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Denuncia sindacato, in malattia per allattare oppure non fanno figli

Tutela della maternità negata per le 44 mila donne medico convenzionate italiane, un esercito che lavora giorno e notte sulle ambulanze del 118, come medico o pediatra di famiglia, specialiste ambulatoriali, nelle guardie mediche. La denuncia arriva dal Sindacato medici italiani (Smi) che sottoporrà l’argomento, insieme con altri temi all’ordine del giorno, al Ministero della Salute. Sotto accusa è il contratto libero-professionale: infatti, mentre le attuali disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità prevedono uno specifico trattamento per i riposi giornalieri della madre lavoratrice, intendendo in unicamente i dipendenti, le donne medico convenzionate sono escluse. Così succede che, finiti i cinque mesi di maternità, non sono previste pause per l’allattamento e l’unico modo per continuare a nutrire il figlio al seno è prendere giorni o periodi di malattia.
Se poi la decisione è di restare a casa per uno o due mesi dopo la nascita, le donne medico convenzionate devono rinunciare allo stipendio in favore di chi le sostituisce. Non solo: se sono medici del 118 e vanno in ambulanza non hanno diritto a una collocazione meno pesante e di grave stress durante la gravidanza, e sono costrette a continuare con i turni di notte sui mezzi di soccorso anche con il pancione di sette mesi. Una situazione ben disegnata dai dati pubblicati quattro anni fa dall’Ordine dei medici di Roma: una donna medico su due ha un solo figlio, una su tre è single, molte rinunciano o alla professione o alla maternità. Forti le criticità anche per l’adozione e l’affido.

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L’ATS Sardegna ha bandito un avviso pubblico rivolto a tutti i Comuni sardi per l’acquisizione dei contributi per la tutela degli animali e la prevenzione al randagismo (deliberazione del Direttore Generale n. 562 del 26/4/2018). 

Alla selezione possono partecipare le Amministrazioni locali che abbiano deliberato la disponibilità di un fondo per le sterilizzazioni di cani di proprietà e che abbiano assunto con delibera di Giunta comunale un impegno economico di compartecipazione al finanziamento per almeno il 50% dell’importo totale del progetto. Possono partecipare anche quei Comuni che hanno avviato, anche prima della pubblicazione del presente bando, un progetto di sterilizzazione dei cani padronali, purché lo stesso sia conforme ai criteri della selezione. 

L’importo complessivo è pari a 234.729,56 euro e la somma unitaria erogabile a ciascun Comune beneficiario è di 5mila euro. Le domande devono pervenire presso gli uffici dell’ATS Sardegna nelle modalità individuate dal bando. Al momento dell’approvazione della domanda sarà erogato il 70% del contributo, il restante 30% sarà liquidato al momento della rendicontazione finale. 

L’ATS Sardegna ha ricevuto l’incarico di predisporre l’avviso pubblico dalla Giunta Regionale che, con la delibera n. 55/14 del 13 dicembre 2017, ha disposto un cofinanziamento, sotto forma di contributi a favore dei Comuni, per incentivare le sterilizzazioni di cani padronali a rischio di riproduzione incontrollata. La delibera regionale fa riferimento, in particolare, ai cani adibiti alla custodia di greggi, ai cani da guardia di fondi rurali e ai cani di proprietà di cittadini che si trovino in particolari condizioni economiche accertate sulla base dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). 

«Questa iniziativa – afferma il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ASSL Sassari, Francesco Sgarangella – mira a contrastare il fenomeno del randagismo causato dall’abbandono di cucciolate indesiderate e a favorire l’eradicazione dell’echinococcosi, una malattia parassitaria che provoca danni agli animali e all’uomo. Inoltre il controllo del randagismo limita i contenziosi legali per richieste di risarcimento danni e riduce le spese a carico delle Amministrazioni comunali».