Medical News

Tutto quello che serve sapere in 8 punti

Pressione troppo alta da bambini, riguarda il 5% dei piccoli in Italia, ed e’ a volta un campanello di allarme inascoltato. La Societa’ Italiana di Pediatria la spiega in 8 domande e risposte. A rispondere sono Ugo Giordano, Gruppo di Studio SIP Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare; Responsabile Alta Specializzazione Ipertensione Arteriosa Dipartimento Medico-Chirurgico di Cardiologia Pediatrica, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma) e Maria Chiara Matteucci, Gruppo di Studio SIP Ipertensione arteriosa e rischio cardiovascolare; Divisione di Nefrologia e Dialisi Dipartimento di Pediatrie Specialistiche, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma).
1) Cosa è e quanti bambini ne soffrono Per ipertensione arteriosa si intende la presenza di valori di pressione arteriosa, misurata al braccio destro in posizione seduta, costantemente superiori al 95° centile calcolato secondo tabelle di riferimento per età, altezza e sesso. Si stima una prevalenza nella popolazione italiana pediatricadi circa il 5%.
2) Quali sono le cause Le cause sono molteplici e dipendono dall’età in cui l’ipertensione arteriosa insorge. Si stima che nella pre-adolescenza il 70-85% dei casi sia dovuto a cause secondarie (cioè patologie cardiologiche, renali, endocrine o oncologiche) mentre nel restante 15-30% sia di tipo primario (cioè su base eredo-familiare). Viceversa in adolescenza prevale la forma di tipo primario nel 85-90% dei casi.
3) Quali sono i sintomi I sintomi sono di solito aspecifici. Possono essere presenti cefalea, epistassi (sangue dal naso), difficoltà di concentrazione, irritabilità, vomito, vertigini, dolore toracico, sincope e disturbi visivi anche se generalmente i bambini sono asintomatici.
4) Come può essere diagnosticata Il primo approccio è legato alla misurazione della pressione arteriosa in corso di visita pediatrica. Sono disponibili Linee Guida pediatriche che forniscono indicazioni precise su valori di riferimento, modalità di misurazione e dimensioni del bracciale. Una volta confermata la presenza di valori pressori elevati il bambino deve essere indirizzato ad un Centro Specializzato che procede all’iter diagnostico successivo.
5) Quali sono le complicanze Le complicanze della malattia non diagnosticata o non curata riguardano i cosiddetti “organi bersaglio” come il cuore, con l’ipertrofia del ventricolo sinistro, il rene con la proteinuria e l’insufficienza renale di vario grado, l’occhio con alterazione dei vasi retinici, e la vasculopatia cerebrale. Lo sviluppo od il verificarsi di tale complicanze dipende dalla durata e dal grado di ipertensione arteriosa non controllata o diagnosticata. Tale danno d’organo, specie in età pediatrica, è generalmente reversibile dopo adeguato trattamento farmacologico o comportamentale.I problemi sociali connessi all’ipertensione arteriosa sono un evento raro in età pediatrica e dipendono dal tipo di organo colpito.
6) Come si cura L’approccio terapeutico iniziale è il controllo dell’eccesso ponderale, se presente, e la modifica delle abitudini alimentari, in particolare una dieta a basso contenuto di sodio (sale da cucina e cibi salati) e del quantitativo calorico giornaliero. Se queste misure non fossero sufficienti è necessario associare anche una terapia farmacologica. Sono oggi disponibili ed autorizzati anche in Pediatria numerosi tipi di farmaco.
7) Come prevenirla La prevenzione si basa prima di tutto sulla consapevolezza che se il bambino è figlio di genitori ipertesi può essere già affetto da ipertensione arteriosa (cosiddetta “primaria o essenziale”). E’ ben noto il fatto che figli di ipertesi presentano già in età giovanile valori pressori che, anche se normali, si posizionano nella fascia alta della normalità e necessitano quindi di maggiore sorveglianza da parte del curante.
Mantenere un rapporto peso/altezza adeguato, praticare regolarmente un’attività sportiva, controllare l’introito di sodio e calorie nella dieta (ad esempio cibi salati, bevande gassate e zuccherate etc) e misurare regolarmente, in occasione dei controlli pediatrici di routine, la pressione arteriosa.
8) Consigli per i genitori Si raccomanda l’educazione alimentare, come già esposto, perché è oggi chiaro che l’aumento della prevalenza di ipertensione arteriosa è legato strettamente all’aumento della prevalenza, a livello mondiale nei Paesi sviluppati, dell’obesità.
Recarsi regolarmente ai controlli pediatrici previsti eseguendola misurazione della pressione arteriosa nel corso della visita ed informare il Pediatra se è presente ipertensione arteriosa in famiglia.
Evitare la sedentarietà (videogiochi, TV per periodi prolungati) e promuovere la pratica regolare di qualsiasi attività sportiva (evitare solo gli sport di potenza quali sollevamento pesi o culturismo).

