Medical News

Assessore Regionale al Sociale: “5,3 Milioni da ora spendibili”

Il ministero della Salute ha approvato il piano di prevenzione e contrasto al gioco patologico e di cura dei malati di azzardo della Regione Veneto. Ne dà notizia l’assessore regionale al Sociale Manuela Lanzarin, all’indomani della comunicazione ricevuta dal ministero e del via libera pervenuto dall’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave.
Il piano veneto impegna i servizi per le dipendenze nella presa in carico dei giocatori compulsivi (secondo le direttive dei Livelli essenziali di assistenza), sostiene la sperimentazione di modelli innovativi di prevenzione e cura, e destina risorse al rafforzamento delle reti locali e delle esperienze di mutuo aiuto, secondo un approccio multidisciplinare e integrato, che coinvolge anche il privato sociale.
“Non sono infatti solo i Servizi per le dipendenze a doversi fare carico dei ‘malati di gioco’, ma è tutta la comunità e l’intera rete dei servizi locali”, sottolinea l’assessore.
Con il via libera da parte ministeriale (e superato quindi il contenzioso con l’associazione dei consumatori che aveva lamentato il mancato coinvolgimento) diventa spendibile la prima tranche della quota del Fondo nazionale per il gioco patologico assegnata al Veneto, pari a 4.050.000 euro. A tali risorse si aggiunge la quota regionale di 1.280.000 euro attinti dal Fondo sanitario regionale. Un quarto dei fondi sarà destinato alla prevenzione, due terzi, pari a 3.520.000 euro, per interventi di cura e riabilitazione. Il rimanente va per le attività istituzionali (tavoli regionali e provinciali di coordinamento, reti tra comuni) e per quelle di ricerca, coordinate dall’Università di Verona.
Il piano regionale prevede attività di informazione e sensibilizzazione (a partire da baristi, tabaccai, gestori dei punti scommessa), interventi di prevenzione nelle scuole e nei centri anziani, programmi di cura e di riabilitazione, valorizzazione delle esperienze territoriali del mutuo aiuto.
“E’ dal 2000 che i Servizi per le tossicodipendenze del Veneto hanno iniziato ad occuparsi, in modo sperimentale della dipendenza da gioco d’azzardo – fa notare l’assessore – Anche la legislazione regionale è ripetutamente intervenuta inserendo il gioco d’azzardo nei programmi del Piano sociosanitario regionale, prevedendo con la finanziaria del 2015 piani di prevenzione e azioni dissuasorie nei confronti dei pubblici esercenti che installano slot e videolotterie e, nel 2016, con norme urbanistiche in merito a distanze minime dei punti gioco dai cosiddetti ‘luoghi sensibili’, come scuole, centri di aggregazione e centri per anziani. Il via libera ai fondi del piano nazionale – conclude l’assessore – consentirà di potenziare gli interventi di prevenzione e di contrasto al gioco patologico e di rendere omogenea su tutto il territorio regionale la rete pubblico-privata di prevenzione, sostegno alle famiglie e di cura nei confronti delle persone affette da questo tipo di dipendenza, del tutto analoga a quella da sostanze, mettendo concretamente a regime il quadro organico di interventi progettato tra Regione, Ulss, Servizi per le dipendenze e Comuni”.

Medical News

Ora il quesito va al Consiglio di Stato. Il ministro della Salute Lorenzin esprime soddisfazione per lo stop

Il Veneto ha deciso di sospendere il decreto di moratoria di due anni per l’applicazione delle norme sui vaccini. “Apprendiamo con soddisfazione la decisione del Veneto di allinearsi alla normativa nazionale”. Ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin dopo la decisione della Regione di sospendere l’esecuzione del decreto. Con la norma della Regione veniva concessa una moratoria di due anni per la presentazione della documentazione vaccinale da parte dei genitori.

