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Mobilita’ volontaria regionale ed interregionale, per titoli e colloquio, per la copertura di tre posti, a tempo indeterminato, di collaboratore professionale sanitario, tecnico di neurofisiopatologia, categoria D

Si comunica che con deliberazione n. 468/2018 del 30 marzo 2018 è stato indetto ai sensi dell’art. 30 del decreto legislativo n.165/2001 e s.m.i., avviso pubblico di mobilita’ volontaria regionale
ed interregionale, per titoli e colloquio, per la copertura a tempo indeterminato di tre posti di collaboratore professionale sanitario – tecnico di neurofisiopatologia categoria D dell’Azienda ospedaliero-universitaria Citta’ della Salute e della Scienza di Torino.
L’avviso pubblico di mobilità volontaria regionale ed interregionale è stato pubblicato sul sito internet istituzionale di questa Azienda ospedaliero-universitaria www.cittadellasalute.to.it alla voce «Bandi di gara e avvisi» sezione «Concorsi e mobilita’» il giorno 13 aprile 2018.
Pertanto il termine utile per l’invio delle domande scade il 14 maggio 2018.
Per chiarimenti rivolgersi alla Struttura complessa «Amministrazione del Personale/Formazione» – Presidio ospedaliero Molinette, settore concorsi e mobilita’, dell’Azienda ospedaliero-universitaria Citta’ della Salute e della Scienza di Torino, corso Bramante n.90 – 10126 Torino (tel.011/6335484 – 6335231 – 6336416).

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La bambina di sette anni, ricoverata per un caso di tetano presso l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino nelle ultime settimane, può ritenersi salva e fuori pericolo, secondo le dichiarazioni rilasciate dal dott. Giorgio Ivani, direttore del reparto rianimazione. La piccola paziente è stata affidata adesso alle cure del dott. Antonio Urbino, direttore del Reparto di pediatria, che ha assicurato un progressivo miglioramento delle sue condizioni.
Il ricovero della bambina, avvenuto lo scorso 7 ottobre, è stato eseguito in seguito alla manifestazione di forti spasmi che hanno suggerito ai medici del Regina Margherita, quasi immediatamente, di diagnosticare un caso di tetano. La procura di Torino ha aperto un’inchiesta senza ipotesi di reato né indagati, in quanto la bambina non risultava sottoposta a nessuna delle vaccinazioni ritenute obbligatore dal recente decreto legge Lorenzin.

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Tagliato traguardo dei 3.000 interventi

Il Centro trapianti di fegato dell’ospedale Molinette di Torino, diretto dal professor Mauro Salizzoni, taglia il traguardo dei 3 mila trapianti. Il primo nell’ottobre 1990 su un uomo di 44 anni, l’ultimo oggi su un 55enne affetto da cirrosi. Un record che fa del centro piemontese il primo in Europa, e tra i primi al mondo, per numero di trapianti e per sopravvivenza. A distanza di 10 anni dal trapianto 73 pazienti su 100 continuano ad essere vivi, traguardo insperato per malattie che lasciano pochi mesi.
Il 5% dei trapianti sono stati effettuati su pazienti in condizioni di emergenza nazionale: sull’esito non incide solo la difficoltà clinica e chirurgica, ma anche la variabile tempo, ovvero la capacità di reperire un donatore compatibile ed effettuare il trapianto in poche ore. Dal 1993 ad oggi sono stati trapiantati 166 pazienti in età pediatrica (6% dell’attività totale).
Il luglio 2017 sono in lista di attesa per il trapianto una ottantina di pazienti: l’attesa media è di pochi mesi.

