MEDIC@L News

Più muscoli bloccando una proteina

E’ più vicino il traguardo di una ”pillola dell’esercizio fisico”, grazie ad una proteina capace di limitare la crescita dei muscoli. I test condotti sui topi hanno mostrato infatti che bloccando la sua produzione, si può aumentare la massa muscolare, migliorare la salute di cuore e reni, e proteggere dai danni dell’obesità. Il lavoro, dei ricercatori dell’Augusta University, sarà presentato da Joshua Butcher al congresso di Biologia sperimentale a Chicago.
I ricercatori sono partiti dal fatto che la miostatina limita la crescita dei muscoli. L’ipotesi quindi, era che con una sua maggiore produzione si avesse meno massa muscolare, e che con meno miostatina si avesse invece più massa muscolare. Per dimostrarla hanno allevato quattro gruppi di topi: magri e obesi con produzione di miostatina bloccata e non. Come ci si aspettava, i topi incapaci di produrla, hanno sviluppato più massa muscolare, mentre quelli obesi sono rimasti tali, anche se con più muscoli.

MEDIC@L News

Colpa dello smog, effetti su cervello oltre che cuore e polmoni

Lo smog non ha solo gli effetti deleteri più noti, sui polmoni, o sul sistema cardiovascolare, anche il cervello subisce danni dall’esposizione agli inquinanti, al punto che fino a un caso su dieci di Alzheimer potrebbe essere imputabile a questa causa. Ad affermarlo è uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, secondo cui l’effetto vale per chi vive a meno di 50 metri dalle strade più trafficate. Il rischio di demenza, scrivono gli esperti di Public Health Ontario, è del 7% maggiore rispetto a chi vive a più di 300 metri da arterie a grande scorrimento. “Gli inquinanti entrano nel flusso sanguigno e provocano infiammazione – spiega Ray Copes, uno degli autori – che sono legati a problemi cardiovascolari e a diabete. Lo studio suggerisce che possono entrare anche nel cervello e causare problemi neurologici”. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 6,5 milioni di residenti tra i 20 e gli 85 anni, trovando oltre 243mila casi tra il 2001 e il 2012. La vicinanza alle strade è stata stabilita attraverso il codice di avviamento postale. Il rischio è risultato più alto del 4% per chi vive tra 50 e 100 metri dalle strade trafficate e del 2% tra 100 e 200, per poi annullarsi. Lo studio non ha invece rilevato relazioni con altre malattie neurologiche come il Parkinson e la sclerosi multipla, anche se ricerche precedenti hanno correlato l’esposizione allo smog con una minore quantità di materia bianca e con una diminuzione delle funzioni cognitive. Ogni anni, afferma l’Oms, tre milioni di persone muoiono per cause correlate all’inquinamento outdoor, mentre secondo una stima del 2014 il 92% della popolazione mondiale vive in zone che non soddisfano le linee guida dell’organizzazione. Due ricerche pubblicate nel 2013 su Lancet hanno correlato l’esposizione agli inquinanti rispettivamente ai tumori del polmone e allo scompenso cardiaco. Nel primo caso si è visto che un aumento di 10 microgrammi delle polveri sottili è legato a un rischio maggiore del 22% di tumore, mentre nel secondo sono stati registrati aumenti di ricoveri e mortalità legati ai picchi di diversi inquinanti. A questi effetti si aggiungono quelli sulle malattie respiratorie, a cominciare dall’asma, sulle funzioni respiratorie e sul battito cardiaco, che diventa irregolare. Anche gli attacchi cardiaci aumentano, con un effetto immediato che segue i giorni di picco.

MEDIC@L News

In Italia l’80% è digitale

Chi prima chi dopo, chi più velocemente e chi a stento, tutte le Regioni hanno ormai introdotto la ricetta elettronica, portando in Italia la quota delle prescrizioni digitali all’80%. Tanto che l’addio alle ricette rosse potrebbe diventare realtà entro fine 2016, sostituite da un semplice promemoria cartaceo accompagnato da un codice digitale. Un risultato che porterà milioni di risparmi alla sanità pubblica, anche se difficili da calcolare. “Se si considera che in un anno di impegnative per farmaci se ne fanno circa 600 milioni e che ognuna costa 40 centesimi solo per la stampa e la carta fornita dal Poligrafico di Stato (con filigrana antifalsificazione), il risparmio per il solo 2017 potrebbe essere di almeno 250 milioni. A cui aggiungere i risparmi nel trasporto per portare i ricettari da Roma verso il resto d’Italia e quelli che derivano dal controllo informatizzato delle ricette al posto di quello manuale”, chiarisce all’ANSA Daniele D’angelo, direttore di Promofarma, società di informatica di Federfarma.

”Questo traguardo costituisce un grande risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale, ma anche per gli italiani – sottolinea la presidente di Federfarma Annarosa Racca – perché la ricetta digitale vale su tutto il territorio del Paese.

Quindi i cittadini possono andare con l’impegnativa del proprio medico in qualsiasi farmacia italiana e avere il farmaco dispensato, pagando il ticket della propria regione di appartenenza. Spesso la gente ancora non lo sa”.

In base agli ultimi dati di Promofarma, relativi a luglio, la media italiana di ricette digitali rispetto al totale di quelle emesse è del 77%. Le regioni però non procedono affatto di pari passo, ma con qualche sorpresa rispetto al solito. In cima alla classifica delle virtuose, infatti, troviamo la Campania e il Veneto con l’89,5% delle ricette dematerializzate, seguite da Molise (88,4%) e Sicilia (87,8%). In coda la Calabria (26,7%) e la provincia autonoma di Bolzano (2,6%) partite per ultime, rispettivamente a luglio e giugno, ma che negli ultimi due mesi hanno già fatto molti progressi. “Visto che i dati sono relativi a luglio, pensiamo sia realistico arrivare al 90% di ricette elettroniche in tutta Italia entro fine anno”, commenta D’Angelo. Questo infatti era l’obiettivo previsto dall’Agenda Digitale, “perché anche quando il sistema sarà completamente a regime resterà sempre una quota pari a circa il 10% di farmaci per i quali continuerà ad essere utilizzata la ricetta rossa, come per i farmaci in distribuzione per conto e quelli contenenti sostanze psicotrope”.