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I batteri della bocca mettono in pericolo anche il cuore

Un buon sorriso è lo specchio di una buona salute, ma attenzione alla placca, nemica ancora troppo sottovalutata ma temibile. Bastano sei denti colonizzati dai batteri della placca per mettere a rischio la salute. Per avere un rischio fino a tre volte più elevato di parodontite e quindi, di malattie che a essa sono legate a doppio filo, tra cui diabete e patologie cardiovascolari. L’allarme arriva dagli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SidP) in occasione del XVIII Congresso Internazionale su Parodontologia e Salute Orale, a Rimini. “Chi soffre di parodontite ha un rischio di infarto più alto dei pazienti con un elevato spessore della parete delle carotidi, e se si sono persi denti a causa della parodontite la probabilità di sviluppare aterosclerosi è elevatissima”. “In presenza di parodontite – rileva ancora Gatti- i batteri del cavo orale attraverso la circolazione possono raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie localizzate”. La parodontite è una patologia subdola, di cui spesso non ci si accorge: 7 italiani su 10 non la conoscono, stando a un’indagine SIdP, e quattro su dieci di fronte a gengive dolenti e infiammate, che sanguinano, provano il fai da te con vitamine, integratori, collutori o dentifrici per denti sensibili. Così, otto volte su dieci il disturbo resta e può perfino aggravarsi.
“Oltre a impegnarsi nella prevenzione dei disturbi gengivali attraverso una corretta igiene orale, l’abbandono del fumo e controlli periodici e sedute professionali di igiene- conclude- è necessario che tutti sappiano di dover andare dal dentista se c’è un sanguinamento gengivale”.

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A Las Vegas anche spazzola smart e maschera a Led

Lo specchio ormai non dice più solo chi è la più bella del reame, ma insegna anche a diventarlo. Il gadget che avrebbe fatto invidia alla strega di Biancaneve è in mostra al Ces 2017, la più importante rassegna sull’elettronica al mondo, che nella parte dedicata alla bellezza presenta persino una spazzola wi fi e una maschera di bellezza a led, oltre a diverse soluzioni per chi ha perso i capelli.
Alla rassegna di Las Vegas che si chiude l’8 gennaio è stata presentata la versione evoluta di HiMirror, uno specchio capace di fare una analisi della pelle attraverso una semplice fotografia per dedurne il tipo, la presenza di eventuali danni, contarne i pori e le lentiggini, per poi suggerire prodotti e accorgimenti per porre rimedio e per un trucco perfetto. Il dispositivo , che costa 259 dollari nella versione plus, funziona in coppia con HiSkin, un altro gadget che appoggiato sulla pelle ne può fare l’analisi approfondita. Con la versione avanzata è possibile anche impostare che tipo di trucco si vuole scegliendo tra cinque diverse situazioni, da ‘passeggiata al tramonto’ a ‘pomeriggio in ufficio’. “Insieme questi dispositivi- spiega un comunicato stampa – danno accesso a informazioni che prima si potevano ottenere solo con una visita dal dermatologo”.
Anche Samsung ha lanciato un proprio dispositivo che analizza la pelle, S-skin, che è anche in grado allo stesso tempo di trattare i problemi con delle microiniezioni di nutrienti in grado anche di ripulire la pelle. Passando dalla pelle ai capelli, e aggiungendo al conto altri 200 dollari, si puó avere il Kerastase Hair Coach di L’Oreal, una spazzola intelligente che attraverso un microfono che ‘ascolta’ il rumore prodotto dalla pettinata e altri sensori è in grado di stabilire lo stato di salute dei capelli, dando consigli di conseguenza, e avvertendo anche se si colpisce troppo forte. Per chi invece i capelli li ha persi al Ces ci sono soluzioni tecnologiche. Si puó scegliere tra iGrow, un casco approvato dall’Fda che somministra una ‘light therapy’ al cuoio capelluto, e la Hairmax LaserBand, una fascia con 41 piccoli laser che promette di far ricrescere 129 capelli ogni sei centimetri quadrati. Dedicata invece alla pelle è iDerma, una maschera a Led che secondo gli ideatori riesce a stimolare la produzione di collagene mascherando difetti come l’acne e rallentando l’invecchiamento.

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E’ sintetico e permette analisi e diagnosi più accurate

Realizzato lo ‘specchio’ del Dna: è una copia speculare sintetica della molecola della vita, chiamata Sequina. Può aiutare a esplorare meglio il Dna e a rilevare le mutazioni genetiche più rare responsabili di malattie. La tecnica, pubblicata sulla rivista Nature Methods e resa disponibile gratuitamente a tutta la comunità scientifica, è stata messa a punto in Australia, dal gruppo del Garvan Institute of Medical Research guidato da Tim Mercer. 
Il genoma umano è una complicata sequenza di oltre 6 miliardi di ‘lettere’ del Dna. Anche se ora è possibile sequenziare, abbastanza velocemente ed economicamente, quello di una persona, la sua analisi è molto difficile, tanto che con i metodi attuali molte aree del genoma non possono essere analizzate a fondo e la funzione di molti geni resta sconosciuta. Per superare questi ostacoli i ricercatori australiani hanno messo a punta una tecnica basata su sequenze di Dna sintetico, ottenute cioè in laboratorio, speculari rispetto al Dna umano. 
Le Sequine vengono utilizzate nell’analisi del Dna, aggiungendole ai campioni biologici di un individuo e funzionano come un controllo interno che permette di valutare sensibilità e accuratezza dell’analisi. L’idea alla base è semplice, dice Mercer: ”l’immagine-specchio del Dna”. Confrontando cioè il Dna naturale con il Dna specchio accade qualcosa di simile a quando facciamo combaciare le dita delle mani: queste ultime sono specularmente diverse, ma a ogni dito ne corrisponde uno analogo. 
Un’area in cui le Sequine potranno essere impiegate è la diagnosi dei tumori, secondo i ricercatori. ”Incorporandole nei test diagnostici – conclude – se ne migliorerà l’affidabilità e si ridurranno le diagnosi errate”.