Psicologia

Dott. Massimo Agnoletti Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico – Favaro Veneto (VE)
 
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Le recenti scoperte relative la scienza dei telomeri ci danno la possibilità di vedere il complesso concetto di Stress in una nuova prospettiva.
 
Abstract
 
English version
 
Telomere literature allows us to measure influence that various factors have on our behaviors in terms of genetic fitness because they globally quantify whether the behaviors carried out favorably or unfavorably impact longevity and cellular health. Concept of Stress, within the context of telomere science, acquire a more complex but more precise meaning than previous paradigm.
 
Versione Italiana
 
La letteratura inerente i telomeri permette di misurare l’influenza che vari fattori relativi i nostri comportamenti hanno a livello di fitness genetica perché quantificano globalmente se questi impattano in modo favorevole o sfavorevole la longevità e la salute cellulare. Il concetto di Stress, all’interno del contesto della scienza dei telomeri, acquista un significato più complesso ma più preciso rispetto il paradigma precedente.
 
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Il concetto scientifico di Stress, lontano dal significato attribuito generalmente quando parliamo informalmente, ha quasi un secolo di vita e una sua complessità che nell’essere umano include gli aspetti psicologici, socioculturali, neurali, endocrini, cellulari e genetici.
Da quando lo scienziato Cannon lo definì nei termini di una reazione dell’organismo al perturbamento del suo precedente stato di equilibrio, vari autori tra i quali Selye, Lazarus, Sapolsky, Chrousos, hanno arricchito di dettagli il concetto di Stress (che deriva dalla parola “stringere”, “premere”) sottolineandone alcuni aspetti più di altri (l’aspetto aspecifico di alcune caratteristiche neuroendocrine attivate come risposta rispetto l’agente stressante, il dettaglio di elaborazione a livello di sistema nervoso centrale prima di attivare la modalità acuta, la natura delle molecole implicate nelle varie modalità e molte altre).
Individuare la natura e la logica dello Stress è complicato per la complessità del concetto e la molteplicità’ dei fattori coinvolti (lo Stress può essere conscio o inconscio, valutato cognitivamente come positivo o negativo, implicare alcune aree cerebrali o meno, vantaggioso o svantaggioso per la nostra salute psicofisica, presentarsi come specifico, breve e intenso o del tutto aspecifico, cronico ed a bassa intensità, ecc.).
Come risultato globale di tutte le attuali ricerche si potrebbe dire che lo Stress è una modalità per fornire energia finalizzata a soddisfare i nostri sistemi teleonomici psico-neuro-endocrino-immunologici altamente integrati e vicendevolmente interagenti che compongono il nostro organismo (Bottaccioli F. & A.G., 2017).
Per sistema teleologico intendo un sistema d’informazioni che si modificano nel tempo, seguendo le regolarità caratteristiche dei sistemi evolutivi (Miller, 1970; Monod, 1970; Morin, 1985; Prigogine, 1976) capaci di aumentare la complessità evolvendo nel tempo (Barbieri, 2003; Miller, 1970; Monod 1970; Morin, 1985; Prigogine, 1976).
Ho introdotto nella definizione di Stress il concetto chiave di teleonomia perché per comprendere lo Stress non ci si deve limitare a considerare i fattori esterni quali promotori che innescano la reazione dell’organismo (generalmente considerati elementi perturbanti la cosiddetta “omeostasi”, si pensi ad un virus per esempio) ma anche fattori endogeni che fanno parte del progetto teleonomico dell’organismo stesso e che generalmente aumentano la complessità del sistema globale stesso (la differenziazione cellulare o lo sviluppo ontogenetico sono solo alcuni lampanti esempi).
Durante l’aumento di complessità strutturale e/o informazionale (crescita del sistema globale) l’organismo ha bisogno di fornire energia quindi attiva il meccanismo di Stress ma non si tratta di una “perturbazione” che proviene da fattori esterni l’organismo ne la finalità in questione è quella di ritornare allo stato precedente l’attivazione “stressante”.
Dalla definizione appena esposta, è chiaro che la parola Stress è associata ad un concetto complesso che di per sé non ha una valenza positiva o negativa perché va contestualizzato all’interno di un sistema informazionale spazio temporale di riferimento. Anche dal punto di vista esperienziale quest’affermazione ha una sua evidenza nel momento in cui ci ricordiamo che qualcosa percepito come dis-stressante (cioè uno stress negativo) in un determinato momento di vita, può essere vissuto come uno stress positivo in un tratto di vita successivo o viceversa o come sia “stressante” talvolta essere impegnati in una sfida personale che comunque desideriamo vincere.
La dimensione soggettiva, cioè legata alla personale elaborazione del piano psicologico cognitivo, emotivo e motivazionale, dello Stress è sempre stato motivo di grande disorientamento nell’identificazione del dettaglio delle caratteristiche universali specie specifiche dello Stress stesso. In effetti, è assolutamente sconcertante pensare che lo stesso agente stressante possa essere percepito come un fattore positivo o negativo dalla stessa persona (in due momenti differenti) o da due persone diverse.
Esistono quindi caratteristiche distintive peculiari dello Stress nella specie umana (a livello di attivazione psico-neuro-endocrina-immunologica e cellulare) solo se accadono combinazioni uniche nell’interazione dei suddetti sistemi teleonomici.
Nell’uomo la massiccia diversità della componente cognitiva, emotivo e motivazionale aumenta la grande complessità già presente in tutti i Vertebrati nel meccanismo comune di Stress.
Con il recente sviluppo della scienza dei telomeri, la biologia
 