Ora il questito al Consiglio di Stato

Il Veneto, oltre a decidere la sospensione temporanea della moratoria per i vaccini, presenta la richiesta che venga portato al Consiglio di Stato il quesito sollevato riguardo ai tempi di applicazione per le iscrizioni dei non vaccinati da 0 a sei anni negli asili nido e scuole di infanzia. Lo dice il governatore del Veneto Luca Zaia che ha ricevuto una lettera del direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, che comunica la sospensione della moratoria ribadisce “l’interpretazione” data dal Veneto. La parola ora passa al Consiglio di Stato.
“Non possiamo permetterci coperture a macchia di leopardo, l’85% su un territorio, il 95% su quello vicino, perché questo ci esporrebbe al rischio di epidemie, mettendo a repentaglio la salute dei singoli e della collettività, diritti che entrambi sono tutelati dalle buone politiche vaccinali”, aveva scritto proprio oggi l’Ordine dei Medici Nazionale, Fnomceo, e di Venezia, in una lettera indirizzata al presidente della regione Veneto Luca Zaia. “Siamo d’accordo – sottolineano – sul fatto che l’aspetto organizzativo ha avuto un’accelerazione repentina, che rischia di creare difficoltà. Ma una moratoria di due anni, anche se nata dal lodevole intento di venire incontro alle famiglie, rischia invece di creare un territorio a due velocità, facendo perdere ai nostri cittadini parte di quello che avevano guadagnato in termini di salute e prevenzione”.

Sindaco Venezia, rispetteremo legge

“Come Comune, rispetteremo la legge e faremo tutto quel che richiede”: a dirlo il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, riguardo alla legge sugli obblighi vaccinali. “A me – sottolinea – non piacciono gli scontri, ma sono per la mediazione. Alla Regione chiedo solo, a una settimana dall’inizio delle scuole, di dare comunicazioni chiare alle famiglie. Ha ragione Zaia quando dice che in Veneto non ci sono pericoli imminenti, ma l’Italia è grande e molto lunga. L’importante è comunque parlarsi e una soluzione può venire fuori”. “Io – ha concluso Brugnaro – ho cinque figli e li ho vaccinati tutti. Poi, ripeto, sono per la mediazione e vedo in tutte le polemiche di questi giorni anche una buona dose di speculazioni giornalistiche”.

Renzi attacca, da Zaia e Imposimato un gioco sporco

“Qualcuno sta continuando a giocare sporco su un tema, quello dei vaccini, che dovrebbe essere affidato alla scienza, non alle divisioni di partito”. Lo scrive il segretario del Pd Matteo Renzi nella enews puntando il dito sul “presidente del Veneto Zaia con la Lega Nord” e sul “giudice Imposimato, che il Blog Cinque Stelle proponeva come presidente della Repubblica, che ha scritto parole sui vaccini talmente squallide da non poter essere nemmeno riferite”.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

La Regione guidata da Luca Zaia ha concesso una proroga fino al 2019 per la consegna dei documenti vaccinali, in deroga alla norma che fissa invece limiti più stretti

