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L’ANAAO ASSOMED, per voce del suo segretario regionale in Sicilia Pietro Pata, in nome dei tanti operatori dell’emergenza che rappresenta, richiama alle proprie responsabilità le direzioni aziendali colpevoli di non aver condotto alcuna politica efficace sul problema visto il prolungarsi di alcuni indicatori quali il tempo di permanenza pre-ricovero (monitorato dall’assessorato della Salute quale obiettivo dei direttori generali) e annuncia che non esclude alcuna ipotesi di lotta, compreso il ricorso alla Procura della Repubblica, per le condizioni di grave rischio clinico nel quale si è costretti ad operare quotidianamente in Pronto Soccorso sempre meno sicuri sia per gli operatori che per gli utenti.
La sigla sindacale denuncia i goffi tentativi di distrarre l’attenzione dalle vere cause del problema visto che da più parti si continua ad insistere su luoghi comuni senza il supporto di dati oggettivi, per cui sono attribuite colpe e responsabilità, spesso in maniera strumentale e opportunistica ora al territorio, incapace di filtrare a monte e drenare a valle, ora ai medici di medicina generale, ora all’influenza o ai codici bianchi e agli accessi inappropriati.
Se il taglio dei posti letto e un territorio privo delle ormai necessarie strutture che possano garantire offerte alternative a quelle ospedaliere rappresentano un importante problema, è altrettanto vero che la mancanza di una politica aziendale volta a gestire con oculatezza e in maniera flessibile (vedi DM 70/2015) la preziosa e sempre più esigua risorsa “posto letto”, attraverso soluzioni strategiche e di governance o attraverso piani di gestione del sovraffollamento, contribuisce ad aggravare la crisi del Sistema.
“Le società scientifiche di riferimento – spiega Agostino Massimo Geraci resp. Anaao Assomed area Emergenza – la letteratura internazionale, recenti studi sui dati di attività dei Pronto Soccorso, evidenziano come sia l’impossibilità di ricoverare i pazienti nei reparti per indisponibilità di posti letto, al termine del completamento della fase di cura in Pronto soccorso, la principale causa del sovraffollamento soprattutto nelle grandi aree di emergenza”.
In concreto si realizza una condizione di severa congestione del sistema caratterizzata dalla permanenza “inappropriata” di pazienti in attesa di ricovero (definita Boarding), con elevati bisogni assistenziali e in grado di assorbire notevoli risorse umane, logistiche ed organizzative, risorse che dovrebbero più opportunamente essere dedicate alle attività di front line e cioè all’assistenza di nuovi pazienti e alla pronta accoglienza dei pazienti afferiti con le ambulanze del 118.
Il fenomeno del sovraffollamento dei Pronto Soccorso è tuttora oggetto, a livello internazionale, di studi scientifici e d’interventi da parte delle organizzazioni sanitarie, mirati a valutarne le dimensioni, le caratteristiche e ad individuarne i rimedi.
Ciò soprattutto perché è diffusamente riportato in letteratura, come tale fenomeno sia associato alla compromissione della qualità delle cure prestate e a molteplici esiti negativi: aumento di mortalità per i pazienti ricoverati in ospedale e per quelli dimessi dal Pronto Soccorso, latenza nella presa in carico, ritardo nell’effettuazione di accertamenti diagnostici e nell’inizio delle terapie necessarie (analgesici, antibiotici, procedure e trattamenti chirurgici), aumento di errori ed eventi avversi.
L’Anaao Assomed chiama anche l’assessore ad intervenire, perché in un contesto nel quale la domanda diventa sproporzionata rispetto all’offerta la risposta assistenziale risulta insoddisfacente, non solo sotto il profilo della qualità percepita, e matura così la maggior parte degli episodi conflittuali che spesso sfociano nei fenomeni di aggressione nei confronti di operatori sanitari che ad ogni piè sospinto continuiamo a leggere sulle pagine dei giornali e che vengono opportunisticamente derubricati a semplici fatti di ordine pubblico can find on this page.

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200 in 1 mese; Lorenzin,attività continua che va oltre casi media

Controlli a tappeto negli ospedali italiani da parte dei Carabinieri per la tutela della salute Nas che, nell’arco di un mese e con l’impegno di 600 uomini, hanno effettuato oltre 200 ispezioni, concentrate soprattutto nel periodo delle feste natalizie: il sovraffollamento di molti Pronto soccorso, con un numero di accessi in vari casi pari al doppio della media giornaliera, è tra le maggiori criticità.
Ma non solo: ad emergere, anche carenze strutturali, farmaci scaduti fino, in un caso, all’esercizio abusivo della professione. Anomalie che hanno portato ad un totale di 19 sanzioni amministrative e al deferimento di 11 persone all’Autorità Giudiziaria. Sottolinea l’importanza dell’attività di monitoraggio dei Nas il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “I controlli e le ispezioni dei Nas sono cominciati prima di Natale così come avevamo concordato, su tutto il territorio nazionale. E i numeri lo confermano. Un’attività – afferma – continua e che va ben oltre i casi e le emergenze che finiscono sui giornali, come il caso di Nola. Non solo dunque controlli nei pronto soccorso ma in tutta la rete dei servizi sanitari e della sicurezza alimentare”. Un controllo straordinario sull’intero territorio nazionale, quello effettuato dai Nas dal 15 dicembre ad oggi, al fine di verificare le condizioni di efficienza dei servizi di assistenza ospedalieri. La criticità maggiormente riscontrata, soprattutto nelle grandi città, è stato dunque il sovraffollamento – con prevalenza di persone anziane – dei Pronto soccorso, e ciò anche a causa del concomitante picco epidemico influenzale. Infatti, in alcuni ospedali, hanno riscontrato i Nas, si è registrato un numero di accessi al Pronto soccorso pari al doppio della media giornaliera.
All’ospedale Civico di Palermo, ad esempio, i carabinieri hanno trovato 27 pazienti in barella e 20 in poltrona, il triplo rispetto a quelli previsti. Alcuni erano sistemati nei corridoi per l’assenza di posti letto nei reparti. Il giorno di Natale, i Nas hanno fatto un sopralluogo anche all’Ospedale dei bambini di Palermo. Varie le irregolarità: dall’assenza di stanze dedicate al personale medico a problemi come le lunghe attese, da due a cinque ore, per ottenere gli esami di laboratorio e le prestazioni di Radiodiagnostica nei giorni prefestivi e festivi e nelle ore notturne, a causa dell’assenza di personale in regime h24. Ma sono tanti gli esempi dell’azione dei Nas, anche se le criticità rilevate rappresentano “episodi limitati che – precisano gli stessi Carabinieri – non condizionano la generalizzata situazione di funzionalità offerta dalla gran parte delle strutture visitate, operanti sul territorio”. Tuttavia, non mancano esempi negativi: in un ospedale della provincia di Ragusa, ad esempio, è stata disposta la chiusura della sala operatoria del Dipartimento di Chirurgia per mancanza dei requisiti igienico sanitari e strutturali, mentre il 26 dicembre il Nas di Campobasso ha deferito in stato di libertà un infermiere per esercizio abusivo della professione sanitaria ed il Nas di Bari ha rinvenuto presso un ospedale della provincia confezioni di medicinali scadute di validità, sequestrate.
Ed i blitz dei Nas non si fermeranno: anche nel nuovo anno, assicurano dai Carabinieri per la tutela della salute, il monitoraggio sarà costante.