Translators4children, 1000 volontari per le cure dei bambini

Da referti a prenotazioni, traduttori per superare il ‘muro’ della lingua

Almeno 60 bambini aiutati a curarsi, oltre un centinaio di cartelle cliniche tradotte e tantissimi altri documenti sanitari come prenotazioni, consensi informati e autorizzazioni. Questo il bilancio 2016 dell’attività di Translators4children, unica associazione di volontariato a livello internazionale specializzata nel tradurre cartelle cliniche per bimbi con gravi malattie, costretti a curarsi in Paesi diversi da quelli di origine. Per farlo, può contare su un esercito di circa mille volontari provenienti da tutto il mondo, ma rigorosamente certificati e specializzati in traduzioni medico scientifiche.
“Spesso si confonde il mediatore culturale con un traduttore professionista, sottovalutando il fatto che una cartella clinica è un documento delicatissimo che può contenere terminologie da cui può derivare la decisione di fare una chemio o somministrare morfina”, spiega il fondatore della onlus, Marco Squicciarini, di professione dentista, di passione volontario. L’idea dell’associazione nacque nel 2012 durante un viaggio ad Haiti dopo il terremoto. “Come Commissario della Croce Rossa per Roma, fui coinvolto in un progetto per far curare in Italia bimbi con tumore. Mi accorsi in quell’occasione quanto fosse importante la possibilità di poter accedere a cure all’estero”.
A esser seguiti sono bimbi in genere di 4 o 5 anni, con patologie gravi come tumori, malattie rare, genetiche o neurologiche. Alcuni vengono seguiti per poco, altri per molto tempo, per ognuno possono esser necessarie decine, anche centinaia di pagine tradotte. Provengono per lo più dall’Europa dell’Est e vengono a curarsi in Italia, ma negli ultimi anni stanno aumentando gli italiani che cercano una ‘second opinion’ da specialisti all’estero”. Merito della normativa sulle cure transfrontaliere, recepita due anni fa anche nel nostro Paese, che da un lato ha facilitato la possibilità di curarsi in altri Paesi Ue. Ma dall’altro ha lasciato aperti molti problemi.
Di difficoltà per accedere alle cure all’estero ne sa qualcosa Amedeo Gallo, papà di una ragazza oggi 16enne, affetta dalla nascita da sindrome di Felix, una malformazione arterovenosa. Dopo aver girato ospedali di tutta Italia, infatti, la famiglia decide di sottoporre il caso a un luminare che operava anche in un centro specializzato presso l’ospedale berlinese di Eberswalde. “Ma ottenere i moduli fu un’odissea. Su questo argomento incombono la disinformazione ai cittadini da parte degli organismi competenti, l’ostilità dei medici e l’incompetenza di molto personale delle Asl”, spiega. E, soprattutto, una volta compilata la documentazione, si scontrò con un altro grande, la barriera linguistica. “Ci chiesero risultati di esami e interventi fatti in Italia. Ma i prezzi erano molto alti. Così, tramite passaparola ci siamo imbattuti nel sito www.translators4children.org e siamo riusciti a far operare nostra figlia”.
Il grande problema, chiarisce Squicciarini, “è che, se molto ampia, si può spendere di più per tradurre una cartella clinica che per curarsi. E su questo la direttiva sulla transfrontaliera non interviene”.