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molecolare ha fornito potenzialmente uno strumento almeno in parte oggettivabile per quantificare quest’aspetto soggettivo dello Stress.
Vediamo ora il perché di quest’affermazione.
 
Dalla fine degli anni 80 del Novecento le innovative ricerche sui telomeri della dott.ssa Blackburn e del suo team di ricercatori (Blackburn, 1991; Blackburn, 2010) hanno evidenziato come queste strutture biologiche che si trovano sulla parte terminale di tutti i cromosomi (per evitarne la disgregazione strutturale del DNA stesso e la fusione intercromosomica) sono fondamentali per determinare la longevità e la senescenza cellulare.
La loro misurazione è presto diventata in biologia molecolare il riferimento più affidabile ed attendibile per determinare la longevità cellulare tanto che i telomeri sono ormai considerati al pari di “orologi” biologici che indicano lo stato di salute delle cellule e la longevità potenziale residua.
Più è efficace il lavoro di manutenzione fatto sugli stessi telomeri per opera della telomerasi (un enzima dedicato a questo scopo) più lunga è la vita residua della cellula e migliore sarà la sua fitness globale. Più corta è la lunghezza assoluta dei telomeri più la cellula tende ad avere problemi d’invecchiamento fino al punto limite in cui i telomeri,non riuscendo più a soddisfare il loro ruolo strutturale, avviano il processo di disgregazione cromosomica decretando il declino irreversibile di tutta la struttura e la funzione cellulare.
Dopo una certa soglia l’accorciamento telomerico predispone quindi nel medio/lungo termine a molte malattie cardiocircolatorie, immunitarie ed oncologiche (Prinz, 2011).
La dott.ssa Elizabeth Blackburn (insignita del premio Nobel per la medicina per i suoi pionieristici studi sui telomeri) insieme alla psicologa Elissa Epelhanno dimostrato non solo che persone soggette a stress cronico presentano telomeri in assoluto più corti rispetto chi non vive questa condizione (l’ordine di grandezza è dai 9 ai 13 anni di invecchiamento cellulare!) ma anche che gestire poco efficacemente lo Stress accelera il processo d’invecchiamento cellulare genetico, attraverso il sempre più ridotto potere di mantenimento della telomerasi (l’enzima che “ripara” la struttura dei telomeri).
Le due colleghe hanno dimostrato inoltre che le donne che erano riuscite a gestire più efficacemente lo Stress mostravano statisticamente telomeri più lunghi e una telomerasi più attiva rispetto coloro che gestivano lo Stress meno efficacemente.
Questi ed altri studi (si veda ad esempio l’effetto del pessimismo o la pratica della meditazione) pionieristici (Agnoletti, 2018a; Agnoletti, 2018c) hanno segnato la nascita di un nuovo settore della Psicologia scientifica, la Psicologia Epigenetica (Agnoletti, 2018d) e dimostrato come esista una connessione tra gli estremi di un continuum definito da due codici e due linguaggi contemporaneamente così importanti per l’essere umano quanto distanti dal punto di vista delle dinamiche causali: i nostri processi psicologici/esperienziali ed il nostro codice genetico (Agnoletti, 2018b).
Oltre a questi cambiamenti paradigmatici questi studi hanno anche indirettamente dimostrato che gli effetti soggettivi derivanti dalla personale configurazione psicologica (cognitivo, emotivo e motivazionale) sono comunque tradotti all’interno del codice organico dei telomeri in una modalità binaria espressa dal migliore o peggiore funzionamento degli enzimi della telomerasi rispettivamente in favore o sfavore la lunghezza assoluta dei telomeri che determinano la nostra longevità potenziale residua e la nostra futura qualità di vita globale.
