-ricovero (monitorato dall’assessorato della Salute quale obiettivo dei direttori generali) e annuncia che non esclude alcuna ipotesi di lotta, compreso il ricorso alla Procura della Repubblica, per le condizioni di grave rischio clinico nel quale si è costretti ad operare quotidianamente in Pronto Soccorso sempre meno sicuri sia per gli operatori che per gli utenti.
La sigla sindacale denuncia i goffi tentativi di distrarre l’attenzione dalle vere cause del problema visto che da più parti si continua ad insistere su luoghi comuni senza il supporto di dati oggettivi, per cui sono attribuite colpe e responsabilità, spesso in maniera strumentale e opportunistica ora al territorio, incapace di filtrare a monte e drenare a valle, ora ai medici di medicina generale, ora all’influenza o ai codici bianchi e agli accessi inappropriati.
Se il taglio dei posti letto e un territorio privo delle ormai necessarie strutture che possano garantire offerte alternative a quelle ospedaliere rappresentano un importante problema, è altrettanto vero che la mancanza di una politica aziendale volta a gestire con oculatezza e in maniera flessibile (vedi DM 70/2015) la preziosa e sempre più esigua risorsa “posto letto”, attraverso soluzioni strategiche e di governance o attraverso piani di gestione del sovraffollamento, contribuisce ad aggravare la crisi del Sistema.
“Le società scientifiche di riferimento – spiega Agostino Massimo Geraci resp. Anaao Assomed area Emergenza – la letteratura internazionale, recenti studi sui dati di attività dei Pronto Soccorso, evidenziano come sia l’impossibilità di ricoverare i pazienti nei reparti per indisponibilità di posti letto, al termine del completamento della fase di cura in Pronto soccorso, la principale causa del sovraffollamento soprattutto nelle grandi aree di emergenza”.
In concreto si realizza una condizione di severa congestione del sistema caratterizzata dalla permanenza “inappropriata” di pazienti in attesa di ricovero (definita Boarding), con elevati bisogni assistenziali e in grado di assorbire notevoli risorse umane, logistiche ed organizzative, risorse che dovrebbero più opportunamente essere dedicate alle attività di front line e cioè all’assistenza di nuovi pazienti e alla pronta accoglienza dei pazienti afferiti con le ambulanze del 118.
Il fenomeno del sovraffollamento dei Pronto Soccorso è tuttora oggetto, a livello internazionale, di studi scientifici e d’interventi da parte delle organizzazioni sanitarie, mirati a valutarne le dimensioni, le caratteristiche e ad individuarne i rimedi.
Ciò soprattutto perché è diffusamente riportato in letteratura, come tale fenomeno sia associato alla compromissione della qualità delle cure prestate e a molteplici esiti negativi: aumento di mortalità per i pazienti ricoverati in ospedale e per quelli dimessi dal Pronto Soccorso, latenza nella presa in carico, ritardo nell’effettuazione di accertamenti diagnostici e nell’inizio delle terapie necessarie (analgesici, antibiotici, procedure e trattamenti chirurgici), aumento di errori ed eventi avversi.
L’Anaao Assomed chiama anche l’assessore ad intervenire, perché in un contesto nel quale la domanda diventa sproporzionata rispetto all’offerta la risposta assistenziale risulta insoddisfacente, non solo sotto il profilo della qualità percepita, e matura così la maggior parte degli episodi conflittuali che spesso sfociano nei fenomeni di aggressione nei confronti di operatori sanitari che ad ogni piè sospinto continuiamo a leggere sulle pagine dei giornali e che vengono opportunisticamente derubricati a semplici fatti di ordine pubblico can find on this page.

