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TERAPIA DEL DOLORE, RETE FUNZIONANTE SOLO IN 5 REGIONI ITALIANE. FANELLI: “ECCESSIVO IL RICORSO A FANS”

ROMA – Solo Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Veneto hanno istituito la rete su terapie del dolore e cure palliative. A distanza di cinque anni dall’approvazione della legge 38, solo cinque regioni, per un totale del 60% della popolazione, hanno accesso all’importante servizio cui sono legati anche diritti e garanzie per i pazienti.
E’ stato Guido Fanelli, presidente della Commissione ministeriale su questi temi e estensore della legge, a rendere noto il dato durante il convegno promosso da Grunenthal Italia al Senato. Fanelli ha spiegato che, a fronte di “altre regioni prossime all’allineamento previsto dalla normativa, c’è un 25% di territorio che ancora non ha neanche formalizzato l’impegno a recepire la legge”.
Sono altri dati a ribadire l’importanza del servizio. Il dolore cronico, ha sottolineato il presidente, riguarda 8 milioni di italiani, con un impatto di 37 miliardi di euro l’anno, pari al 2,3% del Pil. L’Italia, a differenza di altri paesi che hanno un problema di sovraprescrizione di oppioidi, abusa invece di antinfiammatori non steroidei (Fans), mentre gli oppioidi sono sottoutilizzati. ”C’è un problema di appropriatezza – spiega Fanelli – da noi si preferisce prescrivere i Fans, che spesso non funzionano, o hanno effetti collaterali gravi, e non gli oppioidi. Non si tratta di iniziare a distribuire pillole a caso, ma il rapporto va riequilibrato, visto che si spendono 280 milioni di euro l’anno per i Fans e 180 per gli oppioidi”.
Tuttavia qualche buona notizia perché – secondo Fanelli – la legge ha invece funzionato rispetto alle cure palliative. ”In questo caso – ha detto – la presenza precedente di reti assistenziali, soprattutto dovute al volontariato, ha fatto sì che la legge sia stata recepita con più efficacia, anche se rimangono alcune ‘zone d’ombra”’.

13 marzo 2015