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In occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla che si svolgerà oggi, la Società Italiana di Neurologia (SIN) annuncia gli importanti progetti che sta costruendo in collaborazione con l’Associazione Italiana di Sclerosi Multipla (AISM)

Unite per il bene dei pazienti, SIN e AISM, insieme alle diverse figure professionali e a tutti gli altri attori coinvolti, stanno definendo le Linee Guida Nazionali per l’assistenza ai pazienti con SM, aggiornando e adattando alla realtà italiana le linee guida già elaborate dal Nice (UK), in particolare per quanto riguarda la terapia.

“La SIN come società scientifica è impegnata in prima linea con le associazioni che rappresentano i pazienti – ha dichiarato il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN – poiché gli obiettivi di sostenere e indirizzare la ricerca, favorire la formazione e migliorare l’assistenza sono obiettivi comuni che vengono perseguiti al meglio attraverso la condivisione delle esperienze e delle competenze reciproche. E cosi la sinergia tra i neurologi della SIN e i rappresentanti dei pazienti dell’AISM è un esempio concreto di collaborazione fattiva e costruttiva nel perseguire gli obiettivi di sviluppo non solo della ricerca e quindi della terapia ma anche della assistenza”.

SIN e AISM si stanno dedicando anche ai Centri Italiani per la Sclerosi Multipla, in particolare per ciò che riguarda la valutazione del carico di lavoro e le prospettive di miglioramento della loro attività. In Italia esiste una situazione particolarmente favorevole, dove operano più di 200 Centri SM, nati oramai quasi 25 anni fa, e distribuiti in maniera uniforme e capillare sul territorio nazionale, dove operano specialisti neurologi con particolare competenza sulla malattia.

Si tratta di una realtà italiana di grande rilevanza, unica nel suo genere nel panorama internazionale, che va sostenuta sia facilitando lo sviluppo di reti collaborative regionali di tipo orizzontale, dove i diversi centri collaborano fra di loro con uno o più punti di riferimento di particolare specializzazione, sia attivando specifiche competenze anche nei centri più piccoli.

“Recentemente – ha commentato il Prof. Francesco Patti – Coordinatore del Gruppo di Studio SIN sulla Sclerosi Multipla – le due associazioni, SIN e AISM, si sono impegnate nell’elaborazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) a valenza nazionale, che tenga conto di tutti i passaggi assistenziali del paziente con SM, dalla diagnosi, alla presa in carico, alla terapia. Un PDTA che consideri non solo le fasi iniziali della malattia ma anche le fasi più tardive, quando la disabilità può arrivare a livelli tali che il paziente deve essere seguito sul territorio e non più dai Centri SM”.

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Buone notizie per la cura della fase iniziale infiammatoria della Sclerosi Multipla, mentre risultano ancora limitate le risorse terapeutiche per la fase progressiva della malattia, sebbene attualmente siano disponibili le prime terapie efficaci nel rallentare l’avanzamento della SM. E’ questa la fotografia delle opportunità terapeutiche per la lotta alla SM della Società Italiana di Neurologia (SIN) in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla appena celebrata.
“Negli ultimi anni – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova – accanto alle terapie tradizionali di prima linea già disponibili da circa un ventennio, sono stati messi a punto numerosi nuovi farmaci molto efficaci anche se presentano effetti collaterali e problemi di sicurezza. Inoltre, si intravedono all’orizzonte interessanti prospettive: da terapie con meccanismi di azione innovativi, alla terapia mirata a colpire i linfociti B, fino alla terapia immunosoppressiva ad ampio spettro già usata nelle malattie ematologiche. Oggi un contributo importante arriva anche dalle associazioni di pazienti che collaborano attivamente ai progetti di ricerca affiancando la comunità scientifica nazionale ed europea”.
La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale che insorge generalmente tra i 20 e i 40 anni con una maggiore frequenza nelle donne. In Italia interessa più di 100.000 pazienti con un forte impatto sulla loro vita personale e sociale, una disabilità rilevante che spesso compare dopo alcuni anni di storia clinica di malattia e un lungo decorso che si prolunga per tutta la vita.
I sintomi più comuni sono perdita di equilibrio, cattiva coordinazione, tremori, disturbi del linguaggio, vista sfocata.

