Medical News

Richiesta da due esperti salute pubblica, utile per le campagne

Pur essendo l’animale più letale al mondo la zanzara non ha un emoji, un simbolo grafico da inserire nelle conversazioni con lo smartphone. Lo hanno notato due esperti di salute pubblica Marla Shaivitz della Johns Hopkins University e Jeff Chertack della Bill & Melinda Gates Foundation, che hanno inviato una petizione all’Unicode Consortium, l’associazione no profit che decide gli standard internazionali.
L’emoji, scrivono i due ricercatori, verrebbe usato da centinaia di milioni di persone colpite dalle zanzare ogni anno, oltre che dalla comunità scientifica per spiegare il proprio lavoro. “Un emoji con la zanzara potrebbe allertare le comunità che gli sforzi di eradicazione sono in corso, o che sono in distribuzione materiali come le zanzariere o i repellenti.
Campagne di salute pubblica che chiedono alle persone di eliminare l’acqua stagnante potrebbero utilizzarlo, così come chi vuole avvertire del pericolo di minacce virali emergenti”.
Al momento l’immagine della zanzara è in corsa insieme ad altre 67 proposte, fra cui un lama, un camice da laboratorio e un dente. Potenzialmente l’emoji potrebbe generare secondo gli autori della petizione 15mila più tweet rispetto a quelli di altri insetti, raggiungendo potenzialmente 170 milioni di persone in più.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

E in Giappone custodia telefonino fa da ‘timer’ per ragazzini

Vincere la dipendenza da smartphone si può, anche con un’app. Sembra un controsenso, ma tra giochi a punti e assistenti virtuali un tentativo per recuperare un rapporto più sano col cellulare si può fare. Anche perché per alcuni utenti, soprattutto giovanissimi, il vizio del telefonino rischia di trasformarsi in una vera malattia che nella forma estrema si chiama nomofobia.
La schiera di applicazioni e accessori per disintossicarsi comincia a crescere a dismisura.
In Giappone, ad esempio, arriverà sul mercato ad agosto una custodia molto particolare, pensata per i genitori che vogliono combattere la dipendenza dei figli dallo schermo del cellulare. Si chiama Otomos e, come riporta il Japan Times, è una specie di timer che si fissa al telefonino dei ragazzini con una vite difficilmente rimovibile. Tramite un’apposita app, l’accessorio consente di impostare i tempi di utilizzo del telefonino ed è in grado anche di disattivarlo se rileva che chi lo possiede sta camminando, per evitare incidenti per distrazione. Samsung, invece, ha pensato di trasformare in un gioco le restrizioni imposte dai genitori: l’app Marshmallow premia i bambini se si attengono ai limiti d’uso decisi da mamma e papà. I punti non rimangono virtuali: possono essere convertiti in buoni regalo su Amazon, Best Buy, Google Play e altri negozi, digitali e non.
Di impostazione ludica è pure l’applicazione Forest che fa coltivare piante e alberi in una foresta virtuale solo se ci si astiene dall’usare lo smartphone. StepLock fa uno scatto ulteriore e invita a fare esercizio fisico: blocca alcune app finché l’utente non completa un esercizio posto come obiettivo. Dinner Mode invece invita a tenere lontano il telefono dal tavolo mentre si mangia sfidando l’utente con un timer.
E poi ci sono applicazioni che si affidano anche all’intelligenza artificiale. Una è l’assistente virtuale di Onward: si propone come un coach personale che dà suggerimenti mirati per “guarire” da diverse forme di dipendenza online, dall’abuso dei social media allo shopping compulsivo in rete sapere di più.
Tutti problemi seri che i neuropsichiatri invitano a non sottovalutare. La dipendenza da smartphone può tradursi in nomofobia, ovvero il timore ossessivo di non essere raggiungibili al cellulare, una psicosi che colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni, con bassa autostima e problemi relazionali. L’ultimo allarme è stato lanciato da un team di esperti proprio nelle ultime settimane, con l’invito, per i casi più gravi, a rivolgersi alla psicoterapia.

Medical News

Tecnologia sperimentata nei topi, contro il diabete

Comandare l’attività delle cellule che producono insulina con un semplice smartphone: lo dimostra un esperimento sui topi che unisce le tecnologie dell’ottica e quelle della bioingegneria. Lo studio pubblicato su Science Translational Medicine e guidato da Jiawei Shao, dell’università East China Normal, potrebbe portare allo sviluppo di un nuovo dispositivo tascabile per tenere sotto controllo il diabete.

