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Ricercatore del vaccino contro meningite mi ha spiegato e mi fido

”Io mi sono informata dagli scienziati, sono andata alla fonte e ho capito che ci si deve fidare dei vaccini”. E’ la campionessa paraolimpica Bebe Vio a spiegare le ragioni che l’hanno fatta diventare una paladina delle vaccinazioni, facendosi fotografare mentre veniva immunizzata contro la meningite e schierandosi a favore dei vaccini con veri e propri appelli. La campionessa, proprio mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmava il decreto per l’introduzione dell’obbligo vaccinale, varato per fare fronte all’abbassamento della copertura vaccinale in Italia e all’emergenza morbillo in Italia, ha spiegato di avere chiesto informazioni sul vaccino contro il meningococco direttamente a Rino Rappuoli, il ricercatore italiano che lo ha messo a punto e che lavora a Siena. ”Se hanno portato i vaccini a essere obbligatori vuol dire che c’era bisogno. Vuol dire che le persone non erano in grado di rendersene conto da sole. Faccio i complimenti al ministro della salute Lorenzin perché si sta dando tanto da fare ed è una battaglia che sta vincendo”.
”E’ facile leggere una informazione sul web ma serve chiedere a chi conosce davvero le cose, alle persone giuste” afferma a margine della presentazione del portale OSO su sport e disabilita’ presentato oggi al Coni. ”Ho chiesto se ci fossero controindicazioni, che sono le cose che preoccupano di piu’ le persone, e mi e’ stato risposto che ci puo’ essere solo una piccola reazione nell’immediato ed e’ per questo che si resta una mezz’ora nello studio. Mi hanno spiegato che non esiste relazione con l’autismo, che e’ una malattia di cui non si sa l’origine ma certamente non e’ legata ai vaccini”. Bebe replica anche a quanti ritengono che le vaccinazioni servano a rendere ricche le multinazionali. ”I margini di quadagno sono molto bassi per i vaccini – ha aggiunto – ci si riempie la bocca parlando delle multinazionali, e’ di moda farlo, ma queste guadagnerebbero molto di piu’ per le cure da fare alle persone che si ammalerebbero se i vaccini non esistessero”. Ed infine un pensiero alla sofferenza umana causata da queste malattie evitabili. ”Io racconto sempre di essere felice anche cosi’, ho saputo reagire, ma quello che mi e’ successo ha provocato un dolore grandissimo ai miei genitori. Bisogna pensare che proteggersi aiuta anche ad evitare questa conseguenza. Una sofferenza che nessun genitore vorrebbe mai vivere”.

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Con sistema che monitora i sintomi 5 mesi in più sopravvivenza

Internet, app e tecnologia possono diventare delle alleate preziose per i malati oncologici, migliorandone l’esistenza ma anche allungandone letteralmente la vita. Una sorta di ‘nuove cure’ a tutti gli effetti delle quali si sta iniziando a studiare l’efficacia con ricerche ad hoc.
Tanto che proprio la tecnologia ed i social media diventano protagonisti del Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), il più grande appuntamento del settore a livello mondiale, con intere sessioni dedicate a questo argomento.
Non solo, dunque, farmaci e terapie di ultima generazione: tanti sono gli esempi di ‘tecnologia contro il cancro’ che arrivano dall’Asco 2017, a partire dall’interesse suscitato da un innovativo sistema basato sul web e che consente ai pazienti di auto-segnalare i sintomi legati alla malattia e alla chemioterapia in tempo reale, attivando un allarme via mail ai medici in caso di necessità. Un sistema che ha aiutato i pazienti a vivere più a lungo, con una maggiore sopravvivenza di ben 5 mesi. Lo studio ha riguardato 766 pazienti, dimostrando come un semplice intervento può avere enormi benefici. I pazienti con cancro metastatico che hanno utilizzato tale strumento hanno, infatti, avuto una sopravvivenza maggiore di 5 mesi rispetto a coloro che non utilizzavano il sistema. Lo studio, della University of North Carolina, è stato presentato in sessione plenaria e verrà pubblicato sul Journal of the American medical association (Jama). I pazienti che ricevono la chemio, spiega il primo autore, Ethan Basch, “spesso hanno sintomi severi, ma la metà delle volte i medici non ne sono consapevoli. Questo sistema è inoltre associato ad un minor numero di visite di emergenza ed ospedalizzazione e ad una maggiore tolleranza della chemio”. Il “miglioramento che abbiamo visto in termini di sopravvivenza – evidenzia Basch – può sembrare modesto, eppure è maggiore dell’effetto di molti farmaci per i tumori metastatici”. Protagonista anche la Mobile-Health, con un’intera sessione dedicata agli studi sulle nuove app che puntano a migliorare la cura dei pazienti. tra le tante, è stata presentata ‘Strength Through insight’, un’app messa a punto dalla Thomas Jefferson University: chiede ai pazienti con tumore della prostata di compilare dei questionari su sintomi e terapie, per un maggiore monitoraggio. Sotto i riflettori pure il ruolo dei social media Facebook e Twitter, come nel caso del progetto ‘Metastatic breast cancer project’ sul tumore al seno che, promosso dall’Università di Harvard, consente ai pazienti in collegamento nei gruppi social di condividere campioni clinici. Ed ancora: grande interesse ha suscitato pure un progetto di intervento per mezzo di Twitter per la cessazione dell’abitudine al fumo, chiamato ‘Tweet2quit’ e promosso dallo Stanford prevention research center. Altri sistemi tecnologici sono invece più mirati al trattamento, come ‘PatientsLikeMe’, un sito web che i pazienti possono usare per comunicare tra loro circa opzioni terapeutiche ed effetti collaterali delle cure. Tecnologia e web, commenta il presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) Carmine Pinto, “svolgono, in questo caso, una funzione centrale a sostegno del malato, e per la prima volta tali metodologie vengono validate da studi scientifici”.

