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Nati i primi topi senza contatto tra spermatozoo e ovulo

La tecnica potrebbe portare a future cure contro l’infertilità

Sono nati i primi topi da embrioni formati senza la necessita’ che spermatozoo e ovulo venissero a contatto. Nell’esperimento, pubblicato sulla rivista Nature Communication, gli spermatozoi non hanno fecondato la cellula uovo ma ‘bozze’ di embrioni. Il risultato e’ stato ottenuto nell’universita’ britannica di Bath, dal gruppo coordinato dall’embriologo molecolare Tony Perry, e potrebbe aprire nuove strade per la cura della fertilita’ nell’uomo e per salvare dall’estinzione molte specie minacciate.

Gli autori della ricerca parlano di ‘partenogenesi’ al maschile, cioe’ di embrioni ottenuti senza ovuli, ma secondo altri esperti non e’ proprio cosi’: ”giocano un po’ con le parole ma in realta’, come loro stessi dichiarano, hanno usato ovociti per produrre dei partenoti, ossia cellule uovo indotte a svilupparsi come se fossero state fecondate”, ha detto all’ANSA Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell’Universita’ di Pavia.

Nell’esperimento il nucleo degli spermatozoi e’ stato trasferito nei partenoti. Questi ultimi, che possono essere utilizzati anche per produrre cellule staminali, contengono solo una serie di cromosomi, anziche’ le due serie che nascono dalla fusione dello spermatozoo e della cellula uovo. Contrariamente alle previsioni teoriche, gli spermatozoi trasferiti nei partenoti hanno generato embrioni dai quali sono nati cuccioli sani.

Per Redi, ”e’ un buon lavoro” e un avanzamento della tecnica per riprodurre in laboratorio le prime fasi dello sviluppo embrionale. Inoltre, ha aggiunto, ”e’ una dimostrazione che la riprogrammazione genetica puo’ essere fatta anche impiegando cellule delle prime fasi embrionali”. Commentando il risultato, Paul Colville-Nash, del britannico Medical Reserch Council (Mrc), ha rilevato che ”potrebbe aiutare a comprendere meglio come comincia la vita umana e i meccanismi che controllano la vitalita’ degli embrioni”.

Piu’ a lungo termine, invece, ”potrebbe avere implicazioni per mettere a punto nuove cure per l’infertilita”’. Le implicazioni secondo il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’universita’ di Roma Tor Vergata, potrebbero riguardare piuttosto la comprensione di alcune malattie ”come le malformazioni congenite legate ad alcune tecniche di fecondazione assistita”.