Sono più di 400 milioni le persone nel mondo che soffrono di diabete e molti di essi hanno bisogno di continue iniezioni di insulina per mantenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue. Per questo una delle grandi sfide in questo settore è quello di sviluppare sistemi portatili, semplici e affidabili per controllare i livelli di insulina. L’idea dei ricercatori cinesi è stata quella di combinare insieme una serie di tecnologie già esistenti, in particolare partendo dalle tecniche di bioingegneria che permettono di modificare le cellule umane in ‘mini fabbriche’ capaci di produrre insulina. 

Il lavoro dei ricercatori è stato quella di indurre le cellule a produrre insulina solo quando vengono illuminate da una luce ‘far-red’, una lunghezza d’onda a cavallo tra il rosso e l’infrarosso, e alle cellule sono stati poi integrati dei piccolissimi Led biocompatibili attivabili senza fili, controllati e alimentati da campi elettromagnetici esterni. Le cellule modificate sono state poi impiantate nei topi e il dispositivo, controllato con uno smartphone, ha permesso di mantenere costanti i livelli di zuccheri nel sangue.

Medical News

Più colpiti giovani tra 18-25 anni con problemi relazionali

Per gli esperti la dipendenza dallo smartphone è una malattia. La nomofobia, come viene definito il timore ossessivo di non essere raggiungibili al cellulare, colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni, con bassa autostima e problemi relazionali. Chi ne è colpito può arrivare a sperimentare veri e propri attacchi di panico, con tanto di vertigini, tremore, mancanza di respiro e tachicardia in caso di assenza di rete mobile o di cellulare fuori uso. Del problema, e dei suoi possibili rimedi, si parlerà in occasione del congresso nazionale di psichiatria dinamica in corso a Firenze.
Per gli esperti il fenomeno della nomofobia è in parte collegato con l’uso compulsivo dei social: “L’abuso dei social network può portare all’isolamento – spiega Ezio Benelli, presidente del congresso e dell’International foundation Erich Fromm -, l’utilizzo smodato e improprio del cellulare può provocare non solo divari enormi tra persone, ma anche a chiudersi in se stesse e a alimentare la paura del rifiuto”.
Secondo l’ente di ricerca britannico Yougov, più di 6 ragazzi su 10 tra i 18 e i 29 anni vanno a letto in compagnia dello smartphone, e oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (53%) tendono a manifestare stati d’ansia quando rimangono a corto di batteria, di credito o senza copertura di rete. “Il fenomeno è in forte crescita” afferma Giuseppe Rombolà Corsini – psicologo, psicoterapeuta e vice direttore della scuola di psicoterapia Erich Fromm. “Un intervento utile – aggiunge – può essere quello della psicoterapia”, “attraverso una tecnica specifica come lo psicodramma, terapia di gruppo che spinge il soggetto a compiere un’azione che in qualche modo possa richiamare la sua storia personale”.

Medical News

Bisogno compulsivo di dare sempre una sbirciatina allo schermo

Lo smartphone può sviluppare una vera e propria dipendenza e i soggetti che sono più suscettibili a svilupparla, secondo uno studio americano condotto dalla Binghamton University – State University di New York, sono le donne. Una dipendenza, quasi simbiotica, che può portare, nonostante un’iniziale sensazione di benessere, a sintomi della depressione, isolamento sociale, timidezza, impulsività e bassa autostima. Lo studio, pubblicato su Information Systems Journal, ha preso in esame 182 studenti del college, chiedendo loro di riportare le abitudini giornaliere in fatto di utilizzo dello smartphone. Sulla base delle risposte i partecipanti sono stati collocati in diversi gruppi: riflessivi, regolari, altamente coinvolti, fanatici e dipendenti. Dai risultati è emerso che il 7% è stato identificato come ‘dipendente’, il 12% come ‘fanatico’. Entrambi i gruppi hanno sperimentano problemi sociali e sul posto di lavoro, a causa di un bisogno compulsivo di dare sempre una ‘sbirciatina’ al telefono. Nel complesso questi utenti hanno mostrato segni che potrebbero indicare depressione, isolamento e ansia sociale, timidezza, impulsività e bassa autostima. Le donne sono apparse più suscettibili a sviluppare dipendenza. “Si può prevedere che la dipendenza aumenterà mano a mano che ci saranno avanzamenti, applicazioni, giochi e gadget” evidenzia Isaac Vaghefi, tra gli autori dello studio. Vaghefi elenca anche quattro campanelli d’allarme: attenzione a utilizzare la tecnologia come un modo per sfuggire ai problemi o alleviare impotenza, senso di colpa, ansia o depressione. Occhio anche se si ignora ciò che accade realmente per il virtuale, se si controlla costantemente lo smartphone, anche quando non suona o vibra, e se si diventa paranoici quando non lo si ha dietro.