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Ricerca dell’università di Padova, 87% si connette a siti pornografici

Il giovane “maschio italiano” non apprende più le istruzioni per crescere dal papà, ma da internet, che diventa la guida anche per la vita sessuale, aumentando però incertezze e insicurezze. La ‘fotografia’ sui ragazzi nel 2017 l’ha scattata una ricerca fatta dal prof. Carlo Foresta, dell’Università di Padova. E’ il risultato di oltre dieci anni di lavoro del Progetto Andrologico Permanente, sviluppato dalla Fondazione Foresta Onlus che ha studiato la popolazione studentesca maschile dall’anno scolastico 2005-06 fino al 2016-17. Una mole di dati raccolti con questionari anonimi tra oltre diecimila ragazzi all’ultimo anno delle superiori.
I giovani maschi italiani sono divenuti sensibilmente più alti (da 1,76cm a 1,78cm), un poco più grassi (da 69kg a 71kg), sempre più interessati all’attività sportiva, facendo anche un uso maggiore di integratori, spesso ordinati su siti web. Si è abbassata l’età della prima sigaretta (da 15,7 anni a 13,2 anni) ed è sempre più diffuso l’uso, non importa se abituale, della marjiuana (chi l’aveva provata era il 49,5% della popolazione giovane nel 2005 mentre oggi è il 76%); si è anche abbassata la percentuale giovanile che dichiara di fare uso di ecstasy, eroina e cocaina.
Quanto alla sfera sessuale, emerge che internet è la fonte primaria di informazione sulle tematiche sessuali (80,1%; nel 2005, era il 50,1%), e che i giovani che si connettono a siti pornografici sono saliti dal 47% del 2005 all’attuale 87%. Il 54% dei giovani in età di diploma superiore ha ormai abituali rapporti sessuali completi (solo per il 63% protetti), mentre aumenta l’orientamento omosessuale (dal 4% al 6%). Ma se il web fa da ‘padre’ anche nel sesso, c’è anche un effetto negativo legato all’aspetto patologico. Nel 2005 solo l’8,8% dei soggetti intervistati dichiarava di registrare disturbi della funzione sessuale (mancanza di desiderio, eiaculazione precoce o ritardata, disfunzione erettile); oggi invece – sostiene la ricerca di Foresta – i soggetti con disturbi sono il 26%, con una forte incidenza di problematiche legate alla riduzione del desiderio (10,4%). Sintomo che anche psicologicamente, secondo i curatori della ricerca, può essere messo in relazione allo squilibrio tra messaggi digitali e contatto con la realtà vissuta delle relazioni e dei rapporti con l’altro.

