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Nanoparticelle sciogli-placca potrebbero prevenire la carie, soprattutto nei bambini. È quanto emerso da una ricerca condotta dalla University of Pennsylvania School of Dental Medicine.
Aggiunte al comune dentifricio o al colluttorio, le nanoparticelle di “ferumoxitolo” dovrebbero essere in grado di disgregare la placca dentale. Le simulazioni, sinora svolte, hanno dimostrato come la loro azione sia selettiva: agiscono solo sulla placca presente risparmiando lo smalto dentale. “L’idea di disgregare il biofilm è la strada più promettente contro la carie – spiega Cristiano Tomasi, membro della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIDP) – ma farlo indiscriminatamente potrebbe compromettere l’equilibrio del microbioma della bocca che ha funzioni essenziali per la nostra salute. La parte più interessante di questo studio, infatti, è che l’azione delle nano particelle è legata al PH, in modo da avere un effetto potenzialmente selettivo solo sulla placca patogena”. Al momento si tratta di dati ancora sperimentali in vitro: bisogna aspettare i test clinici.

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Nel Regno Unito si sta testando un nuovo vaccino universale contro l’influenza su 500 volontari.
Il vaccino, secondo le stime dei ricercatori, dovrebbe immunizzare contro le forme più gravi della malattia.
Il Jenner Institute dell’università di Oxford si sta occupando del progetto innovativo. In particolare la fascia di popolazione sopra i 65 anni d’età del Berkshire e Oxfordshire sarà quella presa in esame per i test.
In sostanza i ricercatori vogliono testare le nuove scoperte sulla popolazione più soggetto ai ceppi influenzali. La sicurezza del vaccino è uno degli obiettivi della ricerca, insieme alla sua efficacia.
I vaccini odierni stimolano il sistema immunitario attraverso la produzione di proteine sulla superficie del virus. Tuttavia quest’ultimo muta ogni anno. Il nuovo invece va a colpire le proteine del nucleo del virus, che restano gli stessi in tutti i ceppi di tipo A.
Secondo Sarah Gilbert: “In futuro il vaccino potrebbe essere fatto ogni 5 anni, anzichè ogni anno, ma prima dobbiamo completare i test”.

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I test riguarderanno i pazienti del Bambino Gesù

Arriva dalle terapie con cellule immunitarie geneticamente modificate una nuova arma nella lotta ai tumori del sangue, la cui efficacia verrà sperimentata in Italia. Lo prevede un accordo che sancisce la collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, punto di riferimento europeo per la cura e la ricerca in campo pediatrico, e Bellicum Pharmaceuticals, azienda che ha messo a punto l’interruttore di sicurezza CaspaCIDe, un ‘gene suicida’ progettato per ridurre o eliminare le cellule in presenza di effetti collaterali.
Nel dettaglio, l’accordo riguarda lo sviluppo preclinico e clinico di prodotti di terapia cellulare avanzata ingegnerizzati con il ‘gene suicida’, per la produzione di linfociti modificati attraverso recettori (CAR T e TCR) specifici per determinati antigeni, tra cui il CD19. In base all’accordo, la Bellicum Pharmaceuticals finanzierà la produzione e manterrà i diritti per la commercializzazione, il Bambino Gesù manterrà invece i diritti a scopo di ricerca. Ovvero effettuerà studi clinici, a partire dal 2017, per l’applicazione di queste terapie in pazienti pediatrici affetti da leucemia linfoblastica acuta e neuroblastoma.
“La combinazione tra l’innovativa tecnologia dell’interruttore di sicurezza messo a punto da Bellicum e la nostra esperienza nel campo delle terapie geniche e cellulari, nella capacità di condurre studi clinici e nella capacità di produzione di cellule secondo le norme della Good Manufacturing Practice – commenta Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – rende questa partnership ideale per l’avanzamento rapido delle terapie cellulari avanzate di cui potrebbero beneficiare bambini e adulti affetti da patologie tumorali potenzialmente letali in tutto il mondo”.
L’accordo è stato siglato dopo il successo della prima sperimentazione congiunta per testare l’efficacia di dell’interruttore CaspaCiDe per controllare gli effetti indesiderati conseguenti a un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da donatore parzialmente compatibile.