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Operazione inedita, prima volta in Italia

Per la prima volta in Italia è stata effettuata la ricostruzione della laringe (laringoplastica) con i muscoli del collo, dopo asportazione parziale della stessa per motivi oncologici. L’intervento all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Si tratta – sottolineano i medici – di una vera rivoluzione nel campo della patologia oncologica della laringe. Questa operazione consente al paziente di riprendere a parlare, bere e mangiare in tempi rapidissimi, senza danni permanenti e con una altissima percentuale di guarigione.
L’operazione è stata eseguita dal professor Giancarlo Pecorari presso l’Otorinolaringoiatria universitaria dell’ospedale Molinette, diretta dal professor Roberto Albera. A differenza degli altri interventi di laringectomia subtotale, questa innovativa tecnica chirurgica prevede la completa ricostruzione della laringe con i muscoli del collo. Questo intervento, che è stato possibile grazie alla collaborazione con l’Università di Lione, ha consentito di operare un paziente di 73 anni, affetto da recidiva di tumore laringeo. Questo paziente, che fino a poco tempo fa sarebbe stato sottoposto all’asportazione subtotale o totale della laringe, dopo circa 10 giorni dall’operazione è tornato alla sua normale attività lavorativa e di relazione.
Il tumore maligno della laringe è il più frequente tumore del distretto testa – collo. Rappresenta circa il 2,5% di tutte le neoplasie maligne nell’uomo e lo 0,5% nella donna. In Italia attualmente vengono diagnosticati circa 5.000 nuovi casi di tumore della laringe ogni anno (circa 250 solo a Torino e provincia), interessando per lo più soggetti con età compresa tra 50 e 70 anni.

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All’ospedale San Giovanni Bosco, intervento addominale durato nove ore. Solo una ventina di casi al mondo

L’ospedale Giovanni Bosco di Torino ha trattato con successo un tumore pancreatico di cui sono descritti solo una ventina di casi al mondo. L’operazione di chirurgia addominale durata nove ore, e il relativo case-history, sono stati presentati oggi al Congresso Acoi.
Il più complesso intervento di chirurgia addominale – la duodenocefalopancreasectomia – è stato eseguito dall’equipe di Chirurgia Generale diretta da Renzo Leli su una paziente di 80 anni, salvandole la vita.
“La paziente – spiega Leli – aveva una massa di 20 centimetri di diametro che le invadeva l’addome superiore e che è risultata essere una variante rara della neoplasia mucinoso-cistica del pancreas di cui sono stati descritti pochissimi. E’ stata trattata con successo, affrontando le molteplici difficoltà della chirurgia complessa, dell’età molto avanzata, della durata dell’intervento e della concomitante diagnosi di patologia rara”.
“Questo grazie all’esperienza – rimarca – che ci ha portati a essere centro di riferimento per la patologia pancreatica, come attesta l’aumento dei volumi e della complessità dei casi che trattiamo”.

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La ditta che gestisce il servizio mensa ha dichiarato che il servizio di distribuzione dei pasti non verrà interrotto

Controlli del Servizio Igiene e Alimenti dell’Asl di Torino nelle cucine delle Molinette, il più grande ospedale del Piemonte, in seguito ad un esposto che ha segnalato la presenza di nidi di blatte. “Sono in corso le verifiche interne – si limita a commentare la AllFoods, la ditta che gestisce il servizio mensa dell’ospedale – e l’adozione delle opportune misure correttive”. Il servizio di distribuzione dei pasti a degenti e a dipendenti, aggiunge la ditta, non verrà interrotto.

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Intervento in diretta alle Molinette durante simposio

E’ possibile ricostruire il pene utilizzando una parte dell’avambraccio: l’intervento innovativo, messo a punto dalla collaborazione tra il reparto di Urologia delle Molinette di Torino e l’Institute of Urology di Londra, sarà presentato in diretta domani e dopodomani durante un simposio internazionale dedicato alle più sofisticate tecniche di ricostruzione. Saranno sottoposti all’operazione chirurgica un paziente, che ha subito l’asportazione dell’organo genitale a causa di un tumore, e un giovane affetto da micropene.
La struttura del nuovo pene viene creata a partire da un lembo di cute e di tessuto sottocutaneo, con relativi nervi e vasi sanguigni, prelevato dall’avambraccio del paziente. La perdita di tessuto dell’avambraccio viene a sua volta colmata apponendo un prelievo di cute dalla coscia del paziente.
Con un intervento di poche ore – spiegano i sanitari delle Molinette – si possono ottenere risultati molto soddisfacenti sia dal punto di vista estetico che funzionale. La nuova tecnica è indicata nei casi di anomalie congenite del pene, quando si verifica una sua mutilazione in seguito ad eventi traumatici e nei transessuali donna.