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In Italia sono circa 300.000 le persone con malattia di Parkinson, e purtroppo questo numero è destinato a raddoppiare.
Nei prossimi 15 anni si stima che si arriverà a 6.000 nuovi pazienti l’anno, di cui la metà colpiti ancora in età lavorativa.
In occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson promossa dall’Accademia Italiana Malattia di Parkinson e Disordini del Movimento, svoltasi il 25 Novembre scorso, la Società Italiana di Neurologia (SIN) fa il punto sui progressi della ricerca scientifica.
Per la prima volta in Italia verrà realizzato uno studio con l’obiettivo di valutare il complesso dei fattori di rischio e dei fattori protettivi della malattia di Parkinson per identificare le probabili associazioni che possono impattare sulla malattia.
“Finora la letteratura scientifica ha riportato gli effetti dei singoli fattori di rischio sullo sviluppo della Malattia di Parkinson – afferma il Prof. Alfredo Berardelli, Ordinario di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma – Attraverso questo primo studio italiano multicentrico osservazionale intendiamo capire in che modo i diversi fattori interagiscono tra di loro e creano i cambiamenti nel cervello che sviluppano la malattia, cosi come indagare sull’associazione tra fattori di rischio e fattori di protezione con l’obiettivo di prevenire o rallentare il progredire della malattia”.
“Tra i fattori di rischio più frequenti – dichiara il Prof. Giovanni Defazio, Ordinario di Neurologia presso l’Università di Cagliari – si annoverano l’età avanzata, la familiarità, il sesso maschile, l’etnia (i più colpiti sono i Caucasici), diversi fattori ambientali, i traumi cranici e i disturbi dell’umore come la depressione. Mentre tra quelli protettivi l’attività fisica è il più importante, seguita da un’attività lavorativa; sembra che anche il fumo e il caffè, malgrado nocivi sotto altri punti di vista, siano considerati fattori protettivi”.
Oltre a questo studio italiano, i neurologi continuano a lavorare intensamente a nuove tecniche che permettano una diagnosi il più precoce possibile, addirittura pre-clinica, ossia prima della comparsa dei sintomi motori.
“Ai fini di una diagnosi quanto più precoce – afferma il Prof Pietro Cortelli, Ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna – è molto importante che i pazienti riferiscano al proprio specialista tutti quei sintomi apparentemente non riconducibili alla Malattia di Parkinson come ad esempio il deficit olfattivo, la depressione, i dolori delle grosse articolazioni e i disturbi comportamentali durante il sonno. Si tratta, infatti, di sintomi non motori che possono aiutare a identificare soggetti a rischio di sviluppare la malattia con un anticipo di 10-12 anni. In questo modo si potrebbe iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo nella fase pre-motoria della malattia e sarebbe possibile cambiare il decorso della malattia, rallentandone la progressione.
La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Leandro Provinciali, Direttore della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Scienze Neurologiche degli Ospedali Riuniti di Ancona, è il nuovo Presidente della Società Italiana di Neurologia. La proclamazione è avvenuta al 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia che si è appena concluso a Genova.

Leandro Provinciali succede ad Aldo Quattrone, Professore Ordinario di Neurologia e Rettore dell’Università Magnae Grecia di Catanzaro, che ha diretto e presieduto la SIN negli ultimi due anni.

