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Si muove come una tartaruga

Si sposta sulla sabbia come una tartaruga marina, grazie ai muscoli della bocca di una lumaca di mare controllati da un campo elettrico: e’ il robot ‘bioibrido’, risultato di un mix di parti di silicone stampate in 3D e parti viventi, fatte di muscoli di animali. E’ stato realizzato dai ricercatori dell’universita’ americana Case Western Reserve e presentato in occasione della conferenza Living Machines in corso in Scozia, a Edimburgo.

I ricercatori, guidati da Victoria Webster, sono gia’ al lavoro per svilupparli ulteriormente integrando anche gangli nervosi per il controllo dei muscoli. Robot di questo tipo potranno essere utilizzati sui fondali degli oceani per lavorare in sciami, ad esempio per localizzare sostanze tossiche o andare alla ricerca di scatole nere di aerei precipitati.

L’idea dei ricercatori americani e’ stata realizzare combinare le caratteristiche degli esseri viventi con le possibilita’ offerte dalla robotica. L’obiettivo, ha spiegato Webster, e’ costruire vere e proprie “macchine viventi”. Il punto di partenza dei ricercatori sono stati organismi molto semplici e ben studiati, come le lumache di mare. Queste ultime sono, soprattutto capaci di mantenere le loro funzionalita’ intatte in un gran varieta’ di ambienti molto diversi tra loro, come acque calde o fredde, oppure molto saline.

Sfruttando un intero fascio muscolare delle lumache applicato a una struttura artificiale i ricercatori hanno ottenuto cosi’ un robot in grado di compiere, al momento, semplicissimi movimenti e che ha bisogno di energia elettrica dall’esterno. Per i ricercatori e’ un primo passo, ma a breve si punta a integrare nel sistema anche i gangli nervosi, che permetterebbero un migliore controllo dei movimenti e, successivamente, a integrare un dispositivo di energia simile a una sorta di mini batteria interna.

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E’ elasticainvisibileduraturaidratante e cosi’ aderente da rinforzare la pelle e ridurre le rughe e le borse sotto gli occhi: e’ Xpl, la pellicola ‘biomimetica’ a base di silicone, realizzata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), coordinati da Robert Langer. Descritta sulla rivista Nature Materials, e’ come una ‘seconda pelle’, che protegge temporaneamente e ripara la pelle come un cerotto.



Una volta messa sulla pelle, la pellicola forma uno strato di polimeri, che rinforza la cute sottostante, comportandosi come uno scudo protettivo traspirante. In una serie di test di breve durata, i ricercatori hanno dimostrato che il materiale migliora le funzioni della pelle nei pazienti con la pelle molto secca, ripristinandone il normale aspetto estetico, limitando l’impronta dei segni del tempo, facendo sembrare la pelle ‘naturale’ e proteggendo dai raggi ultravioletti.



Con ulteriori studi potra’ essere utilizzata anche per somministrare farmaci per curare malattie della pelle, come eczemi e dermatiti. ”E’ uno strato invisibile che protegge e migliora a livello cosmetico la pelle – aggiunge un altro dei ricercatori, Daniel Anderson – e che potenzialmente puo’ somministrare anche farmaci a livello locale”.



Un risultato cui il gruppo di lavoro e’ arrivato dopo 10 anni di lavoro, creando una raccolta di oltre 100 possibili polimeri, e dopo averli testati alla ricerca di quello che sapesse imitare meglio le caratteristiche della pelle. Nessuna delle persone che hanno partecipato allo studio ha riportato irritazioni ed effetti collaterali.