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Eseguito un delicato intervento di Neurochirurgia nel presidio ospedaliero “Riccardo Guzzardi” di Vittoria.

Una giovane donna, infatti,  è ricoverata nell’Unità Operativa Complessa di Neurologia di Vittoria per improvvisa perdita di forza e di sensibilità agli arti inferiori. Le condizioni hanno fatto subito pensare a qualcosa di grave e, infatti, dopo l’esecuzione di una Risonanza Magnetica, si è appurata la presenza di un ascesso che comprimeva il midollo spinale.

Il rapido consulto in rete con la Neurochirurgia della Azienda Ospedaliera “Cannizzaro” di Catania, diretta dal dott. Salvatore Cicero, per la valutazione dei rischi legati alla emergenza COVID19 e al trasporto della paziente, hanno portato alla decisione di organizzare l’intervento in loco. L’equipe operatoria neurochirurgica dell’AO catanese, si è spostata all’ospedale di Vittoria.

La UOC di Neurologia insieme alle UO di Ortopedia e Rianimazione del PO “R. Guzzardi” hanno reso disponibile personale, sala operatoria e programmato il post-operatorio, riuscendo a organizzare ed eseguire l’intervento in 12 ore.

L’intervento ha avuto esito favorevole. La paziente, attualmente, ricoverata in Neurologia, a breve, verrà avviata verso un’altra Unità Operativa dell’Asp di Ragusa.

L’Asp di Ragusa ha attivato, lo scorso anno, una convenzione con l’Azienda Ospedaliera per l’Emergenza “Cannizzaro” di Catania, per prestazioni specialistiche consulenziali e chirurgiche di Neurochirurgia che prevede l’esecuzione di interventi di neurochirurgia in loco predisponendo quanto necessario all’esecuzione dell’intervento – routine preoperatoria, allertamento sala operatoria.

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Quella appena conclusa a Roma, è stata senza dubbio un’esperienza esaltante, culminata con la vittoria della Nazionale Italiana, grazie anche ai 5 goal del nostro assistito che ha giocato tutte le partite del campionato del mondo.
La nazionale italiana composta da persone con problemi di salute mentale si è così proposta come un formidabile volano di espressione del disagio psichico sotto forma di cambiamento positivo e di superamento degli stereotipi e dei pregiudizi tuttora legati alla malattia mentale.
La manifestazione si è svolta sotto l’egida del 40° anniversario della Legge 180/1978 e ha attivato un vivace confronto fra Istituzioni, non solo di natura sanitaria, ed attratto visibilità e consensi da tutta Italia.
“Si ringrazia la fondazione Carlo Valente ONLUS, presieduta da Aurelio Valente, che è stata designata ad organizzare a Bari la selezione per la Nazionale Italiana della zona Sud e Isole, per favorire la partecipazione dei nostri ragazzi a questo evento, dal quale è stato selezionato un nostro amico orami Campione del mondo”.