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In un anno eseguite oltre 2000 con la riduzione dei ricoveri nelle strutture pubbliche e con la collaborazione delle onlus

Ragusa modello di eccellenza in tutto il territorio regionale in materia di emotrasfusioni a domicilio. E’ il dato che emerge dal convegno dal titolo: “Emotrasfusioni a domicilio: un’opportunità e una sfida. Incontro a più voci” che si è svolto stamani presso la sede dell’Ordine dei Medici della provincia di Ragusa.
L’appuntamento, organizzato da S.A.M.O.T. Ragusa Onlus e realizzato con il patrocinio dell’A.S.P. 7 di Ragusa, dell’Ordine dei Medici di Ragusa e la collaborazione di S.A.M.O.T. Onlus, ha approfondito il tema della trasfusione di emocomponenti nei pazienti a domicilio evidenziando i grandi risultati che l’area iblea è riuscita a raggiungere. Da agosto 2015 l’associazione S.A.M.O.T. Ragusa Onlus, in sinergia con il S.I.M.T. dell’A.S.P. 7 di Ragusa, è stata coinvolta nell’esecuzione di emotrasfusioni a domicilio di pazienti che, a causa della grave compromissione del proprio stato di salute, non possono effettuare la terapia presso i centri ospedalieri o gli ambulatori del S.I.M.T.
Il convegno ha voluto approfondire quanto finora fatto, analizzando lo stato dell’arte ma anche e soprattutto la procedura messa in atto per garantire ai soggetti destinatari un trattamento sicuro ed efficace. E proprio al tema della sicurezza è stata data primaria importanza con una nota di merito particolare per l’uso del sistema “Securblood” anche al domicilio, che, affiancato ai tradizionali sistemi di controllo di identificazione del paziente e di verifica crociata della sacche da trasfondere, garantisce ulteriormente la sicurezza del paziente e la tracciabilità dell’intero processo.
L’incontro si è aperto con i saluti del dott. Salvatore D’Amanti, presidente dell’Ordine dei Medici – Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Ragusa. Il dott. Giovanni Garozzo, direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, ha introdotto i lavori e presentato il recente e prestigioso riconoscimento che è stato riconosciuto all’A.S.P. 7 di Ragusa nel contesto del “Safety Quality Day” organizzato dal “Centro Rischio Clinico e Sicurezza dei pazienti” della Regione Toscana e a cui hanno partecipato importanti relatori nazionali ed internazionali. In tale occasione il progetto “Trasfusione Domiciliare con Integrazione Ospedale-Territorio applicando Standard di Sicurezza analoghi a quelli utilizzati presso le Unità Operative Ospedaliere”, presentato appunto dal dott. Garozzo, ha ricevuto il premio per il terzo miglior progetto nazionale.
Durante il convegno, il dott. Sergio Cabibbo ed il dott. Agostino Antolino, dirigenti medici del S.I.M.T. con il loro contributo hanno fornito utili approfondimenti su aspetti clinici della medicina trasfusionale. Il dott. Luca Giurdanella, collaboratore Assistente Sociale Controllo di Gestione e referente aziendale PUA dell’A.S.P. 7 di Ragusa, ha focalizzato l’attenzione sull’importanza del Piano di Assistenza Individualizzato che raccoglie secondo un’ottica multidisciplinare la valutazione completa del paziente per offrirgli un piano terapeutico personalizzato.
Sulla prevenzione degli eventi avversi è stato invece incentrato l’intervento del dott. Francesco Bennardello con un’ulteriore spiegazione del sistema Securblood, quale ausilio per garantire la sicurezza della procedura emotrasfusionale.
La dott.ssa Marina Mallia della S.A.M.O.T. Ragusa Onlus e la dott.ssa Sabrina Occhipinti della S.A.M.O.T. Onlus hanno raccontato le sfide quotidiane che l’esecuzione delle emotrasfusioni domiciliari pone ma anche le opportunità che esse rappresentano per i pazienti attraverso alcune esperienze maturate in questo anno di attività.
L’avv. Sergio Guastella, dello Studio Legale Associato Fidelio – Guastella, ha infine concluso con un focus sugli aspetti medico – legali non tralasciando l’importanza del consenso informato come strumento di alleanza terapeutica tra il medico ed il paziente.
Non sono mancati i momenti di confronto e discussione tra i numerosi medici intervenuti all’evento ed i relatori, con le proposte di incrementare il grado di collaborazione per migliorare ulteriormente un servizio che potrebbe già rappresentare un modello da implementare anche in altre realtà.
L’associazione S.A.M.O.T. Ragusa Onlus, già attiva sul territorio della provincia di Ragusa dal 2001 per le Cure Palliative Domiciliari e da qualche anno anche nelle provincie di Siracusa e Trapani, in un anno di attività relativamente alle emotrasfusioni domiciliari, da agosto 2015 a luglio 2016, ha trattato a domicilio più di 300 persone che hanno avuto la necessità di eseguire un’emotrasfusione e trasfuso più di 1500 sacche di emocomponenti e/o emoderivati, senza registrare reazioni avverse gravi ed assicurando l’uso del Securblood per più del 95% delle trasfusioni.
Risultati di eccellenza che rendono il “Modello Ragusa” un punto di riferimento per altre realtà sanitarie, come ribadito dal dott. Garozzo: “Ragusa rappresenta in questo momento un’apripista in questo campo. Anche a casa, come in ospedale, si procede con un sistema di identificazione biometrico tramite impronta digitale che permette di assistere il paziente con la massima sicurezza, evitando anche i ricoveri in ospedale. In un anno le emotrasfusioni a domicilio sviluppate dall’Asp con la collaborazione delle onlus sono state 2033”.

