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Telemedicina, nuove soluzioni per la riabilitazione a distanza

La telemedicina, sta facendo passi da gigante anche nel nostro paese, specialmente nell’ambito della riabilitazione neurologica.

Dare la possibilità a pazienti affetti da afasia e anomia,  di seguire una serie di training linguistici a distanza, riproducibili in formato digitale, è questa l’idea alla base del nuovo progetto di ricerca  finanziato dalla fondazione Telecom Italia con un contributo di 120mila euro (150mila euro il valore complessivo) e condotto da quattro ricercatori della fondazione romana Santa Lucia: Giovanni Carlesimo, Maria Stefania De Simone, Silvia Zabberoni e Gian Daniele Zannino.

In sintesi, l’obiettivo sarà quello di implementare un protocollo computerizzato che sia più efficace di quello tradizionalmente usato e somministrarlo quotidianamente a distanza, puntando sul cloud computing per l’archiviazione dei dati.

“Intendiamo dimostrare l’efficacia di un protocollo di riabilitazione a distanza attraverso una tecnologia che permette al clinico di monitorare l’andamento del training in tempo reale e adeguare gli esercizi ai progressi del paziente”, spiega Zannino. Lo stesso paziente può accedere alle sessioni di training due volte al giorno, senza doversi recare in ambulatorio. Il progetto, che terminerà il prossimo novembre, fa leva su un software – realizzato dall’Università Politecnica della Catalogna – che implementa una versione digitale del tradizionale esercizio di ripetizione di parole abbinate a figure.

“Abbiamo reclutato sedici pazienti anomici – continua Zannino –  e abbiamo fornito loro un tablet per esercitarsi ovunque si trovino con un programma prestabilito”. Dunque si tratta di un’opportunità per abbattere i costi e facilitare l’accesso alle cure, rendendole più economiche e disponibili a domicilio 24 ore al giorno. Ma non solo, poiché secondo il ricercatore “il ricorso alle nuove tecnologie consente la somministrazione di stimoli e feedback secondo modalità e tempistiche che spesso non possono essere rispettate nel contesto di una reciprocità classica tra terapista e paziente”.

Pazienti che sembrano rispondere bene a questa nuova forma di interazione. “Nessuno di loro ha voluto rinunciare. Stiamo ottenendo dei riscontri positivi nell’utilizzo dei tablet, la compliance è soddisfacente – spiega Zannino – Il ricorso alla telemedicina non è valido a prescindere, ma nel nostro caso è di grande aiuto”.