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In Sierra Leone, è in partenza una sperimentazione sull’uomo del vaccino messo a punto da Janssen per l’immunizzazione preventiva contro Ebola. Ad annunciare l’avvio di una fase di studio su sicurezza e tollerabilità della vaccinazione contro il virus per il quale, ad oggi, non esiste cura, è stato Ludo Lauwers, senior vice president, site management della Janssen, ramo farmaceutico della Johnson & Johnson.

Finanziato dall’Iniziativa Comune in materia di medicinali innovativi (IMI 2) a cui contribuisce l’Unione Europea, il programma Ebola+ prevede lo sviluppo di un vaccino di tipo prime-boost. Questo metodo multi-dosi, utilizzato ad esempio anche per la poliomielite, consiste nell’associazione di due vaccini somministrati a distanza: un’inoculazione che prepara il sistema immunitario (prime) e una che potenzia la risposta immunitaria (boost).

La formula combinata tra un vaccino di Janssen ed uno di Bavarian Nordic, azienda con sede in Danimarca, è stata scoperta in un programma di ricerca in collaborazione con il National Institutes of Health (NIH), agenzia del Dipartimento della Salute degli Usa, e ha mostrato risultati promettenti in studi preclinici. In particolare si è avuta la protezione completa contro la mortalità causata dal ceppo Kikwit Zaire, simile a quello della recente epidemia di febbre emorragica in Africa.

Fino a settembre 2015, sono state oltre 28.100 le persone infettate con il virus Ebola, in particolare in Guinea, Liberia e Sierra Leone, e oltre 11.300 decessi, tra cui circa 500 operatori sanitari. Dopo quasi due anni, la velocità di trasmissione del virus è arrivata al punto più basso ma “focolai futuri sono un pericolo reale, e dobbiamo essere preparati”, ha detto Lauwers. Per accelerare lo sviluppo della sperimentazione, la Janssen, ha ricevuto 28 milioni di dollari dal Dipartimento di Salute degli USA e sono stati prodotte 400mila dosi disponibili per trial clinici su larga scala.

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E’ giunto nella notte all’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma l’infermiere che ha prestato servizio per Emergency e contagiato dal virus Ebola. Il trasferimento è stato eseguito dall’Aeronautica Militare in alto biocontenimento.

L’infermiere, tornato l’8 maggio in Sardegna, dopo un periodo trascorso nel Centro di cura dei malati di Ebola in Sierra Leone e ha mostrato i primi sintomi domenica scorsa. Sotto osservazione anche le pochissime persone con le quali l’infermiere ha avuto contatti prima del ricovero.

Le sue condizioni sembrano essere stabili e i parametri vitali nella norma.