Se da una parte sembra che l’impatto a livello di telomeri di fattori quali la qualità ambientale, la qualità del sonno, della nutrizione e dell’attività motoria inducano gli effetti simili e comparabili perché attivano universalmente (all’interno della stessa specie) i medesimi pattern causali, il ruolo della gestione dello Stress che coinvolge il sistema teleonomico psichico è più complesso, più eterogeneo ed autonomo al punto che il medesimo oggettivo agente stressante può avere ricadute sulle dinamiche telomeriche pressoché’ opposte.
Tradotto più semplicemente, se da una parte sappiamo che, ad esempio, una specifica dieta migliora le performance delle telomerasi rallentando significativamente il processo di invecchiamento cellulare, sappiamo altrettanto bene che il nostro aspetto psicologico impatta grandemente sulla gestione del nostro stress percepito influenzando l’attività di “manutenzione” dei telomeri determinando importanti differenze sulla nostra longevità e qualità di vita.
Il concetto di Stress, almeno nella sua variante che prevede una sua consapevolezza psicologica, quindi è contemporaneamente soggettivo (nel senso che dipendentemente dalla configurazione mentale può avere un’elaborazione che va da una valenza positiva a una negativa) e oggettivabile (nel senso che dipendentemente dal risultato della sua elaborazione psicologica viene espresso in modalità misurabile nei processi telomerici).
Si tratta di un cambiamento di paradigma della concezione dello Stress perché per la prima volta abbiamo la possibilità di misurare attraverso gli strumenti della biologia molecolare le ricadute soggettive, esperienziali e personalilegate alla sua gestione.
In questo contesto gli aspetti soggettivi/oggettivi, analogici e digitali (dei codici biologici), i livelli psicologici e i piani memoria genetici (ed epigenetici) si intrecciano in una comunicazione continua e bidirezionale.
In un futuro forse non troppo lontano sarà possibile misurare in dettaglio i vari fattori che maggiormente influenzano l’invecchiamento cellulare umano identificando se la persona riesce a gestire più o meno efficacemente lo Stress offrendole strumenti e percorsi psicologici più adatti alla sua caratteristica individualità.
 
Bibliografia
 
Agnoletti, M. (2018a). “L’Asse psiche-telomeri ecco come la mente influenza l’invecchiamento”, PNEINEWS, 5-2018, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018b). Gli studi sull’influenza che la gestione dello Stress ha sull’epigenetica dei Telomeri impongono un nuovo paradigma nel settore delle Scienze Psicologiche e Biomediche. Medicalive Magazine, n°7, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018c). “La Scienza dei Telomeri. Come sta cambiando radicalmente il concetto d’invecchiamento con importanti conseguenze sul piano della salute e del benessere psicofisico umano”, Medicalive Magazine, n 8, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018d). “la nuova frontiera della psicologia: la Psicologia Epigenetica”, State of Mind,10-2018, Italy.
 
Barbieri, M. (1985). La teoria semantica dell’evoluzione. Torino: Boringhieri.
 
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Bottaccioli, F., Bottaccioli, A.G. (2017). Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata. Il manuale, Edra, 2017, p. 720, ISBN 9788821437663.
 
Cannon, W.B. (1929). Organization for physiological homeostasis. Physiological Review, IX(3), 399-431.
 