Medical News

Una campagna nazionale di prevenzione e cura dal 3 al 7 aprile

E’ un disturbo dell’occhio tra i più ignorati e sottovalutati secondo l’OMS, ma con il sempre maggiore utilizzo di smartphone e tablet è oggi più frequente, soprattutto fra i bambini nativi digitali, l’80% dei quali già fra i 3 e i 5 anni è in grado di usare il telefonino di mamma e papà, l’11% a 10-11 anni ha uno smartphone e il 4% un tablet.
E’ la ‘sindrome dell’occhio secco’, che porta bruciore e prurito insistente, lacrimazione irregolare e nei casi più gravi dolore e fastidio come per la presenza di un corpo estraneo negli occhi. La denuncia è del ‘Centro Italiano Occhio Secco’ (Cios) che col patrocinio della Società Oftalmologica Italiana (Soi) dal 3 al 7 aprile promuove la ‘Campagna nazionale di prevenzione e cura dell’occhio secco’ a cui hanno aderito Centri ospedalieri a Roma, Catania, Napoli, Milano e Varese, con la promozione di visite gratuite per appuntamento a tutti coloro che contattano il sito www.centroitalianoocchiosecco.it .
Perché non basta ricorrere a colliri e lacrime artificiali, a lungo andare controindicate, ma sono necessari esami specifici e terapie d’avanguardia anche per la rigenerazione delle ghiandole lacrimali palpebrali.
In Italia i numeri non sono confortanti, se si pensa che ne soffre il 90% delle donne in menopausa (a causa della caduta ormonale) e il 25% degli over 50 con alti costi professionali e costi economici pari a 600 euro/anno per ciascun malato.
Ma se le cause generali vanno ricercate in più ambiti (come inquinamento dell’aria, menopausa, uso continuo di lenti a contatto e il fumo di sigaretta) più recentemente si è visto un enorme aumento del problema nei bambini, per i quali il fattore scatenante è l’abuso di smartphone e tablet.
“E’ una sindrome con diverse concause – spiega Lucio Buratto, presidente del Cios – ma è provocata dal malfunzionamento della ghiandola lacrimale: le palpebre, aprendosi e chiudendosi circa 15 mila volta al giorno (ammiccamento), distribuiscono in modo uniforme e continuo il film lacrimale sulla superficie dell’ occhio, favorendone il ricambio. Tenendo la testa piegata sullo smartphone per ore, già la posizione porta ad aprire di più le palpebre e quindi maggiore è l’evaporazione del film lacrimale, ma la maggior concentrazione porta ad ammiccare sempre meno, e a lungo andare le ghiandole lacrimali non funzionano più, si chiudono. Così comincia la sindrome dell’occhio secco. Bisogna insegnare a tutti, soprattutto ai bambini, a usare lo smartphone con più accortezza e responsabilità”, conclude Buratto.

