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Continuano i corsi per smettere di fumare promossi dalla Asl Toscana sud est. Il prossimo, il 59°, prenderà il via ad Arezzo all’inizio del mese di settembre.

Smettere di fumare non è facile, ma è possibile. La maggior parte dei fumatori ci riesce soltanto dopo alcuni tentativi, magari ricorrendo all’aiuto ed al supporto di esperti.

La durata del corso è di circa 2 mesi e si basa su incontri settimanali (due nel primo mese ed uno nel secondo) in orario pomeridiano, dalle 17,30 alle 18,45.


Chi è interessato può contattare la d.ssa Eleonora La Ferla ai numeri 0575/255943 oppure 0575/255935 (tutti i giorni feriali dalle 8 alle 14) e fissare la prima visita, che è gratuita.



Il programma di disassuefazione, attuato con metodologie sperimentate e efficaci in gruppi da 15 a 20 pazienti, si basa su un approccio integrato medico-psicologico e porta a favorire la cessazione dell’abitudine al fumo.
Nel 2017, nell’Area Aretina, il 75% dei partecipanti ai corsi ha smesso di fumare a fine trattamento; il 60% è rimasto non fumatore a distanza di 3 mesi.

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Il 12% degli adolescenti è tabagista, 1 su 5 vive in casa con adulti fumatori

Il pediatra per smettere di fumare.
E’ l’idea di varie società scientifiche (Fimp, Simri e Aipo), che si sono ‘alleate’ per migliorare la preparazione dei medici che devono convincere giovani e genitori a smettere per sempre con le sigarette. In Italia, infatti, un bimbo su 5 cresce in una casa in cui gli adulti fumano regolarmente e il 12% degli adolescenti è già tabagista.
Convincere i genitori di bambini con malattie respiratorie a smettere per sempre di fumare e, al tempo stesso, aiutare gli adolescenti a buttare via il pacchetto di sigarette prima che sia troppo tardi. Si tratta di due interventi di prevenzione strettamente correlati. In Italia infatti, ricordano gli esperti, un bambino su cinque cresce in una casa in cui è consentito fumare e questo aumenta il rischio di acquisire uno stato di dipendenza da grandi ma anche di sviluppare precocemente una malattia fumo correlata. Il pediatra può però svolgere un ruolo educativo importante. Per questo motivo, al fine di fornire una corretta preparazione ai professionisti, la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), la Società di Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI) e l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) danno il via a un progetto educazionale dal titolo “Il pediatria come facilitatore di smoking cessation”. Dopo il primo corso che si è svolto a Salerno, le attività formative si sposteranno a Roma, Torino e Firenze.
Obiettivo dei corsi, condotti con modalità interattiva, è quello di fornire strumenti adeguati ad affinare le competenze del pediatra per stimolare, orientare e gestire il problema del tabagismo nei genitori (comprese le donne in gravidanza) e nei più giovani. “Vogliamo porre le basi di una rete che metta in relazione gli interventi di primo livello messi in atto dal pediatra con quelli di secondo livello effettuati nei centri antifumo pneumologici – afferma Renato Cutrera, presidente Simri -. Il fumo, sia attivo che passivo, è infatti uno dei principali fattori di rischio per le malattie respiratorie infantili come l’asma”.
Gli interventi non sono però rivolti solo ai pazienti ma soprattutto ai cittadini non sintomatici ancora giovani per orientarli nell’ottica di una strategia di prevenzione dei danni da fumo di tabacco. Il “12% degli adolescenti italiani fuma regolarmente, aggiunge Giampietro Chiamenti, presidente FIMP – e otto tabagisti su dieci hanno iniziato a fumare prima di aver compiuto 20 anni. Stiamo dunque parlando di un comportamento estremamente pericoloso e che interessa anche i giovani. Il pediatra può e deve fare di più per educare sia i ragazzi che i genitori. Con questa iniziativa itinerante vogliamo migliorare la preparazione degli specialisti su un tema di salute pubblica sempre più importante”. “E’ la prima volta – afferma Paola Martucci dell’AIPO – che due Società Scientifiche di Medicina Respiratoria, una dell’età pediatrica e l’altra dell’età adulta, si incontrano su un tema condiviso di prevenzione delle malattie respiratorie. I tempi sono maturi perché si attuino azioni sinergiche per la lotta contro il fumo, condividendo percorsi diagnostico e terapeutici comuni adattati alle varie fasi della vita”.

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Studio, campagne no basate su paura, ma che tocchino corde cuore

La nostalgia può dare la spinta in più per smettere di fumare. Più che fare leva sulla paura, le campagne anti-fumo dovrebbero toccare le corde del cuore degli amanti delle ‘bionde’, richiamando ad esempio i ricordi felici del passato. È quanto emerge da uno studio della Michigan State University, pubblicato sulla rivista Communication Research Reports. La ricerca è stata svolta su fumatori di età compresa tra i 18 e i 39 anni, ad alcuni dei quali sono state sottoposte delle campagne che erano una sorta di pubblicità progresso, quindi pensate per far riflettere, appositamente realizzate. Le pubblicità comprendevano immagini di ricordi dell’infanzia, con frasi tese a ricordare momenti sereni, come “mi manca la semplicità della vita, essere fuori in una calda notte d’estate” con riferimenti precisi a odori familiari e sapori di altri tempi. Al termine, un narratore ricordava il momento in cui il fumo era stato introdotto nella quotidianità e vi era un invito all’azione.
I risultati hanno evidenziato che coloro che avevano visto questi spot riferivano di provare più nostalgia ma soprattutto esprimevano attitudini più fortemente negative verso il fumo.
Questo valeva in particolare per le donne. “Il nostro studio mostra il ruolo promettente dei messaggi nostalgici- spiega una delle autrici della ricerca Maria Lapinski- sappiamo che i cambiamenti ambientali hanno influenza sul fumo e questa ricerca indica come comunicazioni persuasive possano influenzare l’atteggiamento verso questa abitudine.