Jacobs, T.L., Epel, E.S., Lin, J., Blackburn, E.H., Wolkowitz, O.M., Bridwell, D.A., Zanesco, A.P., Aichele, S.R., Sahdra, B.K., MacLean, K.A., King, B.G., Shaver, P.R., Rosenberg, E.L., Ferrer, E., Wallace, B.A. & Saron, C.D. (2011). Intensive meditation training, immune cell telomerase activity, and psychological mediators. Psychoneuroendocrinology; 36(5):664-81. doi:10.1016/j.psyneuen.2010.09.010.
 
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Miller, J.G. (1970). Living Systems. New York: Mc-Graw-Hill. Trad. it. (1971), La teoria generale dei sistemi viventi. Milano: Franco Angeli.
 
Monod, J. (1970). Le hazard et la necessité. Parigi: Seuil. Trad. it. (1970), Il caso e la necessità. Milano: Mondadori.
 
Morin, E. (1985). La via della complessità. In G. Bocchi, M. Ceruti (a cura di) (1985), La sfida della complessità. Milano: Feltrinelli.
 
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Selye, H. (1974). Stress without distress. J. B. Lippincott, Philadelphia.
 
Selye, H. (1976). Stress in health and disease. Butterworth’s, reading, Massachusetts.

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Esperti, si combatte con alimentazione e movimento fisico

Spossatezza, stordimento, calo dell’attenzione e mal di testa. Chi ha questi sintomi al ritorno dalle vacanze è in buona compagnia: secondo gli esperti si chiama ‘post-vacation blues’, è un vero e proprio stress da rientro alla vita quotidiana e metterebbe in difficoltà un italiano di dieci. A soffrirne sarebbero anche i bambini, che potrebbero accusare “fastidiosi mal di testa a causa del rientro sui banchi di scuola”.
Lo stress da rientro, spiega l’Osservatorio Sanpellegrino, “non è una vera e propria patologia ma un disturbo che fa insorgere questi sintomi quando il corpo e la mente fanno fatica a riabituarsi ai ritmi della vita di tutti i giorni”. Tra i consigli per evitarlo c’è quello di pianificare un rientro ‘soft’ dalle vacanze, magari “tornando in città qualche giorno prima dell’inizio ufficiale delle attività. Ma anche riprendere stili di vita sani e abitudini corrette è necessario per concedere al nostro organismo il tempo per riabituarsi gradualmente ai ritmi ed alle responsabilità”.
Anche una corretta alimentazione gioca un ruolo determinante: “E’ importante sapere che il magnesio – dice Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio e membro della International Stockholm Water Foundation – è un micronutriente con un ruolo chiave per la regolazione dell’umore e la cura dello stress. Lo possiamo trovare in diversi alimenti, come frutta secca e cibi integrali, ma anche nell’acqua minerale. Prediligere le acque ricche di magnesio ci può aiutare a ripristinare il nostro equilibrio psichico ed emotivo, andando ad armonizzare tutta la sfera nervosa soprattutto quando i disturbi dell’umore diventano più frequenti”. Altri alimenti utili per combattere lo stress da rientro sono il cioccolato, “cibo del buonumore per antonomasia – conclude l’Osservatorio – ma anche il latte e la frutta secca, che influenzano la seronotina”, spesso considerato una sorta di ‘ormone della felicità’. Importante, infine, “anche fare movimento fisico, per ridurre le tensioni e favorire il riposo notturno”.

Fonte:www.ansa.it

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Il fai da te per tornare a ‘carburare’ dopo l’estate

