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TEORIA GENDER. DURA PRESA DI POSIZIONE DEL MINISTRO GIANNINI

“Chi ha parlato e continua a parlare di “teoria gender” in relazione al progetto educativo del governo Renzi sulla scuola compie una truffa culturale e voglio dire con chiarezza che ci tuteleremo con gli strumenti adeguati”. Sono queste le dure parole con la quale il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha deciso di gettare acqua sull’assurdo incendio scoppiato attorno a questa fantomatica teoria.

La polemica, nata con il dibattito sulla riforma dei programmi scolastici della cosiddetta “buona scuola” del governo, ruota attorno all’adozione di alcuni testi, che, secondo i sostenitori, diffonderebbero l’idea che non esistano generi sessuali distinti.

Al fianco del ministro, nel sostenere l’inesistenza di una “teoria gender” all’interno dei programmi scolastici si son schierati, oltre alla forze politiche di maggioranza, anche gli psicologi italiani.

“Ringraziamo la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini per la ferma presa di posizione circa l’inesistenza di una presunta ‘teoria del gender’ all’interno della didattica della scuola italiana. Le strumentalizzazioni legate a questo tema hanno raggiunto un livello davvero vergognoso e inaccettabile: basta con le mistificazioni”. A dirlo è il presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, Nicola Piccinini.

“Il dibattito a cui abbiamo assistito in questi mesi – aggiunge Paola Biondi, consigliera segretaria dell’Ordine – è il prodotto di un clima avvelenato, frutto di malafede e ignoranza. Occorre sottolineare ancora una volta che non esiste alcuna prova scientifica sull’esistenza di una “teoria gender” e che, se vi sono motivi di preoccupazione, questi riguardano l’arretratezza del nostro Paese in materia di tutela dei diritti e lotta contro la discriminazione”.

“Un’adeguata formazione alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, comprese quelle rivolte a gay, lesbiche, transgender e famiglie omogenitoriali (prevista dalla “Buona Scuola”) – continua Biondi – getta le basi per una scuola inclusiva e capace di valorizzare le differenze. Fattore, questo, indispensabile per la formazione di una cittadinanza consapevole e per l’allineamento dell’Italia agli standard europei in fatto di civiltà e democrazia”.