Medical News

Con 8 settimane di utilizzo piattaforma migliora condizione mentale soggetti

Con pochi minuti di esercizi dettati dallo smartphone è possibile migliorare sensibilmente la propria salute mentale. Ad affermarlo è uno studio della Northwestern University pubblicato dal Journal of Medical Internet Research, basato su una piattaforma con tredici app, ognuna dedicata ad un aspetto preciso dall’ansia alla depressione.
I ricercatori hanno sperimentato la piattaforma, chiamata IntelliCare, su cento persone che avevano sintomi di ansia o depressione trovati attraverso un questionario. Dopo una telefonata iniziale con un coach per imparare a usare la piattaforma ai soggetti è stato detto di usarla per due mesi.
“Dopo otto settimane di utilizzo delle app diverse volte al giorno – scrivono gli autori -, tutti i partecipanti hanno riportato miglioramenti significativi della loro salute mentale”.
Tra le app messe a punto dagli esperti ci sono ‘Worry knot’, per la gestione delle ansie, ‘Boost me’, che incoraggia gli utenti a pianificare attività positive, o ancora ‘Social Force’, che sprona gli utenti a identificare le persone più supportive nella propri vita e a restare in contatto. A queste si aggiungono app con esercizi per il rilassamento, il sonno e l’esercizio fisico. “Usare strumenti digitali per la salute mentale – commenta David Mohr, l’autore principale- è una parte importante del nostro futuro. Queste app possono aiutare milioni di persone che non possono raggiungere uno specialista”.
Questo studio è ancora preliminare, sottolineano gli autori, mentre a breve partiranno test su un numero maggiore di soggetti.

News del giorno

Raccolti da sito Livescience, anche cleptomania temporanea

Nel 2016 sono stati descritti sulle riviste scientifiche casi di allucinazioni da glutine, ‘sindromi da Raperonzolo’ con una donna che aveva nello stomaco una palla di capelli da 15 centimetri, la cecità dovuta ad un uso eccessivo dello smartphone. A raccogliere i più strani casi medici dell’anno è il sito Livescience, che ne segnala anche uno avvenuto in Italia, una donna uccisa dalla puntura di un Ragno Eremita, la prima volta in Europa. Fra i protagonisti delle storie più bizzarre c’è anche il ‘peperoncino fantasma’, il più piccante al mondo, che secondo un articolo sul Journal of Emergency Medicine è riuscito a creare un buco nell’esofago di un uomo.
Il morso di un serpente invece, riporta il Journal of Clinical Neuroscience, ha fatto perdere l’olfatto a un uomo in Australia per oltre un anno. La rivista Bmj Case Reports riporta invece il caso di una donna affetta da ‘cleptomania temporanea’ dovuta a un intervento al cervello, e anche quella di un uomo che ha scoperto solo in tarda età di avere una malattia rara per cui assorbiva troppo ferro dagli alimenti, mascherata dalle sue frequenti donazioni di sangue.
  Sul New England Journal of Medicine c’è invece un caso di ‘allucinazioni da glutine’ in una donna affetta da celiachia. “La donna ha smesso di consumare glutine e il sintomo è scomparso – riportano i medici – ma quando inavvertitamente lo assume le allucinazioni ritornano”.

Medical News

Ottenuto con la stampa 3D

La stampa 3D trasforma lo smartphone in un microscopio che ‘parla’ con i batteri. Si chiama Ludoscopio e permette di giocare con i microrganismi o di osservarli. Descritto sulla rivista PLoS One, il dispositivo, è stato realizzato dai ricercatori dell’università americana di Stanford.

Microscopiche alghe guidate dalla luce
”L’idea iniziale di questo progetto era quella di far giocare i ragazzi con cellule viventi attraverso lo smartphone’,’ ha detto Ingmar Riedel-Kruse, uno dei bioingegneri che hanno realizzato il dispositivo. ”Ma poi – ha aggiunto – il progetto è andato oltre, fino a costruire lo strumento”. Il Ludoscopio consiste in una piattaforma realizzata con la stampa 3D che collega lo smartphone a un microscopio, sempre stampato in 3D, e a un vetrino con quattro led. Nel vetrino è possibile osservare miscroscopiche alghe chiamate Euglena, che reagiscono alla luce. Il loro movimento può essere quindi influenzato orientando con un joystick la luce prodotta dai led.
Videogiochi viventi 
Un software permette poi di realizzare dei veri e propri videogiochi viventi, i cui protagonisti sono le minuscole alghe che nuotano nel vetrino. Per esempio c’è un videogioco simile al Pac-Man degli anni ’80, nel quale i microrganismi devono attraversare un labirinto; un altro gioco si presenta come una sorta di campo da calcio, nel quale bisogna dirigerele alghe in porta, come in un gol.

Applicazioni scientifiche
Altre applicazioni invece non sono ludiche ma scientifiche e consentono di osservare i microrganismi e di misurarne la velocità di movimento. A parte lo smartphone, tutti gli altri elementi del Ludoscopio possono essere realizzati dai ragazzi oppure sono facilmente reperibili, come il vetrino per il microscopio.