Le vacanze estive possono dirsi ufficialmente agli sgoccioli ma gia’ prima delle vacanze 1 italiano su 5 (21%) era preoccupato per ciò che avrebbe trovato al rientro, ma ora che agosto è quasi finito “1 su 3 (32%) si scopre più stressato di prima”. A dirlo è uno studio online di In a Bottle (www.inabottle.it).
Gli aspetti più temuti sono il ritorno alla routine (63%), le ansie sul lavoro (57%) e i colleghi (49%). “Lo stress – spiega Giandomenico Bagatin, psicoterapeuta – è dovuto a frustrazione. Le vacanze possono essere piacevoli ma se si torna a una vita insoddisfacente, si rischia di essere più stressati di prima”. Gli eccessi della vacanza mettono alla prova anche la salute: “Spesso – dice Luca Piretta, specialista in Scienze della Nutrizione – ci sono sregolatezza di orari, abuso di alcolici, e a volte sport estremi fatti senza preparazione. Il recupero comincia dalla colazione, dato che saltarla riduce capacità di concentrazione e rendimento fisico. Conta anche bere acque ricche di minerali, per recuperare i sali persi durante l’estate”.
La dottoressa Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, autrice del libro “La dieta dei biotipi”, in collaborazione con Consulcesi Club, spiega quali possono essere i 9 trucchi per sconfiggere lo stress da rientro dalle ferie.
1 – Utilizza acqua fredda sui polsi e poi sul viso. I brividi risvegliano immediatamente e sono un vero toccasana quando si è assonnati.
2 – Bevi un bicchiere d’acqua con succo di limone appena sveglio. Il succo di limone è acido, ma aiuta ad alcalinizzare il corpo donando una sferzata d’energia.
3 – Muoviti: un corpo in movimento tende a rimanere tale mentre un corpo a riposo tende a rimanere a riposo. La mattina fai un paio di minuti di yoga o di saltelli, anche con i bambini, che si divertiranno tantissimo e si prepareranno prima, piuttosto che essere chiamati e richiamati dai genitori con un timbro di voce irritato.
4 – Inizia la giornata immaginando il risultato finale che vuoi raggiungere, e magari scrivilo. Se hai bambini in età scolastica chiedi loro quale gioco vorrebbero fare al rientro affinché sappiano che li aspetta anche qualcosa di divertente.
5 – Non utilizzare mai il telefono in bagno, risparmierai almeno 30 minuti. I tuoi amici, contatti, colleghi, possono aspettare qualche minuto e puoi goderti un po’ di privacy senza perdere la cognizione del tempo per poi dover correre all’impazzata per riuscire a fare tutto.
6 – Imposta la colazione e il pranzo la sera prima, sia per te sia per i bambini; prepara già la tavola per la colazione, scegli i frullati e prepara gli ingredienti secchi nel frullatore la sera prima e aggiungi il liquido poco prima della colazione. In 30 secondi sarà tutto pronto. Quando prepari la cena, lascia da parte del cibo per il pranzo del giorno dopo e disponilo in appositi contenitori in frigorifero, metti un post-it sulla porta di casa con su scritto ‘pranzo in frigo’, e mettilo in borsa prima di uscire.
7 – La sera metti gli snack direttamente nella borsa, così come negli zaini dei bambini; se sono abbastanza grandi e autonomi puoi affidare loro questo piccolo compito.
8 – Inizia la giornata con un ‘grazie’ e un ‘buongiorno’, questo predisporrà la tua mente alla soluzione dei problemi e non allo scoraggiamento.
9 – Non dimenticare di respirare. Quando ci si alza molto presto e si hanno i minuti contati, si respira in modo superficiale e velocemente. Questo aumenta lo stato di ansia e preoccupazione.
Prenditi un minuto per focalizzare l’attenzione sul respiro, inspira profondamente gonfiando bene il torace ed espira via tutta l’aria, preferibilmente davanti a una finestra aperta.

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Indagine in 7 paesi, non conosciamo i sintomi se funziona male