Il governo, tramite il Ministero della Salute, sta valutando di impugnare il decreto della Regione Veneto che sui vaccini concede una moratoria fino al 2019. Un mandato formale, secondo quanto si apprende, non è ancora stato dato all’Avvocatura dello Stato, ma informalmente è già stato avviato l’esame del dossier per impugnare la norma di fronte al Tar del Veneto.
L’esame, che coinvolge anche il distretto del Veneto dell’Avvocatura dello Stato, riguarda i contenuti della norma regionale che dà tempo fino all’anno scolastico 2019-2020 in Veneto per presentare tutta la documentazione vaccinale per i bambini da zero a sei anni, evitando la decadenza dell’iscrizione dagli asili nido e infanzia. Il principio cardine su cui farà leva l’impugnazione è che sebbene la sanità sia una materia in gran parte concorrente, cioè di competenza sia delle Regioni che dello Stato, la salvaguardia della salute è invece una competenza esclusivamente statale e quindi non è possibile che ci siano trattamenti e regole diversi a seconda degli orientamenti regionali.
Il Veneto aveva invfatti prorogato la scadenza all’anno scolastico 2019-20, per presentare la documentazione di avvenuta vaccinazione dei bambini per l’iscrizione a nidi e scuole dell’infanzia, evitando la decadenza dell’iscrizione stessa. La decisione arriva con un decreto che predispone le ‘indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin’, firmato dal direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, mentre la Regione attende l’esito del ricorso alla Consulta.
A pochi giorni dallo squillo della prima campanella e dalla scadenza fissata all’11 settembre per presentare la documentazione o l’autocertificazione in merito alle dieci vaccinazioni divenute obbligatorie per l’iscrizione a scuola da 0 a 6 anni (per gli altri gradi di scuola, fino ai 16 anni, il termine è invece fissato al 31 ottobre), si complica dunque il quadro a livello regionale. E se il Veneto opta per la moratoria, la regione Lombardia fa invece ‘marcia indietro’ e congela la delibera che prevedeva una deroga di 40 giorni dall’inizio della scuola per mettere in regola i bambini iscritti agli asili nido (gli unici di competenza diretta) dal punto di vista delle vaccinazioni.
Sull’obbligo vaccinale già a partire da questo anno scolastico 2017-18, le ministre dell’Istruzione e della Salute, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin, hanno però più volte ribadito di non ammettere proroghe o deroghe, sottolineando l’urgenza di assicurare una uniformità delle coperture vaccinali nelle scuole. Per facilitare le procedure, la circolare congiunta dei due ministeri dello scorso 1 settembre aveva appunto ‘ufficializzato’ anche la possibilità di ricorrere all’autocertificazione. Il Veneto ha però deciso di ‘smarcarsi’: la scelta della moratoria, in attesa dell’esito del ricorso contro la legge sull’obbligo vaccinale già presentato dalla Regione alla Consulta, deriva – informa una nota della Regione – da “incongruenze nella legge Lorenzin che non renderebbero chiari i tempi di applicazione della decadenza dell’iscrizione, evidenziate dai tecnici della Regione Veneto”. Al contrario, la Regione Lombardia ha invece annunciato che sta valutando, dopo la nuova circolare del Governo, se approvare o meno l’annunciata delibera sull’applicazione della legge sui vaccini, valutazione che era prevista nella Giunta che si è riunita stamane ma che non ha preso una decisione. A chiarire la posizione è lo stesso presidente Roberto Maroni: “Non voglio lo scontro col Governo – ha detto -. Ho parlato con la ministra Fedeli, ci siamo chiariti. Non c’è posizione di conflittualità, vogliamo risolvere il problema con la leale collaborazione tra istituzioni”.
Da parte sua, il ministro Fedeli ribadisce che “tutto il sistema dello Stato ha operato per facilitare l’applicazione della legge, perché essa ha un valore in sé. Noi – ha sottolineato – abbiamo fatto di tutto per facilitare, informare, coinvolgere, dare anche strumenti concreti, con la circolare congiunta che abbiamo mandato in tutta Italia sulla autocertificazione”. L’importante, ha aggiunto, “è che il genitore sia consapevole della scelta che fa. A me dispiace molto, soprattutto per i bambini, perché una delle due sanzioni, oltre a quella economica, è quella che il bambino non può frequentare il nido”. La tensione resta però alta e critiche sono giunte anche da Lega , M5S e Federconsumatori. Intanto, in molte regioni continua la ‘corsa’ delle famiglie per mettersi in regola in vista dell’avvio dell’anno scolastico, con i centri vaccinali in vari casi presi d’assalto.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

La Lombardia intanto valuta le novità e congela per ora la delibera. Maroni, “non voglio scontri con il Governo”

