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Funzionano da integratore sociale e aiutano a preservare le funzioni cognitive

Per le persone anziane bloccate a casa da patologie dolorose andare sui siti di social media può essere utile contro il rischio di depressione, perchè aiuta a ridurre gli effetti negativi della mancanza di contatti. Lo spiegano i ricercatori dell’università del Michigan nello studio pubblicato sul Journals of Gerontology, Series B.
“I nostri risultati possono essere estesi anche ad altre condizioni, come le malattie croniche, che come il dolore, limitano l’attività fisica fuori casa”, commenta Shannon Ang, coordinatrice dello studio. Nello studio hanno usato i dati di un’indagine nazionale condotta nel 2011 su 3400 persone dai 65 anni in su, in cui dovevano rispondere a domande su depressione, dolore e partecipazione sociale libido-portugal.com. In questo modo i ricercatori hanno visto che gli anziani che avevano dolore partecipavano meno alle attività sociali che richiedevano interazione faccia a faccia, che hanno effetti positivi anche sul benessere emotivo.
Hanno inoltre verificano che i social media aiutano a preservare le loro funzioni cognitive e benessere psicologico. “E’ un punto importante questo, perchè la comparsa del dolore spesso può portare ad una spirale di isolamento sociale e depressione, con conseguenze negative per la salute degli anziani – conclude Ang – La partecipazione sociale online può dunque funzionare da ‘integratore sociale’ per gli anziani, specialmente per quelli la cui attività di relazioni è limitata da patologie dolorose”.

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Il pericolo raddoppia tra gli adolescenti

Gli adolescenti che usano molto smartphone e altri apparecchi multimediali hanno un rischio doppio rispetto a coetanei che adoperano poco tali mezzi di sviluppare disturbi comportamentali, in particolare il cosiddetto disturbo da iperattività e deficit di attenzione (ADHD), problema che influisce sul rendimento scolastico impedendo a chi ne soffre di portare a termine compiti assegnati, di prestare attenzione e concentrarsi.
Lo rivela un’indagine pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Lo studio si è concentrato sull’uso di social media, chat, messaggini, video in streaming, musica online o da scaricare, piuttosto che su intrattenimenti più tradizionali quali TV e video game, spiega l’autore Adam Leventhal dell’Università della Southern California.
La tecnologia mobile oggi disponibile, spiega, può fornire stimoli di elevato impatto in maniera rapida e in ogni momento della giornata, con effetti probabilmente ancora più profondi dei media classici.
I ricercatori Usa sono partiti da un campione di 4100 ragazzi di scuola superiore (15-16 anni), da cui hanno selezionato 2.587 giovani senza ADHD. Escludendo chi già soffriva del disturbo, i ricercatori avevano l’obiettivo di osservare l’emergenza di nuove problematiche comportamentali nel corso dei due anni di studio. I 2.587 adolescenti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della frequenza di uso di 14 piattaforme digitali (ad es. Facebook). Dopo due anni è stata valutata la comparsa di nuovi sintomi di ADHD in questi giovani inizialmente sani.
E’ emerso che la probabilità di comparsa di sintomi di ADHD nei due anni di studio per i consumatori assidui di media digitali è circa doppia rispetto ai coetanei che usano i media con parsimonia.
“Possiamo affermare con sicurezza che i teenager esposti a elevati livelli di media digitali hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare sintomi di ADHD in futuro”, conclude Leventhal.

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Piu’ di due ore in rete raddoppia la sensazione di solitudine

Il tempo trascorso sui social network può triplicare la sensazione di essere socialmente isolati. A dirlo è una ricerca pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine che ha studiato i comportamenti di 1.787 persone tra i 19 e 32 anni negli Stati Uniti. I questionari pensati nel 2014 da ricercatori dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania riguardavano la frequenza e il tempo trascorso su diverse piattaforme come Facebook, YouTube, Twitter, Instagram, Snapchat, Pinterest e LinkedIn. I ricercatori hanno scoperto che le persone che li usavano per più di due ore al giorno erano due volte più propensi a sentirsi socialmente isolati rispetto a chi li utilizzava per meno di mezz’ora al giorno. Inoltre, chi ha visitato piattaforme social 58 o più volte a settimana vedeva aumentare di tre volte il rischio di isolamento sociale percepito rispetto a coloro che facevano meno di nove visite a settimana. Secondo gli autori, ciò potrebbe esser dovuto al fatto che il tempo speso sui social sostituisce quello per la comunicazione faccia a faccia. Ma un’altra possibile spiegazione è che il senso di esclusione aumenti perché sui social gli utenti vedono amici divertirsi ad eventi a cui non hanno partecipato. “E’ possibile che chi inizialmente si sentisse socialmente isolato si sia rivolto ai social media, oppure potrebbe essere che il maggiore uso dei social abbia portato alcune persone a sentirsi isolati dal mondo reale, o una combinazione di entrambi”, sottolinea l’autrice senior Elizabeth Miller, docente di pediatria presso l’Università di Pittsburgh.