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Operato alle Molinette di Torino, l’uomo sarà presto dimesso

Trafitto al collo da un dardo, mentre stava pulendo la propria balestra, un quarantenne è stato salvato all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino da un intervento senza precedenti. Per sfilarlo dal collo, i medici hanno dapprima svitato la punta del dardo, che aveva perforato l’arteria tiroidea occludendola con effetto tappo. A quel punto l’uomo è stato intubato e gli è stata suturata l’arteria rotta. L’operazione è tecnicamente riuscita e tra qualche giorno il paziente verrà dimesso.
A salvarlo la prontezza dei medici delle Molinette, che hanno effettuato una operazione ad alto rischio, ma anche un pizzico di fortuna. Il dardo che ha trapassato il collo dell’uomo, arrivato in ospedale con le proprie gambe, ha risparmiato la trachea, l’esofago, la laringe e le corde vocali, passando ad un solo millimetro dalla carotide. Oltre all’arteria tiroidea, la freccia gli ha fratturato la sesta vertebra cervicale, ma senza lesionare il midollo spinale.

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Tecnica utilizzata per la prima volta al mondo

Un rene ectopico pelvico, anomalia congenita che porta a dolore cronico e infezioni, ma comunque ben funzionante, è stato trapiantato su un paziente di 51 anni in dialisi. Gli interventi sono stati effettuati alle Molinette di Torino per la prima volta al mondo con la chirurgia robotica, fondamentale per la posizione anomala del rene, a stretto contatto con l’utero e con una vascolarizzazione complessa. “Due situazioni di sofferenza e di calvario – sottolinea l’ospedale – sono state trasformate in lieto fine”.
Il rene, ben funzionante ma destinato allo scarto, è stato trapiantato anche grazie alla volontà della donatrice, che con questo gesto generoso voleva dare un senso alle sue precedenti sofferenze. La nefrectomia con tecnica robotica è stata eseguita dal professor Paolo Gontero, direttore dell’Urologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, insieme al dottor Alessandro Greco e dagli anestesisti Alessandra Davi ed Elisabetta Cerutti.
“La chirurgia robotica – spiega Gontero – è stata fondamentale in questa particolare situazione. L’aiuto del robot ha permesso l’accuratezza chirurgica necessaria in un intervento così delicato”. “Si è trattato di un rene con una complesità di arterie mai presentata prima d’ora per un trapianto nella trentennale tradizione della Chirurgia Vascolare ospedaliera delle Molinette”, aggiunge il dottor Maurizio Merlo, direttore della Chirurgia Vascolare ospedaliera delle Molinette, che ha eseguito la ricostruzione vascolare del rene ed effettuato la fase vascolare del trapianto con gli anestesisti Antonella Marzullo e Luisella Panealbo.
Il trapianto, informano i sanitari delle Molinette, è tecnicamente riuscito e il paziente che ha ricevuto il rene è stato sganciato dalla dialisi. Ricoverato presso la terapia semi-intensiva della Nefrologia universitaria, è seguito dall’equipe del professor Luigi Biancone e le sue condizioni sono in costante miglioramento.

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Alle Molinette di Torino primo intervento del genere

Per la prima volta al mondo alle Molinette della Città della Salute di Torino è stato trapiantato un rene al posto della milza. La tecnica, innovativa e rivoluzionaria, è stata utilizzata su una bimba di 6 anni in dialisi dalla nascita per una rara anomalia dello sviluppo del rene, associata a una malformazione dei vasi sanguigni e addominali, che le impediva di bere e di urinare. L’asportazione della milza ha permesso l’impianto del rene, altrimenti impossibile, sui vasi splenici della stessa milza.
La bimba è stata trapiantata nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, rende noto oggi la Città della Salute di Torino, e ora sta bene. Ha ripreso ad urinare e a bere dopo sei anni di anuria e di divieto assoluto di bere. Ricoverata in terapia intensiva, nel reparto trapianti di fegato delle Molinette, verrà a breve trasferita nel Centro trapianti renale del Regina Margherita.
Il trapianto è l’esempio della collaborazione di numerosi professionisti del trapianto.