di Michele Barbagallo

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Si sperimenta per la prima volta al Garibaldi

Giovedì 6 ottobre alle ore 10.30, presso la sala Dusmet del presidio ospedaliero Garibaldi-Centro, sarà presentata alla stampa la nuova Tecnologia 4K ultra HD di cui si è dotato il blocco operatorio dell’azienda.
Tale innovazione, la prima nel sud Italia, permette di avere una visibilità eccezionale durante gli interventi di chirurgia mini-invasiva. La risoluzione spaziale è infatti 4 volte superiore rispetto agli attuali strumenti Full HD e il livello di contrasto e profondità di colore sono notevolmente più ampi rispetto a qualsiasi tecnologia oggi in uso.
In termini di benefici questa tecnologia consente ai medici di visualizzare dettagli che sarebbe impossibile notare con strumenti di livello tecnologicamente inferiore, aumentando notevolmente il livello di sicurezza dei pazienti.
A mostrare ai giornalisti il funzionamento della nuova tecnologia interverranno il direttore generale dell’Arnas Garibaldi, Giorgio Santonocito, e il direttore dell’unità operativa di Chirurgia Generale, Luigi Piazza.

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Sono otto le Regioni che aderiranno al Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria e per le quali presidenti e giunte potrebbero anche valutare, come indicato oggi dal coordinatore degli assessori al Bilancio Massimo Garavaglia, un aumento dei ticket, oltre a quello delle addizionali Irpef e Ires previsto ‘in automatico’ dalla legge proprio nei casi di disavanzo sanitario.

I Piani di rientro, come chiarisce il ministero della Salute, ”si configurano come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che incide sui fattori di spesa sfuggiti al controllo delle Regioni”.

Ad oggi, le Regioni in Piano di Rientro sono: Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte, Puglia.

Le Regioni per cui, attualmente, è anche previsto un commissario ad acta per la spesa sanitaria sono invece Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise.

Situazioni di difficoltà confermate anche dal rapporto appena pubblicato online dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha tracciato i bilanci 2014 delle 108 aziende ospedaliere italiane (compresi policlinici universitari e Irccs pubblici). In tutto sono 31 le aziende sanitarie con bilanci in rosso, e 24 di queste sono a rischio piano di rientro secondo i parametri indicati al momento dalla legge di stabilità.

Le aziende da risanare sono concentrate in 7 Regioni (Piemonte, Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Calabria e Sardegna). In Veneto, ad esempio, sulle 3 aziende censite, 2 superano i 10 milioni di euro di deficit. In rosso sono poi tutte le 9 aziende laziali, con disavanzi oltre la soglia e il disavanzo record italiano di oltre 158 milioni per il San Camillo Forlanini. Segno ‘meno’ anche per le aziende ospedaliere del Piemonte: le 6 aziende censite presentano tutte bilanci in rosso, e sono 3 quelle che presentano un buco superiore ai 10 milioni di euro.

Management Sanitario

Greco

Dott. Daniele Greco, laureato in Scienze della Comunicazione, regista di documentari e giornalista pubblicista. Si occupa di media relations in ambito sociale, socio-sanitario e cinematografico.