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Consigli pediatri Usa

Sempre più presenti online, molto spesso inconsapevolmente. Molti bambini, tramite i profili dei genitori, hanno una presenza sul web già nelle prime 24 ore di vita. Il 92% dei piccoli di due anni di età negli Usa è già sui social network e il fenomeno dello ‘sharenting’, termine che indica l’abitudine di mamma e papà di condividere con amici e parenti (talvolta anche con sconosciuti) informazioni online sui loro bimbi, è in crescita. Ma ecco sette indicazioni per non ‘strafare’ e tutelare i più piccoli, che arrivano da uno studio presentato a San Francisco, alla conferenza annuale dell’American Academy of Pediatrics, che riunisce i pediatri americani.
Prima di tutto secondo gli esperti, guidati da Bahareh Keith e Stacey Steinberg, una pediatra e una professoressa di legge dell’Università della Florida, bisogna familiarizzare con le policies, le regole,relative alla privacy dei vari siti in cui si vogliono condividere foto o informazioni, poi meglio creare un alert che invia una notifica ogni volta che il nome del proprio bimbo appare in un risultato di un motore di ricerca, ed è inoltre fondamentale non condividere pubblicamente informazioni relative ad esempio al comportamento del bambino. È importante anche essere molto cauti nell’inserire la localizzazione quando si ‘posta’ la foto del piccolo e dargli il ‘potere di veto’ su immagini, informazioni e tutto ciò che lo riguarda. Infine, non postare immagini che lo mostrino in qualsiasi stato di nudità e prendere sempre in considerazione l’effetto che la condivisione può avere sul benessere attuale e futuro del bambino.

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Oltre settecento “like” fanno della pagina Facebook dell’Asp di Agrigento una delle più cliccate fra le aziende sanitarie regionali

La pagina facebook dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento sfonda il tetto dei settecento “like” divenendo una delle più cliccate e seguite fra i profili ufficiali delle Asp siciliane. Il traguardo è da considerarsi di non poco conto in considerazione del fatto che, grazie all’elevato numero dei “mi piace”, l’Asp della provincia agrigentina riesce a raggiungere mediamente con ogni suo post un’utenza di circa duemila utenti social. Il dato, estremamente incentivante, è da mettere in relazione, oltre al numero di “seguaci diretti” della pagina, anche al quantitativo di visualizzazioni indirette cioè di amici dei consueti estimatori dei contenuti web. Al di là degli aspetti puramente statistici legati all’elevato numero di “click”, la vetrina facebook rappresenta per l’azienda la possibilità concreta di aumentare le possibilità di comunicazione con i cittadini e di raggiungere molteplici target della popolazione. Ovviamente, tra questi, anche e soprattutto i giovani che visitano lo spazio web con interesse e regolarità. Con una frequenza pressoché giornaliera la pagina dell’Asp di Agrigento propone notizie, novità e contenuti aggiornati in tempo reale e modulati secondo i consueti criteri di dinamicità ed interattività dei social network. Ai post, ricchi di immagini e di informazioni utili, si affiancano video sulla prevenzione, riferimenti telefonici, mappe multimediali ed una serie di rimandi al sito istituzionale www.aspag.it.
La pagina facebook dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento è gestita dall’Ufficio stampa aziendale; per ricevere sul proprio pc, smartphone o tablet tutti gli aggiornamenti è sufficiente cercare “Asp di Agrigento” su facebook e cliccare “mi piace”. Una volta completata la semplice procedura, al fine di diffondere al massimo i contenuti, è consigliabile suggerire ai propri amici di mettere a loro volta un “like” sulla pagina.

News del giorno

Voti più alti in matematica e scienze per i giocatori

 Un vasto studio condotto in Australia mostra che giocare abitualmente coi videogame è associato al miglioramento del rendimento scolastico, specie nelle materie scientifiche. Condotto da Alberto Posso della RMIT University a Melbourne, lo studio mostra che, al contrario, usare abitualmente Facebook, social e chat ha effetti deleteri importanti sul rendimento scolastico. La ricerca ha riguardato oltre 12.000 studenti. Quelli che giocano a videogame online quasi ogni giorno hanno un punteggio in matematica di 15 punti superiore rispetto a coetanei non habitué dei videogiochi e di 17 punti superiore in scienze. Chi usa Facebook o le chat ogni giorno invece ha un rendimento inferiore di 20 punti in matematica rispetto a coloro che non hanno mai usato i social.

Secondo Posso, i videogame mettono in azione funzioni mentali legate a ragionamento e capacità di risoluzione dei problemi, intimamente connesse con le materie scientifiche. L’uso dei social toglie tempo allo studio e riduce la concentrazione.

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Non imparano a gestire bene conflitti e ad esprimere bisogni

Conversazioni infinite in chat, tweet, foto su Instagram: una relazione vissuta molto online quando si è adolescenti può rendere più difficile, soprattutto ai ragazzi, trovare l’amore in età più adulta. Il motivo? Non si svilupperebbero abbastanza alcune competenze chiave delle relazioni, come la gestione dei conflitti e il far valere i propri bisogni, che invece sono più legate al contatto visivo e diretto.
E’ quanto emerge da uno studio della University of North Carolina a Chapel Hill e della North Carolina State University pubblicato sulla rivista Journal of Research on Adolescence. Gli studiosi hanno esaminato 487 teenagers, di un’età media di 14 anni, che in due diverse occasioni nell’arco di un anno sono stati interrogati sulla frequenza di comunicazioni giornaliere con il partner sia attraverso metodi considerati tradizionali (di persona, al telefono) sia tramite la tecnologia (messaggi, interazioni sui social network). È stata anche valutata la loro capacità in alcuni aspetti chiave delle relazioni, come la gestione dei conflitti e il far valere i propri bisogni tenendo in conto anche il punto di vista dell’altra persona.
È emerso che i ragazzi che basavano la propria relazione più sui contatti e le interazioni online avevano un anno dopo un più basso livello di competenze interpersonali in questi ambiti, fondamentali secondo gli studiosi per lo sviluppo delle relazioni future.