Ci sarà tempo fino all’anno scolastico 2019-2020 in Veneto per presentare tutta la documentazione vaccinale per i bimbi da zero a sei anni ed evitare la decadenza dell’iscrizione dagli asili nido e infanzia: è quanto prevede il decreto che predispone le “indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin”, firmato dal direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan.
La scelta, in attesa dell’esito del ricorso contro la legge presentato dalla Regione alla Consulta, deriva – informa una nota della Regione Veneto – da incongruenze nella legge Lorenzin che non renderebbero chiari i tempi di applicazione della decadenza evidenziate dai tecnici della Regione Veneto. Nel testo del decreto, i tecnici del Veneto segnalano una vistosa incongruenza, che riguarda proprio quanto espresso nella legge nazionale 119/2017, che, all’articolo 3 comma 3, recita: “…….per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la presentazione della documentazione di cui al comma 1 costituisce requisito di accesso”. Nel decreto i tecnici evidenziano quindi il contrasto con “quanto espresso all’articolo 3 bis che descrive le misure per l’anno scolastico 2019 dove al comma 5, recita: “Per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie, la mancata presentazione della documentazione di cui al comma 3 nei termini previsti comporta la decadenza dall’iscrizione”. Il contenuto dei due articoli non rende chiaro se le misure di restrizione alla frequenza scolastica siano applicabili sin dall’anno scolastico 2017/2018 e per l’anno scolastico 2018/2019, per i bambini già iscritti alla frequenza dei servizi educativi per l’infanzia ed alle scuole dell’infanzia prima dell’entrata in vigore della legge. Tale incongruenza, peraltro, fa parte dei contenuti del ricorso del Veneto alla Corte Costituzionale. Ne deriva che, in attesa di eventuali ulteriori chiarimenti ministeriali, per quanto riguarda la frequenza dei servizi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia dall’anno scolastico 2017/2018 per i bambini già iscritti si applicherà il regime transitorio fino al 2019/2020 anno che prevede, invece, la decadenza dell’iscrizione. Per agevolare le famiglie e le scuole, per i bambini e i ragazzi da zero e sedici anni, per gli anni scolastici 2017/18 e 2018/19, si anticipa quanto previsto dalla legge per l’anno scolastico 2019/20, cioè l’invio alle scuole degli elenchi dei bambini con la loro situazione nei confronti della vaccinazione, privi di dati sensibili. Per tutti i soggetti non in regola (tra zero e 16 anni) le Aulss avvieranno l’iter conseguente all’inadempimento dell’obbligo vaccinale (sanzione amministrativa-pecuniaria). Nel frattempo, la Regione del Veneto ha già inviato le prime indicazioni operative per l’applicabilità della Legge 119/17 e ha fornito a tutte le Aziende Ulss il modello di autocertificazione da utilizzare da parte dei genitori per la presentazione agli uffici scolastici. Le Aziende Ulss, dopo avere verificato che i bambini “non in regola” con l’obbligo vaccinale di cui alla legge 119/17 dagli elenchi già ricevuti dalle scuole, non abbiano un appuntamento già fissato, invieranno ai genitori una lettera raccomandata invitandoli ad un colloquio per ulteriori approfondimenti e per procedere alle vaccinazioni. Il decreto ribadisce anche che sono utilizzabili i modelli di autocertificazione già trasmessi alle Aziende Ulss.