“Negli ultimi anni la Società Italiana di Neurologia ha raggiunto importanti traguardi grazie al lavoro dei miei predecessori – ha commentato il Prof. Provinciali a margine della sua proclamazione – e i progetti futuri si prospettano altrettanto stimolanti. Le prossime attività investiranno sia la ricerca scientifica neurologica, che in Italia si è attestata da anni su livelli di eccellenza, sia l’ambito assistenziale, che invece nel nostro Paese richiede ancora un notevole potenziamento per ridurre l’onere sanitario sociale delle malattie neurologiche, attualmente prevalenti nella popolazione italiana. All’appropriatezza ancora insufficiente dell’assistenza neurologica, si tenterà di far fronte sia mediante la diffusione di linee guida sia attraverso l’attivazione di particolari commissioni volte ad ottimizzare il rapporto rischio/beneficio dei vari trattamenti, a favorire la continuità assistenziale fra ospedale e territorio e a potenziare l’aggiornamento permanente degli specialisti utilizzando anche i migliori neurologi italiani attivi in altri Paesi. L’interesse primario della Società Italiana di Neurologia rimane il paziente con malattie neurologiche e l’obiettivo è quello di migliorarne sempre di più la qualità della vita compromessa dalla patologia. In questa prospettiva – ha concluso Provinciali – sforzi particolari saranno rivolti a intensificare i rapporti con l’industria e le istituzioni, al fine di far comprendere le ricadute sociali delle malattie neurologiche, e a favorire – nell’ambito delle comunicazioni – lo scambio di informazioni, per facilitare l’integrazione delle attività e l’utilizzo delle competenze più avanzate”.

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Allattare al seno è utile non solo per la salute del bambino e delle mamme ma anche per le casse dello stato con una riduzione dei costi sanitari.

Lo sostengono i pediatri di 5 societa’ scientifiche che in un documento di promozione sui benefici ricolto alle famiglie e agli operatori.
Oltre il 90% delle donne italiane decide di allattare al seno il neonato nei primi giorni di vita, anche se in maniera non esclusiva. E’ ormai certo che il latte materno è indispensabile per la crescita sana di un bambino.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, per la prima volta sottoscritto dalle Società Scientifiche Pediatriche Italiane Sip, Sin, Sigenp, Sicupp e Simp.

L’iniziativa per la realizzazione del documento è partita dal Tavolo Tecnico sull’Allattamento al Seno del Ministero della Salute e nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore, ma di riferimento anche alle famiglie, per una maggiore consapevolezza dei benefici dell’allattamento materno.

Dal documento si evidenzia anche un risparmio in termini economici dati dall’allattamento al seno sia alle famiglie che al sistema sanitario: infatti per ogni singolo bambino non allattato al seno si stima un incremento annuale per cure ambulatoriali ed ospedaliere di circa 140 euro.

Negli Stati Uniti si stima che se l’80 % della popolazione riuscisse ad allattare in maniera esclusiva per 6 mesi verrebbero non solo prevenute 741 morti (per morte in culla o Sids, enterocolite necrotizzante del pretermine o Nec e per le basse infezioni respiratorie), ma anche risparmiati 10.5 miliardi di dollari per le cure.

Anche per il Servizio Sanitario inglese (NHS) la promozione dell’allattamento al seno porta ad una stima di risparmio economico sostanziale. “Il Documento nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore ma di riferimento anche alle famiglie” afferma Riccardo Davanzo, Neonatologo, e Presidente del Tavolo Tecnico Allattamento (Tas), Ministero della Salute.

“Bisogna promuovere l’allattamento materno prolungato ed esclusivo nel primo semestre di vita. Fa parte di un percorso nutrizionale che deve proseguire con un divezzamento equilibrato e bilanciato nelle varie componenti e poi nelle età successive. Servono percorsi sociali di sostegno alle donne che allattano, che non creino ostacoli alla sua prosecuzione anche quando le donne riprendono il lavoro”, spiega il Presidente SIP Giovanni Corsello

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I numeri delle malattie neurologiche sono sempre più allarmanti: solo in Italia sono 1 milione i casi di demenza, di cui 600.000 quelli colpiti da Malattia di Alzheimer; 930.000 le persone che, a causa di un ictus, vivono con invalidità; 250.000 i nuovi casi di ictus cerebrale ogni anno; 240.000 i pazienti affetti da Morbo di Parkinson, 50.000 quelli con parkinsonismi; 1 paziente con Sclerosi Multipla ogni 1.000 abitanti, ossia 60.000 nella totalità.