Medical News

Ogni anno 1,2 mln bambini in ospedale, base per certificazione pediatrie italiane

Sono 1 milione e 200mila i bimbi e gli adolescenti che ogni anno vengono ricoverati in ospedale. Il diritto al gioco, alla ricreazione e allo studio, ad avere accanto in ogni momento i genitori o nonni, fratelli, senza limitazioni di tempo o orario (cosa che spesso non accade nelle terapie intensive) , e ad essere ricoverati nei reparti pediatrici e non in quelli per gli adulti, sono alcuni loro diritti contenuti nella “Carta dei diritti dei bambini e degli adolescenti in ospedale”di Abio (Associazione per il bambino in ospedale), Sip (Società italiana di pediatria) e Ipasvi (Federazione nazionale colleghi infermieri) che ora diventano anche uno strumento concreto di certificazione delle pediatrie italiane all’altezza dei bambini, con 10 punti ‘tradotti’ in criteri standard. 

Gli ospedali certificati sono 10, tra cui il Niguarda Ca’ Granda di Milano e il Policlinico Paolo Giaccone di Palermo. ma in futuro potrebbero essere di più. Tra gli altri criteri, il diritto ad avere a disposizione figure specializzate, ad essere trattati con tatto, al rispetto dell’intimità, oltre a pratiche finalizzate a minimizzare dolore e stress . 

”L’obiettivo è impegnarsi affinché la parola umanizzazione sia sempre il motore di atti concreti e si traduca in maggiore attenzione e migliori servizi” spiega il presidente di Fondazione Abio Vittorio Carnelli,mentre Alberto Villani, vicepresidente della Sip, evidenzia che “avere delle strutture ospedaliere attive in ambito pediatrico che decidono di adeguarsi a standard di qualità concordati e accreditati è un obiettivo irrinunciabile per dare una garanzia concreta a bimbi e famiglie”. 

Mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in un messaggio sottolinea la propria “vicinanza e sostegno ai tantissimi volontari che ogni giorno rendono la permanenza dei bambini nei luoghi di cura meno afflittiva”. “Mi piacerebbe – ha concluso – che la giornata odierna fosse soltanto il punto di partenza di una fattiva collaborazione”.

Medical News

Allattare al seno è utile non solo per la salute del bambino e delle mamme ma anche per le casse dello stato con una riduzione dei costi sanitari.

Lo sostengono i pediatri di 5 societa’ scientifiche che in un documento di promozione sui benefici ricolto alle famiglie e agli operatori.
Oltre il 90% delle donne italiane decide di allattare al seno il neonato nei primi giorni di vita, anche se in maniera non esclusiva. E’ ormai certo che il latte materno è indispensabile per la crescita sana di un bambino.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, per la prima volta sottoscritto dalle Società Scientifiche Pediatriche Italiane Sip, Sin, Sigenp, Sicupp e Simp.