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Da gestione cure a psicoterapia; psichiatri, vantaggi e pericoli

Non più solo sul lettino dello psichiatra. Oggi i disturbi mentali si curano sempre di più anche sulla e attraverso la Rete. Il fenomeno è definito ‘E-mental health’ ed indica, in pratica, un vero e proprio boom del web per la salute mentale: tremila sono infatti le app scaricabili e che rendono più facile seguire i pazienti con l’assistenza ‘virtuale’. Ad evidenziare il nuovo trend, mettendone in luce i vantaggi ma anche i limiti, sono gli specialisti riuniti a Firenze per il 25/mo Congresso della Associazione europea di psichiatria (Epa).
Nell’era della tecnologia digitale evoluta, dunque, anche la cura dei disturbi psichici si fa sempre più ‘virtuale’ ed i pazienti possono in alcuni casi essere gestiti ‘in remoto’. Le stime attestano infatti che il 6% delle app degli store è dedicato alla salute mentale. Ed è vastissima la gamma di servizi sanitari, con oltre 3 mila offerte ‘scaricabili’: le app offrono, ad esempio, informazioni sulle specifiche patologie, ricercate via internet e via cellulare nel 31% dei casi (con una percentuale più che raddoppiata rispetto al 2010); metodi per la gestione delle terapie; psicoterapia e programmazione di visite di controllo on-line. Un trend in continua ascesa, con un’ulteriore crescita stimata del 50% entro il 2020.
Una gestione “virtuale del paziente, cioè attraverso i dispositivi elettronici – afferma la presidente Epa, Silvana Galderisi – permette di raggiungere e trattare un maggior numero di persone, specie coloro che temendo l’etichetta di ‘malato mentale’, e l’emarginazione dalla società, sono restii a varcare la soglia di un servizio di salute mentale. Al coinvolgimento del paziente, si aggiunge anche il vantaggio di un migliore rapporto costi/benefici con una riduzione dei costi della assistenza sanitaria”.
Ma ci sono pure dei ‘pericoli’, tra cui il possibile mancato rispetto della privacy e la natura ‘distaccata’ del rapporto medico-paziente. Nel primo caso, rileva il presidente della Società Italiana di Psichiatria Claudio Mencacci, “si avverte la necessità di una legislazione adeguata e specifica che garantisca la privacy del paziente. Inoltre, un altro limite è la perdita di empatia nella relazione medico-paziente, dove l’informalità del rapporto digitale può più facilmente esporre persone vulnerabili alle conseguenze di condotte poco etiche da parte di medici poco professionali”.
Aspetti che meritano una valutazione più approfondita, fermo restando, affermano gli psichiatri, che varie e-terapie per la salute mentale sono accreditate da studi scientifici. Ad oggi, conclude Galderisi, “esistono diverse forme di psicoterapia che sfruttano le tecnologie digitali, tra queste la CBT (psicoterapia cognitivo-comportamentale) attuata attraverso l’uso di applicazioni elettroniche e mobili, per la quale numerose analisi mostrano risultati paragonabili a quelli ottenibili con le CBT tradizionali. Mancano invece dati validi sull’utilizzo di altre tecniche psicoterapiche”.

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Il piccolo Kainoa non sopporta di essere toccato, mamma in lacrime emozione rete

Sta facendo il giro del mondo la foto che una mamma ha postato su Facebook dopo che il proprio figlio, affetto da autismo, ha incontrato il cane addestrato per lui da una Ong statunitense. Per la prima volta, scrive la donna, in lacrime nella foto mentre il piccolo si sdraia sul cane per leggere un tablet, il piccolo Kainoa di cinque anni ha una interazione affettiva, mentre normalmente non sopporta di essere toccato.
“Questa foto – scrive la mamma, Shanna – cattura il volto di una mamma che vede il proprio figlio, che non può abbracciare, lavare, vestire e toccare, che si sdraia liberamente sul proprio nuovo cane, con un attaccamento intenzionale”.
Il cane è stato fornito dopo due anni di addestramento dalla Ong Four Paw for Ability, specializzata nel preparare animali in grado di aiutare bambini e adulti con disabilità. La foto, postata sul profilo Facebook Love What Matters, ha quasi 300mila condivisioni e 750mila ‘mi piace’. “Come mamma ho visto innumerevoli momenti dolorosi, e ho pianto innumerevoli volte – continua Shanna -. Ieri tuttavia ho pianto per ragioni diverse.
E’ un’emozione indescrivibile. In qualche modo grazie a Tornado ho la sensazione che tutto andrà bene”.

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Il cyberbullismo è un fenomeno che, anno dopo anno sta assumendo dimensioni preoccupanti. Lontano dagli eccessi statunitensi, dove fan di cantanti si accaniscono tra loro sfociando spesso in violenza fisica, il nostro paese sta registrando un rapido aumento dei casi.

E’ nato, così, in Italia il primo servizio di supporto dedicato alle vittime del cyberbullismo. Si tratta molto spesso di minori che hanno paura ad ammettere questo genere di molestie e non conoscono le conseguenze di un comportamento che di fatto è criminale.

