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Giannini, 40% delle risorse destinate al capitale umano

E’ stato varato il Programma Nazionale della Ricerca, il documento che stanzia 2,5 miliardi per gli investimenti pubblici destinati alla ricerca scientifica, il 42% dei quali destinati al capitale umano. Le linee strategiche della ricerca sono state presentate oggi a Roma dal ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Stefania Giannini.
“Il Programma – ha detto il ministro – è uno strumento strategico che abbiamo nelle mani per investire nel capitale umano”. Aerospazio, agrifood, salute e industria 4.0 sono i cardini del Programma, che punta anche a infrastrutture e alla ricerca nel Sud”. 

Entro l’estate i primi bandi
Entro l’estate, ha proseguito il ministro, si prevedono i primi bandi nell’ambito del Programma Nazionale: “riguarderanno il capitale umano, ossia gli investimenti destinati a dottori di ricerca e ricercatori”.

In autunno, ha aggiunto, sono attesi i primi bandi relativi alle infrastrutture per la ricerca, dopo i necessari passaggi con le Regioni. “I primi fondi – ha proseguito Giannini – potrebbero essere erogati tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017”.
Aumento dei fondi del 25%

Il finanziamento per il Programma, previsto inizialmente in 1,950 miliardi, è stato aumentato del 25%, pari a 500 milioni, raggiungendo la cifra di 2,5 miliardi: “non basta, ma è comunque un primo passo”, ha rilevato il ministro. L’obiettivo è rendere l’Italia “più attrattiva e competitiva, al pari degli altri Paesi, sia per i ricercatori italiani all’estero sia per i ricercatori stranieri”, ha aggiunto.

I grandi obiettivi 

Aerospazioagrifoodsalute e industria 4.0 sono i quattro temi principali fra i 12 del Programma, che comprendono chimica verde, smart communities, energia e design. Si punta poi su grandi infrastrutture di ricerca capaci di attrarre ricercatori dall’estero, sull’esempio dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica NUcleare: delle 200 infrastrutture individuate inizialmente, sono 57 quelle oggi sul tavolo dei valutatori chiamati a stabilire le priorità. 

Sei azioni

Si prevedono inoltre sei azioni, la principale delle quali prevede un miliardo e 20 milioni di euro per incentivare i progetti di dottori di ricerca e ricercatori e che permetteranno di arruolare 6.000 giovani in più nei prossimi cinque anni, 2.700 di quali nel primo triennio. Nel finanziamento sono compresi poi 150 milioni per sostenere i giovani nella competizione europea, con contributi fino a 600.000 euro per i vincitori dei bandi del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) che scelgono come sede l’Italia; prevista anche l’innovazione del dottorato di ricerca, intesa come terzo livello dell’istruzione superiore.

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“Italia col segno più”, ovvero la famigerata Legge di Stabilità prevede nuovi investimenti in capitale umano e giovani Il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Stefania Giannini, dopo il consiglio dei ministri che ha approvato la legge di Stabilità ha annunciato finanziamenti per 500 cattedre d’eccellenza, 1000 nuovi ricercatori, 6000 borse medicina.

“Quella approvata oggi è una legge di Stabilità che valorizza l’eccellenza, il merito e l’alta qualità scientifica. Abbiamo varato misure importanti e incisive sul capitale umano e per i giovani. Sono particolarmente soddisfatta: per l’Università e la Ricerca è davvero un nuovo inizio”, ha commentato il ministro”.

“Diamo agli atenei – spiega – i fondi per 500 cattedre di eccellenza destinate ai ricercatori e agli studiosi italiani e stranieri con alta qualificazione scientifica”. Si tratta di 50 milioni per il 2016 e di 75 milioni a partire dal 2017.

“Stanziamo risorse – 55 milioni per il 2016 e 60 milioni dal 2017 – per l’assunzione di 1.000 ricercatori. Ai migliori di loro gli atenei potranno garantire una carriera da docente. Si tratta di una misura importante a favore di quei ragazzi che, dopo gli studi universitari, per talento e passione, ambiscono a proseguire nel campo della ricerca”. Al piano straordinario si aggiunge “lo sblocco totale del turn over per i ricercatori a tempo determinato. Finalmente ogni università potrà fare una politica di investimento sui giovani”.

“Infine – ha concluso Giannini – una misura di cui sono particolarmente orgogliosa è quella che stabilizza alla cifra di 6.000 all’anno le borse di specializzazione in Medicina che, all’insediamento del Governo di cui faccio parte, erano poco più di 3.000”.

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“Chi ha parlato e continua a parlare di “teoria gender” in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati”. Sono queste le dure parole con la quale il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha deciso di gettare acqua sull’assurdo incendio scoppiato attorno a questa fantomatica teoria.

La polemica, nata con il dibattito sulla riforma dei programmi scolastici della cosiddetta “buona scuola” del governo, ruota attorno all’adozione di alcuni testi, che, secondo i sostenitori, diffonderebbero l’idea che non esistano generi sessuali distinti.

Al fianco del ministro, nel sostenere l’inesistenza di una “teoria gender” all’interno dei programmi scolastici si son schierati, oltre alla forze politiche di maggioranza, anche gli psicologi italiani.

“Ringraziamo la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini per la ferma presa di posizione circa l’inesistenza di una presunta ‘teoria del gender’ all’interno della didattica della scuola italiana. Le strumentalizzazioni legate a questo tema hanno raggiunto un livello davvero vergognoso e inaccettabile: basta con le mistificazioni”. A dirlo è il presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, Nicola Piccinini.

“Il dibattito a cui abbiamo assistito in questi mesi – aggiunge Paola Biondi, consigliera segretaria dell’Ordine – è il prodotto di un clima avvelenato, frutto di malafede e ignoranza. Occorre sottolineare ancora una volta che non esiste alcuna prova scientifica sull’esistenza di una “teoria gender” e che, se vi sono motivi di preoccupazione, questi riguardano l’arretratezza del nostro Paese in materia di tutela dei diritti e lotta contro la discriminazione”.

“Un’adeguata formazione alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, comprese quelle rivolte a gay, lesbiche, transgender e famiglie omogenitoriali (prevista dalla “Buona Scuola”) – continua Biondi – getta le basi per una scuola inclusiva e capace di valorizzare le differenze. Fattore, questo, indispensabile per la formazione di una cittadinanza consapevole e per l’allineamento dell’Italia agli standard europei in fatto di civiltà e democrazia”.