Cambiamento di peso, irritabilità, ansia, insonnia e eccessiva stanchezza: alzi la mano chi non ha pensato che fossero disturbi legati a stili di vita frenetici, non rendendosi conto che potrebbero invece essere legati ad disturbo della tiroide. Questi ultimi interessano circa 200 milioni di persone in tutto il mondo e in alcuni paesi quasi il 50% delle persone non ricevono una diagnosi. I disturbi della tiroide sono 10 volte più comuni nelle donne, il 17% delle quali, all’età di 60 anni, potrebbe sviluppare l’ipotiroidismo, il più comune tipo di disturbo della tiroide. Se gli squilibri dell’ormone tiroideo non sono diagnosticati e trattati, possono avere un effetto dannoso sulla salute e sul benessere di una persona. È pertanto fondamentale che le persone siano a conoscenza dei sintomi che, se scoperti, non devono essere ignorati. Eppure, e’ emerso da una indagine internazionale, commissionato dalla Merk in collaborazione con la Thyroid Federation International (TFI), quasi un terzo delle donne non sa spiegare quali sono i disturbi della tiroide e la maggior parte delle intervistate, era ignara che i sintomi potessero essere il risultato di un disturbo della tiroide. L’indagine ha coinvolto le donne di sette paesi differenti e ha evidenziato la tendenza ad associare le loro scelte di stile di vita a sintomi che potrebbero essere invece causati da un disturbo della tiroide. Circa la metà (49%) delle intervistate ha dichiarato di aver attribuito la causa del proprio stato d’inquietudine o della difficoltà a dormire allo stile di vita scelto, mentre il 40% ha dato la colpa allo stile di vita per la sensazione di depressione, gli stati d’ansia e la sensazione di stanchezza. In realtà, questi sono sintomi comuni di un disturbo della tiroide.
Questa tendenza a dare la colpa allo stile di vita per i sintomi potrebbe essere ulteriormente evidenziata dal fatto che quasi un quarto (23%) delle intervistate ricorda di aver raccontato ad un amico o ad una persona cara di aver accettato la sensazione di essere depressa, ansiosa o irritabile come parte della vita, mentre il 19% delle intervistate avrebbe detto di accettare di sentirsi stanca o fiacca ogni giorno.
“I risultati dell’indagine evidenziano un’importante ragione per la quale milioni di persone vivono la loro esistenza senza che sia loro diagnosticato o trattato un disturbo della tiroide, con conseguente scarsa qualità della vita. Speriamo che questo incoraggi più persone a parlare con il proprio medico piuttosto che accettare i sintomi come parte ordinaria della vita quotidiana”.
L’indagine ha sottolineato perchè può essere molto difficile individuare un disturbo della tiroide. I sintomi come sensazione di incapacità di concentrazione (29,6%), difficoltà a rimanere incinta (30%), intestino pigro e costipazione (29%) non sono stati comunemente associati ai disturbi della tiroide dalle intervistate. Una caratteristica dei disturbi della tiroide che li rende difficili da individuare è che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea aiutano a regolare molte funzioni diverse nel corpo. I sintomi possono quindi essere diversi e non sono specifici o unici.
In occasione della presentazione dell’indagine, inoltre, Merck lancia il sito “Non sei tu. È la tua tiroide” (www.thyroidaware.com/it) con l’obiettivo di aiutare le persone a non attribuire esclusivamente a se stessi e al proprio stile di vita alcuni sintomi delle patologie tiroidee.

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Potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi di salute per il nascituro

Lo stress della mamma – se continuato nel tempo – può trasmettersi al feto attraverso il liquido amniotico e non è escluso che potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi di salute per il nascituro. E’ quanto rivela uno studio su gestanti pubblicato sulla rivista Stress klicken sie hier, um mehr zu lesen.
Condotto da esperti dell’Università di Zurigo e dell’Istituto Max Planck di Monaco, lo studio mostra anche che uno stress momentaneo, non duraturo, non ha influenza particolare sul feto che resta protetto da esso.
In passato studi su animali hanno mostrato che la presenza di ormoni dello stress nel liquido amniotico può aumentare lo sviluppo del feto. Altri studi hanno invece messo in relazione lo stress in gravidanza con un maggior rischio di disturbi per il nascituro, quali l’iperattività. Questa ricerca è volta quindi ad aumentare le conoscenze sui possibili effetti dello stress in gravidanza.
Gli esperti hanno studiato un gruppo di gestanti misurando in primis l’aumento degli ormoni dello stress nel sangue delle donne in concomitanza con l’amniocentesi, evidenziando che uno stress momentaneo della donna non influenza in alcun modo la quantità degli stessi ormoni nel liquido amniotico, quindi non influenza il feto. Invece, quando lo stress è cronico, la donna presenta livelli alterati di ormone, il che favorisce il rilascio di ormoni dello stress (CRH) e questi risultano in eccesso anche nel liquido amniotico dove sembrano influenzare – accelerandola – la crescita del feto. “Una eccessiva accelerazione della crescita fetale potrebbe avvenire a spese del corretto sviluppo degli organi”, ipotizza Ulrike Ehlert, psicologo che ha coordinato lo studio, ma serviranno ulteriori ricerche per capire se vi sono reali conseguenze per il bebè.
Gli esperti suggeriscono comunque alle donne che sono sottoposte a forti stress per periodi prolungati di farsi aiutare da specialisti per ritrovare un equilibrio.