Maroni, non voglio scontro con il Governo

La Regione Lombardia sta valutando, dopo la nuova circolare del Governo, se approvare o meno l’ annunciata delibera sull’applicazione della legge sui vaccini, valutazione che era prevista nella Giunta che si è riunita stamane ma che non ha preso una decisione. “Non voglio lo scontro col Governo – ha detto il presidente Roberto Maroni -. Ho parlato con la ministra Fedeli, ci siamo chiariti. Non c’è posizione di conflittualità, vogliamo risolvere il problema con la leale collaborazione tra istituzioni”.
La diatriba fra Regione e Governo era nata la scorsa settimana dopo l’annuncio della Giunta lombarda di voler concedere un percorso di 40 giorni di tempo dall’inizio della scuola per mettere in regola i bambini iscritti agli asili nido (gli unici di competenza diretta) dal punto di vista delle vaccinazioni. Percorso che avrebbe dovuto essere formalizzato nella delibera attesa per oggi. Magari già “entro stasera”, è stato spiegato da Maroni insieme all’assessore al Welfare, Giulio Gallera, la Regione deciderà se procedere con una delibera o un semplice provvedimento attuativo interno, dopo aver valutato dal punto di vista politico e legale anche la risposta del governo alla lettera inviata nei giorni scorsi dalla Regione. Magari già “entro stasera”. La risposta a firma dei ministri Fedeli e Lorenzin, hanno riferito Maroni e Gallera, è arrivata questa mattina. “La lettera – ha sostenuto il governatore – riconosce l’impegno e la correttezza delle questioni poste dalla Regione Lombardia. Il primo settembre è stata disposta una circolare che risponde proprio alle nostre preoccupazioni. Ma a differenza delle ministre riteniamo che non tutte le nostre esigenze, per semplificare la vita dei cittadini, siano state accolte dalla circolare”. L’assessore Gallera ha ribadito che in Lombardia “si applica la legge” ma per ottenere l’obiettivo della vaccinazione di bambini “la strada è lavorare sulle famiglie, non fare editti”.

Fedeli, spero Lombardia faciliti scuola e famiglie

“Sto aspettando di vedere quale delibera farà oggi la Lombardia” in merito all’obbligo vaccinale per l’accesso a scuola. “Per quanto è a mia conoscenza – mi sono attivata e abbiamo anche mandato una lettera congiunta assieme al ministero della Salute per rispondere ad una loro lettera – non fanno deroghe, ma dobbiamo vedere effettivamente la delibera che propongono oggi al Consiglio regionale. Credo che abbiano apprezzato tutto il lavoro fatto e l’ulteriore circolare di facilitazione” per la certificazione “che abbiamo mandato venerdì. Avevo colto che volevano facilitare anche loro le famiglie e la scuola. La maggioranza delle Regioni ha lavorato” in questa direzione. “Sarebbe l’unica la Lombardia che sceglie di fare diversamente, spero che non sia così”. Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ai microfoni di Radio24.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

Notificato appello, Zaia, ‘no a metodi coercitivi’

La Regione Veneto ha notificato il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge 73 del 2017 sulle vaccinazioni obbligatorie. “Quello che rifiutiamo – commenta il presidente Luca Zaia – è un intervento statale che impone un obbligo collettivo di ben dodici vaccinazioni, una coercizione attuata per di più con decreto d’urgenza, senza precedenti storici a livello internazionale, nemmeno in periodi bellici, che rendere l’Italia il Paese con il maggior numero di vaccinazioni obbligatorie in Europa”.

Medical News

Non in discussione i vaccini ma aspetti normativi

La giunta regionale del Veneto ha dato mandato all’Avvocatura di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto del Governo che introduce l’obbligo vaccinale prevedendo pesanti sanzioni per i trasgressori. Lo ha annunciato il presidente Luca Zaia, specificando che l’impugnativa sarà pronta entro una o due settimane e riguarderà non solo l’eventuale legge di conversione approvata dal Parlamento, ma anche lo stesso decreto. “Non mettiamo assolutamente in discussione i vaccini – ha spiegato Zaia -, ma alcuni aspetti del decreto”.
“Il Veneto, che non ha l’obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti (dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito ai Paesi del nord Europa), ed è l’unica regione ad avere un’anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l’obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie. Le multe, per di più, sono sperequative, dicendo in pratica che chi ha 7500 euro da spendere può rifiutare il vaccino e chi non li ha no. La nostra preoccupazione è che l’effetto della coercizione crei un abbandono più che fisiologico della vaccinazione. E non agiamo certo per soldi, ma per una questione di principio”.
“Questo – ha aggiunto l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto – è un tema di cui parliamo da tempo, partendo dal presupposto che siamo favorevoli ai vaccini, ma con una politica di trasparenza e informazione del territorio, evitando le fake news su internet e il sentito dire”.