L’iniziativa per la realizzazione del documento è partita dal Tavolo Tecnico sull’Allattamento al Seno del Ministero della Salute e nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore, ma di riferimento anche alle famiglie, per una maggiore consapevolezza dei benefici dell’allattamento materno.

Dal documento si evidenzia anche un risparmio in termini economici dati dall’allattamento al seno sia alle famiglie che al sistema sanitario: infatti per ogni singolo bambino non allattato al seno si stima un incremento annuale per cure ambulatoriali ed ospedaliere di circa 140 euro.

Negli Stati Uniti si stima che se l’80 % della popolazione riuscisse ad allattare in maniera esclusiva per 6 mesi verrebbero non solo prevenute 741 morti (per morte in culla o Sids, enterocolite necrotizzante del pretermine o Nec e per le basse infezioni respiratorie), ma anche risparmiati 10.5 miliardi di dollari per le cure.

Anche per il Servizio Sanitario inglese (NHS) la promozione dell’allattamento al seno porta ad una stima di risparmio economico sostanziale. “Il Documento nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore ma di riferimento anche alle famiglie” afferma Riccardo Davanzo, Neonatologo, e Presidente del Tavolo Tecnico Allattamento (Tas), Ministero della Salute.

“Bisogna promuovere l’allattamento materno prolungato ed esclusivo nel primo semestre di vita. Fa parte di un percorso nutrizionale che deve proseguire con un divezzamento equilibrato e bilanciato nelle varie componenti e poi nelle età successive. Servono percorsi sociali di sostegno alle donne che allattano, che non creino ostacoli alla sua prosecuzione anche quando le donne riprendono il lavoro”, spiega il Presidente SIP Giovanni Corsello

Medical News

Il drastico calo delle vaccinazioni avvenuto negli ultimi anni rischia di aprire una nuova emergenza sanitaria. Il pericolo è che ritornino malattie che già da tempo erano state debellate o controllate come la difterite e il morbillo

A lanciare l’allarme,ll’Istituto Superiore di Sanità, seguito a ruota dall’Aifa e dai pediatri. Oltre che dalle campagne di sensibilizzazione, affermano, la “riscossa” delle vaccinazione dovrebbe passare per l’approvazione del Piano nazionale Vaccini da parte delle Regioni.

“La copertura vaccinale nel nostro Paese – rileva Walter Ricciardi, neopresidente dell’Iss – è al limite della soglia di sicurezza e diventa ormai improcrastinabile l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane”.

Le vaccinazioni contro poliomelite, tetano, difterite ed epatite B sono scese sotto il 95%, quelle contro morbillo, partotite e rosolia circa all’86% con un caldo di quattro punti percentuali in appena un anno.

Venendo a mancare la cosiddetta “immunità di gregge”, data dalle vaccinazioni massive, il rischio, per i bambini non vaccinati, di essere esposti a malattie diventa molto maggiore e soprattutto si rischia l’esplodere di epidemie. Ma non è tutto, il riemergere di malattie “dimenticate”, come la difterite, potrebbe mettere in difficoltà i medici, ormai poco avvezzi a riconoscere e a trattare simili patologie.

Il fenomeno, sottolinea la Società Italiana di Pediatria, è già in atto. “Stiamo assistendo al ritorno di malattie che credevamo debellate – afferma il presidente Giovanni Corsello -. Un esempio tra tutti è la morte di bambini per pertosse, malattia che sta avendo una recrudescenza nei bambini nei primi mesi di vita, proprio per il calo della copertura vaccinale”.

In aiuto di chi ha dei dubbi debutta oggi il call center nazionale Vaccini e Vaccinazioni. A promuoverlo, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute e dall’Università degli Studi di Foggia a cui fa capo il progetto.

Il numero verde 800 56 18 56 sarà attivo il lunedì dalle 10 alle 18. Anche i medici di famiglia, ha confermato Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale, sono pronti a sensibilizzare i pazienti. “Noi medici di famiglia – ha sottolineato – siamo tutti i giorni in prima linea nell’incentivare le immunizzazioni tra tutta la popolazione”