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In un comunicato stampa che riportiamo, Anaao Assomed Toscana esprime soddisfazione per la lista “Eticamente Medici” che ha vinto le elezioni per l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Firenze. Entrano a far parte del Consiglio ben 11 Colleghi candidati nella lista “Eticamente Medici”, di cui 3 iscritti alla nostra Associazione che ha fornito un contributo organizzativo e programmatico importante per la conquista della vittoria. La Prof.ssa Teresita Mazzei, prima degli eletti con 1200 voti e candidata alla presidenza dell’Ordine, potrà contare su una larga maggioranza nel consiglio, auspicando che questo successo permetta un confronto sereno e costruttivo con i 4 Colleghi eletti nella lista concorrente. La straordinaria partecipazione dei Colleghi al voto rappresenta un patrimonio comune e un dato eclatante e di assoluto valore nazionale: ben 3200 Medici, circa il 40% degli aventi diritto. Indubbiamente, i Medici fiorentini hanno voluto e saputo intercettare la volontà di cambiamento rispetto alle gestioni passate. La loro partecipazione rappresenta una chiarissima legittimazione per chi guiderà l’Ordine nei prossimi tre anni ed anche una grande responsabilità.
Le linee programmatiche proposte dovranno essere rapidamente messe in campo e perseguite nel lavoro quotidiano del nuovo consiglio. L’Ordine, innanzitutto, dovrà diventare la “Casa comune” di tutti i Medici. Le istanze, le esigenze, le preoccupazioni espresse dal nostro mondo professionale dovranno trovare ascolto e, per quanto possibile, soluzioni concordate in modo collegiale. Le sedici commissioni previste dal programma della lista dovranno rappresentare la struttura di discussione allargata e di proposta relativamente alle tematiche principali che interessano il nostro mondo professionale.
L’impegno nei confronti dei nostri giovani Colleghi dovrà rappresentare la priorità dell’azione del nuovo consiglio. Tra gli obiettivi da perseguire, ricordiamo la laurea abilitante alla professione e lo sblocco del cosiddetto “imbuto formativo” che i laureati in Medicina e Chirurgia si trovano di fronte al momento di accedere alle scuole di specializzazione o ai corsi di formazione per medico di medicina generale. Siamo davanti ad una fonte non trascurabile di precariato e di rischio reale di caduta del valore etico della professione che va rapidamente superata anche con proposte fortemente innovative.
Un’altra tematica, oggi molto importante dal punto di vista del cambiamento sia sociologico che demografico, da porre al centro dell’attenzione del consiglio, è rappresentata dal sempre crescente numero di donne presenti all’interno della nostra professione. Le Colleghe, come è scritto nel programma, non dovrebbero essere considerate soltanto in funzione delle maggiori tutele eventualmente richieste (gravidanze, orari part-time, asili nido ecc.), ma anche e soprattutto come un’importante risorsa in termini di idee preziose per lo svolgimento di una professione sempre più attenta sia a privilegiare un rapporto più empatico con il paziente che a creare un clima di lavoro quanto più sostenibile, inclusivo e sereno possibile.
Un lavoro rilevante dovrà essere svolto per recuperare il ruolo sociale dei Medici, promuovendone la centralità istituzionale, in un rinnovato confronto con la politica basato sulla autonomia e la responsabilità delle parti, ed adeguandolo alle moderne istanze espresse dai cittadini, recuperando la fisiologia del rapporto medico/paziente, oggi negativamente condizionato dal degrado organizzativo delle strutture sanitarie e dai crescenti obblighi burocratici che sottraggono tempo a quell’ascolto e dialogo con i pazienti che è anche tempo di cura.
Infine una particolare attenzione dovrà essere posta alla sostenibilità del nostro sistema sanitario in termini di finanziamento, oggi palesemente inadeguato a garantire i nuovi LEA, ma anche di appropriatezza delle prestazioni erogate. Si tratta di utilizzare al meglio le scarse risorse disponibili evitando che gli aspetti economici e burocratici prevalgano sulla qualità delle cure e che il degrado degli standard organizzativi sia di ostacolo all’espressione del libero esercizio della professione medica, incrementando il rischio clinico.

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Migliorano le cure e diminuiscono i danni neurologici

Sempre più bambini nati prematuri sopravvivono, e senza problemi neurologici, per merito delle migliori cure. Nell’arco di 11 anni infatti la sopravvivenza dei piccoli nati tra la 22/ma e 24/ma settimana è aumentata del 6%, e del 4% la percentuale di quelli che non hanno riportato problemi neurologici. E’ quanto emerge dai dati di uno studio condotto dalla Duke University su 4274 bambini, pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Se tra il 2000 e 2003 sopravviveva circa il 30% dei bambini nati tra 22 e 24 settimane, tra il 2008 e 2011 sono arrivati al 36%, e quelli senza problemi neurologici sono passati dal 16% al 20%. I migliori risultati sono stati osservati per quelli nati tra la 23/ma e 24/ma settimana, mentre alla 22/ma settimana la sopravvivenza è rimasta del 4%.
Il merito è di un insieme di cambiamenti apportati alle terapie e alla cultura delle unità di cure intensive neonatali. ”Ci siamo concentrati sul prevenire le infezioni – spiega Michael Cotten, uno dei coordinatori dello studio – e ora viene incoraggiato molto di più e supportato l’uso del latte materno rispetto a 15 anni fa”. C’è stato inoltre un calo dei tassi di infezioni nelle unità di cura intensiva neonatali negli ultimi 20 anni, e si pensa anche che il maggior uso di steroidi nelle madri a rischio di parto prematuro abbia aiutato i piccoli a svilupparsi nell’utero, e a migliorare i tassi di sopravvivenza con meno segni di ritardo nello sviluppo.
”Sono risultati incoraggianti – commenta Noelle Younge, coordinatrice dello studio – Ma dobbiamo osservare i numeri complessivi, e c’è ancora una larga fetta di prematuri che non riesce a sopravvivere. Solo 1 su 3 ce la fa. E quelli che sopravvivono senza danni significativi all’età di 2 anni sono ancora a rischio per altri problemi di salute”.