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Queste onde, ‘lampo’ dopo lampo’, aprono la cosiddetta ‘barriera ematoencefalica

Partito in Canada un primo trial clinico su pazienti con Alzheimer per testare una tecnica non invasiva e non farmacologica – basata sugli ultrasuoni – contro la demenza.
Il metodo, che negli scorsi anni ha dato buoni risultati (riduzione di deficit cognitivo) su animali, sarà testato su pazienti di 50-86 anni con malattia in fase lieve/precoce presso il Sunnybrook Health Sciences Centre di Toronto.
Coordinato da Nir Lipsman, il trial testerà in questa fase la sicurezza e la fattibilità della cura, che è già in sperimentazione per altre malattie quali il Parkinson.
Gli ‘ultrasuoni focalizzati’, così si chiama la terapia, non sono altro che onde ”sparate” da un macchinario (simili alle onde dell’ecografia) in un punto preciso del cervello (il fuoco), dall’esterno in modo del tutto non invasivo e non doloroso.
Queste onde, ‘lampo’ dopo lampo’, aprono la cosiddetta ‘barriera ematoencefalica’ (un filtro che impedisce l’ingresso nel cervello di farmaci, particelle, cellule etc) e permettono l’ingresso nel cervello di cellule di difesa del paziente che dovrebbero andare a ripulirne il cervello delle molecole tossiche ivi presenti e presumibilmente legate alla malattia (placche di beta-amiloide). Nei test su animali gli ultrasuoni focalizzati hanno dato buoni risultati, dimostrando la capacità di eliminare le placche e migliorare la funzione cognitiva degli animali.
Se la tecnica si dimostrasse valida anche sull’uomo, sarebbe la prima terapia non farmacologica e non invasiva a dare speranze contro la forma più diffusa di demenza, l’Alzheimer appunto.

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Lo indicano test organizzati con app e internet

L’esperienza della bellezza è soprattutto di “testa” cioè razionale: lo dimostra un esperimento che, con test organizzati fra internet e un’app, dà ragione a Kant. Pubblicato sulla rivista Current Biology, l’esperimento è stato condotto da Denis Pelli e Aenne Brielmann, dell’università di New York.
“L’esperienza della bellezza è una forma di piacere”, ha rilevato Pelli. Ma per percepirla, ha aggiunto, ”dobbiamo pensare”. Per Brielmann, ”lo studio rivela ciò che rende speciale la bellezza”, che ”dall’Iliade di Omero, all’attuale settore della cosmesi, è sempre stata importante”.
Per esplorare le teorie filosofiche di Immanuel Kant, secondo il quale l’esperienza della bellezza è soprattutto razionale mentre quella legata al piacere no, è stato chiesto a 62 persone di indicare, attraverso un’app, il piacere e la bellezza che hanno provato guardando immagini su internet, assaggiando una caramella o toccando un morbido orsacchiotto. In un altro esperimento, i volontari hanno ripetuto il test mentre erano distratti da un altro compito. È stato così scoperto che la distrazione ha annullato la percezione della bellezza: cioè un’immagine considerata bella in precedenza non era più ritenuta tale. Al contrario, la distrazione non ha avuto invece effetto sulla percezione delle immagini considerate non belle o neutre.
I ricercatori hanno però scoperto, inaspettatamente, che alla bellezza sono state associate anche sensazioni piacevoli. Un terzo dei volontari ha infatti detto di aver avuto una esperienza piacevole nel mangiare una caramella o toccare un orsacchiotto, e ha definito l’esperienza ”bella”.
La scoperta non è solo una curiosità scientifica, ma ha anche applicazioni pratiche. Per esempio, ha osservato Brielmann, “non bisogna distrarre le persone nei musei se si vuole che trovino la bellezza nell’arte”.

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“Rischio trauma cranici”, e sotto i 13 anni si raccomanda di limitarli

Vietati i colpi di testa: e’ la nuova regola introdotta dalla Federcalcio americana e che riguarda i bambini al di sotto dei 10 anni. Mentre per quelli tra i 10 e i 13 anni si raccomanda gli allenatori di limitarne il ricorso. Motivo: troppo pericolosi, troppi rischi di provocare trauma cranici.

Traumi – spiegano gli esperti – che possono lesionare aree cerebrali importanti e portare a malattie letali, come il morbo di Lou Gerigh, o invalidita’ di vario tipo. Tanto che i colpi di testa sono stati addirittura al centro di una ‘class action’ intentata da genitori di giovani giocatori contro i dirigenti calcistici. Proprio in risposta a questa azione legale, la Federcalcio statunitense ha deciso il divieto nelle accademie giovanili nazionali e nei club di soccer Usa. “E’ un buon passo in avanti l’aver almeno stabilito un’eta’ minima sino a cui non si puo’ giocare con colpi di testa, ma c’e’ ancora molto da fare”, ha osservato Christopher Nowinski, direttore della NGO ‘Concussion legacy Foundation’, sottolineando come gli adolescenti rimangono anche con la nuova misura una categoria a rischio di infortuni cerebrali.

Per Robert Cantu, neurologo ed esperto di fama di danni causati dai trauma cranici, proprio i ragazzini tra i 10 ed i 12 anni sono i piu’ vulnerabili agli effetti delle commozioni cerebrali, in quanto sia la loro materia grigia che i muscoli del collo non sono ancora del tutto sviluppati.

Michael Kaplen – avvocato che rappresenta le vittime di trauma cranici e professore di legge alla George Washington University – e’ in favore di un bando totale dei colpi di testa al calcio per i giovani: a suo avviso le regole introdotte sono una cattiva idea e i limiti di eta’ imposti ‘sembrano arbitrari e sciocchi’.