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Columbia University, ma provocano stress e lasciano il segno anche sulla pelle

Il 95 per cento di noi ha dei segreti. Ne teniamo chiusi nel cuore in media 13 alla volta, cinque dei quali davvero inconfessabili, di cui non abbiamo mai fatto menzione a nessuno.
Questa abitudine però può essere dannosa per la salute: aumenta infatti i livelli di cortisolo, ormone dello stress, cosa che può portare a problemi di intestino e metabolismo, pressione alta, invecchiamento della pelle e un sistema immunitario debole. Non è tanto nascondere i segreti a provocare questo, quanto pensarci di continuo. È quanto emerge da una ricerca della Columbia University di New York, pubblicata sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology. La ricerca ha preso in esame 10 diversi studi, approfondendo anche i segreti che più frequentemente manteniamo. Tra questi, fantasie sessuali o romantiche su una persona che non è il nostro partner, questioni finanziarie o familiari, ambizioni, scarsa considerazione di noi stessi e persino, più in fondo nella classifica, avere un aborto.

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Studio, i risultati hanno rivelato che i piccoli che hanno giocato e accarezzato i loro cani, avevano più bassi livelli di cortisolo rispetto ai bimbi che non avevano interagito con l’animale

Che si manifesti con problemi di addormentamento, mal di testa o dolori allo stomaco, lo stress non risparmia i bambini. Ma, per aiutarli a ridurlo, un animale da compagnia può fare la differenza. A verificarlo attraverso uno studio che ha messo a confronto i livelli di cortisolo, l’ormone prodotto dal corpo per rispondere a situazioni stressanti, è uno studio pubblicato su Social Development. Studi precedenti hanno dimostrato che cani e gatti aiutano gli adulti a calmarsi e quindi ridurre lo stress.
Per verificare se lo stesso accade per i bambini, i ricercatori dell’Università della Florida (UF) di Gainesville, guidati da Darlene Kertes, del dipartimento di psicologia, hanno incluso nel loro studio circa 100 bimbi tra i 7 e i 12 anni. Per testare i livelli di stress, i ricercatori hanno chiesto loro di impegnarsi in due compiti noti per aumentare i livelli di cortisolo, ovvero parlare in pubblico e compiere operazioni di aritmetica mentale.
Hanno assegnato in modo casuale i bambini a 3 gruppi: uno doveva completare i compiti stressanti in presenza del proprio cane, un gruppo in presenza del proprio genitore, un terzo gruppo senza nessun sostegno. Per valutare i loro livelli di cortisolo, sono stati raccolti campioni di saliva prima e dopo aver completato il compito. I risultati hanno rivelato che i bambini che hanno giocato e accarezzato i loro cani, avevano più bassi livelli di cortisolo rispetto ai bambini che non avevano interagito con l’animale.

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Progetto Ue con Università Torino su 250mila neonati e genitori

Essere sottoposti ancora prima della nascita a fattori di stress, espone a un maggior rischio di ammalarsi: su questa relazione è incentrato il progetto europeo LifeCycle per la creazione del primo European Child Cohort Network. Finanziato con 10,4 milioni di euro nell’ambito delle attività Horizon 2020, riunirà 250mila neonati e genitori. I risultati della ricerca saranno tradotti in nuove politiche di prevenzione e intervento focalizzate sulla prima fase della vita.
Saranno identificate le esposizioni che agiscono precocemente nella vita influenzando lo sviluppo e il rischio di malattie non trasmissibili nell’intero ciclo della vita, gli interventi per ridurle e per generare modelli predittivi di rischio e sviluppare delle app sulle esposizioni precoci. L’Università di Torino, unico partner italiano del consorzio multinazionale e multidisciplinare che ne riunisce 18 provenienti da 10 diversi paesi europei e dall’Australia, riceverà un finanziamento di oltre 500 mila euro per sviluppare la componente metodologica, creare gli indicatori per valutare l’impatto dello stato socioeconomico sui tre outcome di salute del progetto: salute mentale, respiratoria e cardio-metabolica.
Il progetto si propone di arricchire i dati già disponibili con nuovi indicatori di esposizione ambientale (inquinamento atmosferico, rumore, elementi urbani), socio economica (disponibilità economica famigliare, livello di studio, migranti di primo o seconda generazione) e di stili di vita (dieta, attività fisica, fumo e alcool, pattern di sonno).