La promozione di un modello di cittadinanza ispirato all’esercizio responsabile dei poteri da parte degli individui, nell’ambito delle politiche pubbliche, è la questione alla quale si dedica quotidianamente il servizio PIT, recentemente rinnovato in Sicilia da Cittadinanzattiva. La tutela del paziente all’interno dei servizi sanitari, infatti, non si limita ad essere affrontata dagli operatori del movimento civico – in particolare dalla rete del Tribunale per i Diritti del Malato – ma è descritta approfonditamente dalla mole di segnalazioni che il progetto PIT raccoglie, archivia, esamina e struttura, sia a livello regionale che nazionale. Ne emerge un repertorio di conoscenza autentico e unico, riguardante lo stato di salute del sistema sanitario, i bisogni dei malati rimasti disattesi, gli avanzamenti ottenuti rispetto alla presa in carico e all’efficienza del sistema, così come pungenti criticità e disuguaglianze che attraversano diverse aree del Paese, differenti fasce sociali, specifiche categorie di pazienti.

Greco-1Una panoramica del duplice processo di assistenza al cittadino – da un lato – e di analisi della qualità dei servizi – dall’altro – riteniamo possa risultare utile alle istituzioni, agli operatori del sistema sanitario e a tutti i cittadini, nonché particolarmente opportuno in questi giorni che vedono Cittadinanzattiva intenta a promuovere e rilanciare il servizio PIT già attivo a Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta.

Gli sportelli PIT sul territorio sono un luogo di ascolto attivo e di diffusione delle buone pratiche in sanità, di orientamento del malato e dei suoi familiari attraverso i percorsi di cura e assistenza, di presentazione dei dispositivi e dei servizi, della loro allocazione, delle procedure per ottenere prestazioni, effettuare analisi, fruire delle opportunità previste per le fasce protette dei pazienti e per l’area della fragilità.

Partendo dal presupposto che alcune condizioni di patologia richiedono un’attenta tutela in tutti gli ambiti coinvolti nella qualità della vita, in Sicilia gli sportelli mettono a disposizione anche un’assistenza psicologica in riferimento a due tipologie di cancro: la leucemia mieloide cronica e il melanoma metastatico. Un servizio rivolto non solo ai pazienti, ma anche ai familiari e ai caregivers, e che sottende una visione della persona come unità inscindibile mente-corpo.

Gli sportelli PIT rappresentano inoltre un’opportunità per istituire un confronto tra le organizzazioni dei cittadini, gli operatori dei servizi e le istituzioni deputate all’organizzazione del sistema. L’obiettivo è quello di “tutelare, a partire dal singolo, i diritti di tutti i cittadini” (Moro, Pacelli, 2012).Greco-2

L’acronimo PIT (Progetto integrato di tutela) tende a sottolineare che non esiste un’unica modalità di tutela valida per tutte le occorrenze, ma ogni singola situazione necessita di una risposta personalizzata e occorre pertanto considerare tutti gli strumenti disponibili per tutelare di volta in volta i cittadini nel modo più adatto. Un impianto metodologico e un sistema di presupposti che si sono man mano arricchiti negli anni, a partire da quel 1996 in cui il servizio venne per la prima volta sperimentato. Due elementi in particolare meritano attenzione nel valutare l’unicità di un sistema come il PIT, proprio perché lo distinguono da altri modelli impiegati nell’ambito della customer care. Il primo è la modalità per cui il processo di tutela viene innescato rendendo attivo il cittadino, nella convinzione che un individuo consapevole dei propri diritti e doveri tenderà a trasferire queste informazioni nella società, ad attivarsi in prima persona e ad informare, a sua volta, altri cittadini. Il secondo riguarda l’informazione civica, ovvero la produzione strutturata di informazioni per descrivere la domanda e l’offerta di salute, che deriva direttamente dai dati “vivi” ed estremamente significanti rappresentati dalle segnalazioni dei cittadini.

