News del giorno

Uno studio dell’Università di Barcellona pubblicato dalla rivista Environmental Pollution ha evidenziato i danni sulla memoria dei bambini, provocato dall’inspirazione dell’aria inquinata durante il tragitto per la scuola. 
Lo studio effettuato su 1.200 bambini tra 7 e 10 anni di 39 scuole e a tutti sono state misurate le performance della memoria e valutata la capacità di attenzione con test periodici per un anno.
I dati sono stati poi combinati con quelli sull’inquinamento da polveri ultrasottili (pm 2,5) e del loro componente nerofumo nelle aree attraversate dai bimbi. Il risultato ha stabilito che l’esposizione ai due inquinanti incide sulla memoria:più i bambini erano esposti a pm 2,5 e black carbon più i risultati sono stati peggiori rispettivamente del 5,4% e del 4,6%. Un risultato analogo è emerso anche sullo sviluppo cognitivo.
Il gruppo spagnolo, specifica che lo studio è stato condotto non per scoraggiare il tragitto a piedi (pratica motoria, tra l’altro, assolutamente benefica) ma per spingere i cittadini ad un uso più responsabile dei mezzi privati e inquinanti.

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In Italia circa il 30% dei bambini è affetto da allergia

Asma e allergie nei bambini: da Genova parte un allarme per l’aumento nella fascia pediatrica in ambito metropolitano. Sotto accusa soprattutto le emissioni inquinanti da traffico veicolare e i cambiamenti climatici.
A Genova sono stati quindi organizzate consulenze gratuite per bambini e adolescenti fino a 14 anni nell’ambulatorio di allergologia pediatrica dell’ospedale Villa Scassi che ogni anno eroga circa 3000 prestazioni.
“In Italia circa il 30% dei bambini è affetto da allergia – spiega Stefano Macciò, primario di neonatologia all’ospedale Villa Scassi e responsabile ambulatori pediatrici di allergologia Asl 3 – Il 10% sotto i 14 anni presenta asma soprattutto nelle fasce d’età 6-7 anni e 13-14 anni; il 20% è affetto da rinite allergica, trend in aumento a 6-7 anni e 13-14 anni, e il 15% presenta dermatite atopica. La prevalenza nella fascia pediatrica è in aumento soprattutto in ambito metropolitano. Nelle aree di Genova ad esempio sono indubbi i benefici del clima mediterraneo, ma si assiste ad un continuo aumento delle emissioni inquinanti da traffico veicolare”.
Nei bambini i sintomi sono determinati prevalentemente da allergeni alimentari e dermatite atopica nei primi 2 anni di vita; da inalanti come acari, epiteli di animali e muffe tra i 2 e i 4 anni, e da pollini in età successive. “In Liguria, tra i pollini, il principale è quello della parietaria, quasi perenne – sottolinea Macciò -. Forme asmatiche importanti possono essere provocate anche da pollini di oleacee. I cambiamenti climatici influenzano notevolmente il periodo di insorgenza e la durata dei sintomi: in caso di aumento precoce delle temperature, le pollinosi iniziano prima e durano più a lungo”.

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In studio preliminare abbassano danni polveri ultrasottili a Dna

Alcune vitamine del gruppo B potrebbero proteggere dall’impatto delle polveri ultrasottili sulla salute. Lo suggerisce un piccolo studio pubblicato dalla rivista Pnas, secondo cui si riducono i danni epigenetici, cioè sull”accensione’ o lo ‘spegnimento’ di alcuni geni.
Le polveri ultrasottili sono in grado di penetrare profondamente nel sistema respiratorio, provocando infiammazione e stress alle cellule, e il sospetto degli scienziati è che siano in grado di agire a livello epigenetico. Per verificare se è possibile mitigare il danno al Dna dovuto alle PM2,5 i ricercatori della Harvard School of Public Health hanno esposto dieci volontari tra 19 e 49 anni di età ad un’aria fortemente inquinata da polveri ultrasottili facendo prendere loro un supplemento con 2,5 milligrammi di acido folico, 50 milligrammi di vitamina B6 e un milligrammo di vitamina B12. Un mese di supplemento, scrivono gli autori, ha ridotto l’effetto su dieci geni presi in esame tra il 28 e il 76%, con un impatto simile anche sul Dna dei mitocondri, le ‘centrali energetiche’ della cellula. “Lo studio è ancora preliminare – scrivono gli autori – e serve una ricerca in posti fortemente inquinati per verificare se l’effetto protettivo persiste anche su persone che hanno un’esposizione cronica. Ma è possibile che il supplemento possa mitigare gli effetti dell’inquinamento”.