Medical News

Crea Sanità, bene Piemonte e Toscana, in fondo anche Calabria

Il Servizio Sanitario Regionale migliore in Italia è quello del Veneto, mentre fanalino di coda è la Campania. A mettere in fila le performance delle Regioni in materia sanitaria, è il progetto “Una misura di performance dei Servizi Sanitari Regionali”, condotto dal C.R.E.A. Sanità dell’Università di Roma Tor Vergata.
Le regioni più virtuose, sottolinea il documento, sono al nord. La Provincia Autonoma di Trento, la Toscana ed il Piemonte hanno, infatti, una performance superiore al 57% e con modeste variazioni tra l’una e l’altra. Seguono Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Bolzano, Lombardia, Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Lazio con livelli abbastanza omogenei e prestazioni intorno al 50% (nel range 52-55%).
Ultime 9, convenzionalmente nell’area “critica”, Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise, Puglia, Calabria e Campania. Per queste regioni si intravede uno “scalino” negativo della Performance e si registrano valori che scendono progressivamente fino allo 0,33 per l’ultima.
Il rapporto, giunto alla quarta edizione, si basa sulle valutazioni di diversi attori del sistema sanitario, un panel che conta 83 rappresentanti delle categorie ‘Utenti’, ‘Management aziendale’, ‘Professioni sanitarie’, ‘Istituzioni’ e ‘Industria medicale’ chiamati a stimare le performance sanitarie con un giudizio che va da 1 per il massimo a 0 per il minimo.
“L’indice complessivo di Performance oscilla da un massimo di 0,63 ad un minimo di 0,33 – si legge – il risultato migliore è ottenuto dal Veneto ed il peggiore dalla Regione Campania”.

Medical News

In arrivo l’ennesima ondata di tagli alla sanità. La sforbiciata prevista quest’anno sarà di 2,35 miliardi di euro.

Da mesi oramai la riforma del Sistema sanitario nazionale è al centro del dibattito e l’accordo raggiunto in questi giorni rappresenta un compromesso tra le richieste dei medici e le necessità imposte dalla spending review.

“L’accordo ci permetterà di compensare il mancato incremento sul fondo senza stravolgere l’impianto del patto della salute” ha dichiarato il Ministro Beatrice Lorenzin, “L’impianto dell’intesa è importante perché non consentirà uno stravolgimento delle leve, che andranno ad operare, a differenza del passato, quando si attuavano tagli lineari”. In base all’intesa siglata dalle regioni “da ora in poi si lavorerà sulla produttività – ha riferito ancora il ministro – e questo è un inizio molto importante. Tuttavia sono anche convinta che il patto vada aggiornato, verificando anche la sua piena attuazione. Avremo anche l’occasione di implementare i vari tavoli di lavoro aperti, compreso quello sulla spesa farmaceutica, sul quale ci sono meccanismi che possiamo rivedere e aggiornare dopo tanti anni al fine di rendere più fluido ed efficiente il sistema”

Tra le proposte di emendamento da parte delle Regioni, ha ricordato ancora Lorenzin, “ne è stata accolta una che prevede di rivedere l’aggiornamento del Patto e su questo aspetto specifico verrà attivato un tavolo di verifica e monitoraggio che per me va benissimo”. Per quanto riguarda infine il Fondo Innovativi «abbiamo rinviato a settembre la definizione del tetto di spesa territoriale per verificare se si può riassorbire in qualche modo”.

Unico no dal Veneto, di conseguenza il documento è stato approvato senza il voto della Regione governata da Luca Zaia, che ha espresso parere contrario a questi nuovi tagli alla sanità ma ha consentito di far approvare il documento. “Il Veneto è uscito – ha spiegato il ministro – ma ci ha permesso in questo modo di chiudere, quindi lo ringrazio”.

“Come regione Veneto abbiamo espresso il nostro no sia in Conferenza delle Regioni sia in Conferenza Salute. E anche oggi abbiamo formalizzato il nostro no”. Ha dichiarato l’assessore alla Sanità della regione Veneto Luca Coletto