In seguito alla raccolta di segnalazioni civiche, infatti, il PIT effettua analisi comparate ed elabora la casistica a livello centrale, al fine di produrre dati strutturati sulla qualità dei servizi di salute, di pubblica utilità e della pubblica amministrazione, che vengono pubblicati annualmente all’interno del Rapporto PIT. Rispetto a questioni specifiche come accessibilità, sicurezza, trasparenza, conflittualità, il rapporto offre un “termometro” sulla qualità dell’offerta sanitaria. A distinguerlo da altre indagini sulla qualità dei servizi è il legame con il punto di vista dei cittadini utenti e con le politiche volte ad assicurare il riconoscimento e la protezione dei loro diritti. Grazie a questo sistema di informazioni si ha a disposizione in un certo senso il “polso della situazione” in merito ai problemi che il sistema sanitario si trova ad affrontare, alle tendenze in atto e alle risposte più o meno strutturate, a seconda dei casi, che il sistema mette in campo.Greco-3

I principali ambiti di cui i rapporti PIT si occupano ormai da anni, la sanità e i servizi di pubblica utilità, sono quelli da cui lo “stato di salute” del nostro Paese viene rappresentato nella maniera più efficace e puntuale. Ecco perché, pur non avendo piena rilevanza da un punto di vista strettamente statistico, questi dati rappresentano una risorsa preziosa per istituzioni, operatori, mezzi di comunicazione di massa e opinione pubblica.
Le diverse tipologie di consulenza che i cittadini richiedono al PIT dipendono prevalentemente dalla condizione sociale dell’individuo: dalle informazioni di base relative all’accesso ai servizi – provenienti soprattutto da anziani, migranti e dalle fasce economicamente più deboli – alle consulenze specialistiche sui percorsi di cura da intraprendere – che provengono generalmente dai livelli socioculturali medio-alti della popolazione. Come emerge dalle informazioni raccolte dagli sportelli PIT sul territorio italiano negli ultimi anni, le aree in cui i cittadini richiedono un’assistenza massiccia riguardano criticità legate alla sicurezza delle strutture, alle liste d’attesa, all’accesso ai servizi, alla chiarezza dell’informazione, all’umanizzazione delle cure, alle patologie rare, alla presunta malpractice. Questa si riferisce a “disattenzioni” da parte del personale, identificabili in comportamenti effettuati con trascuratezza e che, pur non avendo causato un danno, avrebbero potuto farlo e rientrano tra le procedure incongrue percepite dall’utente come cattiva assistenza o mancanza di qualità professionale. Ne sono esempi l’assenza di segnalazioni riguardanti gradini, barriere o pericoli, l’abitudine di lasciare sul comodino del paziente farmaci senza assicurarsi che egli li abbia assunti, la mancata applicazione delle sbarre di protezione ai letti dei malati semi-coscienti, anziani o non autosufficienti, la carenza di controllo sulla fornitura delle bombole di ossigeno, l’abbandono di materiali ingombranti in prossimità delle vie di fuga, l’abitudine di lasciare il degente esposto all’aria condizionata o alle correnti d’aria.

Al consolidamento di una rete civica fatta di cittadini sensibili alla questione della tutela dei diritti, Cittadinanzattiva affianca l’obiettivo, anch’esso perseguito con l’azione del progetto PIT, di attivare un rapporto di interlocuzione trasparente e positivo tra cittadini, istituzioni pubbliche, aziende sanitarie, comunità scientifica. Solo dalla cooperazione tra questi soggetti, infatti, può nascere l’esercizio di poteri e responsabilità che contraddistinguono il modello di cittadinanza fondato sulla partecipazione civica e promosso dal movimento. Una mission che trova il proprio fondamento dell’articolo 118 (ultimo comma) della Costituzione, che così recita: “Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

BIBLIOGRAFIA

Gregorio Arena. “Cittadini attivi. Un altro modo di pensare l’Italia”. Edizioni Laterza, 2006
Giuseppe Cotturri. “La forza riformatrice della cittadinanza attiva”. Rubettino edizioni, 2013.

Giovanni Moro. “Cittadinanza attiva e qualità della democrazia”. Carocci, 2013.

Giuseppe Moro, Donatella Pacelli. “Europa e società civile. Esperienze italiane a confronto. Vol. I”. FrancoAngeli, 2012

Teresa Petrangolini. “Salute e diritti dei cittadini”, editori riuniti, 2003

Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “XVII Rapporto PIT Salute – Sanità in cerca di cura”, 2014.

Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Diritti al Taglio – XIV Rapporto PIT Salute”, 2011.

Autori Vari. “Osservatorio Civico sul federalismo in sanità”. Rubettino ed. 2013