Chi subisce molestie via web da oggi può scrivere al numero 393.300.90.90 o all’indirizzo e-mail help@off4aday.it, gestito da un team di psicologi pronti a rispondere ed aiutare chiunque ne avesse bisogno. L’iniziativa è di Samsung e del Moige con il patrocinio della Polizia di Stato.

Questa iniziativa rientra nella campagna #OFF4aDAY che invita tutti a “spegnersi”, a scollegarsi dal web per un giorno (Samsung oscurerà tutti i suoi canali di comunicazione come gesto simbolico), e a condividere il numero di supporto e l’indirizzo e-mail del servizio contro il cyberbullismo, modificando anche il proprio profilo sui canali social con l’hashtag #OFF4aDAY per sensibilizzare gli utenti sul tema.

Si tratta di un fenomeno molto grave. Sempre più giovani utilizzano i media digitali usati per diffondere, tramite Internet o cellulare, messaggi, immagini o filmati spregevoli e diffamatori.

Le vittime, in pochissimo tempo possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all’oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti.

Secondo una recente indagine della Società Italiana di Pediatria, il 31% dei tredicenni (35% ragazze) dichiara di aver subito atti di cyberbullismo e il 56% di avere amici che lo hanno subito. Tra gli adolescenti che utilizzano almeno tre piattaforme di social network la percentuale di chi ha subìto atti di bullismo online sale al 45%.

Il progetto di Samsung e Moige proseguirà per tutto il 2016 e coinvolgerà anche duemila scuole in tutta Italia con un percorso di sensibilizzazione e un kit didattico sviluppato ad hoc dagli esperti del Moige. Il servizio di supporto dedicato alle vittime del cyber-bullismo sarà attivo dal lunedì al sabato, dalle 14 alle 20.

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Un hashtag #FateleVedere e una web app, la prevenzione è la prima arma per sconfiggere il tumore al seno e passa dalle nuove tecnologie.

Con un corretto stile di vita e un programma di controlli è possibile ridurre il rischio di ammalarsi. In occasione della Campagna Nastro Rosa della Lega Italiana Lotta Tumori, attiva per tutto il mese di ottobre e dedicata alla diagnosi precoce del tumore al seno, l’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) ospita la mostra fotografica itinerante #FateleVedere, per sensibilizzare le ragazze e le donne.

“Il tumore della mammella ad oggi è una malattia in costante aumento – spiegano gli esperti – soprattutto tra le ragazze giovani, ma grazie alla sensibilità ai temi della prevenzione e al miglioramento delle terapie è sempre più curabile, specialmente se diagnosticato in fase non avanzata”. Le donne sotto i 49 anni, continua Marco Alloisio, responsabile della Chirurgia Toracica di Humanitas, “sono escluse dai programmi di screening mammografico. In loro l’incidenza del tumore al seno è aumentata del 20%. Questo suggerisce la necessità di selezionare meglio il campione di donne da sottoporre a screening e di includere anche le donne sopra i 40 anni”.

Nel progetto di sensibilizzazione è stata realizzata anche la web app fatelevedere.it, con la quale è possibile caricare, editare e pubblicare sui canali social una propria fotografia in bianco e nero con, all’altezza del seno, un cartello riportante la scritta #FateleVedere. “Un invito a tutte le donne – concludono gli ideatori – a volersi bene e a prendersi cura di sé”.

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ROMA – E’ in arrivo iPrescribeApps, una sorta di ‘Tripadvisor’ della salute e della medicina basato sul giudizio di medici e pazienti. A lanciare la versione beta dell’applicazione per dispositivi mobili, in attesa di quella definitiva, è stato iMedicalApps, una associazione di medici indipendenti specializzati nella sanità elettronica. L’intento è quello di facilitare l’orientamento tra le oltre centomila app relative alla salute registrate tra iTunes e Google Play. Secondo le stime di Research2guidance, entro il 2017, il mercato per questo tipo di app, spinto anche dal proliferare di dispositivi indossabili a cominciare dall’Apple Watch, toccherà i 26 miliardi di dollari in tutto il mondo, con centinaia di milioni di utilizzatori. Tranne qualche eccezione le app per la salute non subiscono nessun processo di approvazione come i dispositivi medici tradizionali o i farmaci. Da qui la nascita dell’associazione e del nuovo sito evidentemente “certificato”. ”Non stiamo parlando semplicemente di app ‘raccomandate’ dai medici, ma ormai di app ‘prescritte’ – spiega il fondatore Iltifat Husain della Wake Forest University -. La piattaforma permetterà ai medici di prescrivere efficientemente la giusta app al giusto paziente, usando l’opinione di esperti e criteri basati sull’evidenza, per le app ma anche per i dispositivi medici connessi”.

17 marzo 2015