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Al via iniziativa con petizione a sindaco, ogni anno 9400 morti

A Londra i veicoli a gasolio andrebbero banditi, come già progettato entro il 2025 da Parigi, Madrid, città del Messico e Atene. A chiederlo è Doctors Against Diesel, una iniziativa lanciata nella capitale britannica da medici, infermieri e altri operatori professionali, secondo cui ogni anno 9400 persone muoiono per gli effetti degli scarichi di questi veicoli.
    “I livelli di smog a Londra sono superiori ai limiti legali – afferma Jonathan Grigg, pediatra della Queen Mary University -, e questo ha effetto sulla salute in ogni fase della vita. Le conseguenze iniziano con cambiamenti sulla crescita fetale e sullo sviluppo dei polmoni prima della nascita, mentre durante l’infanzia si riduce la capacità polmonare e aumenta il rischio di asma. Per gli adulti è invece più alto il rischio di ictus e malattie cardiache”.
    Sotto accusa sono soprattutto gli ossidi di azoto e le polveri sottili emessi dai motori diesel. Il sindaco di Londra Sadiq Khan, riferisce la Bbc, ha però già risposto che no è in suo potere bandire i veicoli a gasolio, anche se c’è un piano per eliminare gli autobus che usano questo combustibile entro il 2018.


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Rapporto 2016 su qualità aria. Oggi Pe vota su tetto inquinanti

Nonostante la qualità dell’aria in Europa stia migliorando, l’inquinamento atmosferico resta il principale fattore ambientale di rischio per la salute umana, abbassa la qualità della vita ed è la causa stimata di 467mila morti premature l’anno in tutto il continente. Sono i dati del Rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016”, pubblicato stamattina dall’Agenzia europea per l’ambiente (Eea).
La pubblicazione è tempestiva, perché oggi a mezzogiorno a Strasburgo il Parlamento europeo voterà la direttiva che introduce nuovi limiti alle emissioni inquinanti per il periodo 2020-2030. Lo studio presenta una panoramica aggiornata e l’analisi della qualità dell’aria in Europa per il periodo 2000-2014 sulla base di dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali, tra cui più di 400 città in tutta Europa. Tra gli altri risultati, risulta che nel 2014 circa l’85% della popolazione urbana nell’UE sono stati esposti a particolato fine (PM2.5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. “E’ chiaro che i governi locali e regionali svolgono un ruolo centrale nella ricerca di soluzioni” al problema, ha commentato il commissario europeo all’ambiente Karmenu Vella, auspicando per oggi un voto positivo del Parlamento europeo sui nuovi tetti alle emissioni inquinanti (Nec). Il commissario ha accennato alla necessità di “aiutare i diversi livelli di governo a lavorare meglio insieme” alludendo al fatto che a volte le istituzioni locali hanno strategie più ambiziose dei governi in tema di riduzione delle emissioni.

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Altri fattori sono carenza vitamina D, fumo passivo, pesticidi

L’inquinamento (smog nei centri urbani, particolato fine e tante altre sostanze che escono dai tubi di scarico dei veicoli) potrebbe essere responsabile di molti casi di Alzheimer.
Lo rivela un lavoro condotto sulla base di dati da studi precedentemente pubblicati (meta-analisi) e pubblicato sulla rivista BMC Geriatrics.
Lo ‘studio degli studi’ è stato condotto da Tom Russ della University of Edinburgh, il quale ha riportato che anche la carenza di vitamina D può aumentare il rischio di demenza.
Le cause dell’Alzheimer restano in buona parte sconosciute: il rischio individuale di malattia si può ricondurre per oltre il 30% a geni che predispongono alla demenza, per il 20% a scorretti stili di vita (fumo, obesità, cattiva alimentazione, sedentarietà etc). Per il resto le cause della malattia restano ignote.
Gli esperti hanno riesaminato i dati di 60 studi precedentemente pubblicati e visto che da ognuno emerge sempre l’esistenza di un legame tra l’inquinamento atmosferico e malattia. Un legame, anche se più debole, è stato individuato tra malattia e presenza di linee elettriche non lontano dalla propria abitazione; e ancora con il fumo passivo e l’esposizione a pesticidi.