“Dato l’allungamento delle aspettative di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione – afferma il professor Aldo Quattrone, Presidente SIN – è verosimile che nei prossimi decenni centinaia di milioni di persone saranno affette da patologie neurodegenerative, con costi significativi per i sistemi sanitari e un enorme impatto economico e sociale. In questo panorama, la diagnosi preclinica e la diagnosi precoce delle malattie neurologiche rappresentano ancora oggi sfide cruciali per i neurologi perché consentono di indirizzare i pazienti verso terapie tempestive che possono rallentare il decorso della malattia. Fondamentale, in questo ambito, il contributo della ricerca scientifica orientato alla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche, soprattutto nel settore dei farmaci neuro protettivi”.

Se ne è discusso nel corso della conferenza stampa di presentazione della 46a edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia (SIN) che si svolgerà a Genova dal 10 al 13 ottobre.

Durante la conferenza stampa sono stati presentati gli argomenti che saranno al centro dei lavori congressuali:

DIAGNOSI PRECLINICA E PRECOCE DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE: MALATTIA DI PARKINSON E PARKINSONISMI con il Prof. Aldo Quattrone, Presidente SIN e Rettore Università Magna Graecia di Catanzaro

NOVITÀ NELLA MALATTIA DI ALZHEIMER: POSSIBILITÀ E IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE E PRECLINICA con il Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano Bicocca Ospedale San Gerardo, Monza

NUOVE TERAPIE NELLA SCLEROSI MULTIPLA con il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente del Congresso e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova

l’INTERVENTISTICA NEUROVASCOLARE E STROKE con il Prof. Elio Agostoni, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e della Struttura Complessa Neurologia e Stroke Unit, A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda;

DIAGNOSI PRECOCE E PRECLINICA DELLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA con il Prof. Antonio Chiò, Coordinatore del Centro SLA del Dipartimento di Neuroscienze, Università degli Studi di Torino e AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

Il programma dettagliato del Congresso è consultabile sul sito: www.neuro.it.

La Società Italiana di Neurologia conta oltre 3000 specialisti neurologi e ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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I neonati, specialmente nei primi mesi, sono i più esposti alla disidratazione per via della pelle più sottile, di una maggiore superficie della testa in proporzione al resto del corpo (da cui si disperde maggiormente sudore) e perché non è in grado di esprimere la sete se non con una generale irrequietudine.

La SIN, Società Italiana di Neonatologia, ha individuato una triade di sintomi che ci possono aiutare le mamme e i papà a capire quando il loro figlioletto ha bisogno di idratazione.

Eccessiva sonnolenza, mucose secche e pannolino troppo frequentemente asciutto, sono questi i campanelli dall’allarme che tutti i genitori dovrebbero ascoltare per prevenire problemi ben più gravi.

“Con il caldo bisogna stare attenti a possibili sintomi – spiega Marcello Lanari, consigliere della Società Italiana di Neonatologia – e ricordare che il neonato va attaccato più frequentemente al seno per un adeguato apporto idrico. Se prende latte in formula, ma in giusta quantità, non c’è bisogno di aggiungere acqua”.

“Nei casi gravi vediamo sintomi come avvallamento della fontanella anteriore, sonnolenza o un leggero aumento di temperatura corporeo che nel bambino più grande può diventare anche febbre”, specifica Lanari. Ma quando si arriva a questo punto la situazione può già essere grave. “La prevenzione è tutto. Non deve essere esposto a temperature elevate, mai al sole diretto e se si esce il capo va coperto. Verificare poi se fa pipi regolarmente. Ma niente acqua in più”. Che sia in formula o della mamma, il latte, se ingerito nella giusta quantità, basta al neonato.

“Se prende il latte materno, va bene proporgli il seno più frequentemente. La mamma però deve bere più del solito, non perché così cambierà la composizione del latte, ma perché così non rischia di disidratarsi lei”. Se invece il bimbo prende latte in formula non bisogna modificare numero di poppate né la composizione, magari aggiungendo acqua. “In questo caso l’unica cosa è essere certi che termini i pasti. Se il bambino è in stato di disidratazione, infatti, tende a essere soporoso, richiede meno spesso il pasto e fa fatica. Infatti un mancato incremento di peso può sottolineare scarso apporto di latte e quindi di liquidi”. A partire dai cinque mesi, invece, specie se già si è iniziato a introdurre alimenti solidi, “va bene proporre spesso acqua, che però deve essere a temperatura ambiente, non di frigo e non scaldata”.