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Tumori, basta ‘arresti domiciliari’ per pazienti in terapia salvavita

Inps, semplificate procedure per i medici per compilare certificato telematico di malattia

I pazienti oncologici non saranno più costretti agli ‘arresti domiciliari’ quando assenti dal lavoro a causa della malattia. L’Inps ha infatti chiarito i termini per l’esenzione dalla reperibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato la cui assenza sia connessa con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione, o con stati patologici di invalidità riconosciuta in misura pari o superiore al 67%.
La circolare Inps, rende noto la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), precisa che sarà compito del medico di famiglia accertate le condizioni del malato, compilare e inviare per via telematica all’INPS e al datore di lavoro il certificato di malattia, barrando la casella ‘terapie salvavita’ ovvero ‘invalidità’, per evitare che il malato sia sottoposto a visita quando non necessario. La Favo giudica positivamente la circolare, cui sono allegate le nuove linee guida dell’Istituto: ”Molteplici le ricadute positive di questi atti di indirizzo – afferma Elisabetta Iannelli, segretario generale FAVO -: semplificazione delle procedure per i medici nella compilazione del certificato medico telematico di malattia, riduzione del rischio di abusi in mancanza di diritto all’esenzione, eliminazione di visite di controllo inappropriate e, soprattutto, recuperata serenità dei lavoratori affetti da gravi patologie che non si sentiranno più costretti agli ‘arresti domiciliari in malattia”’.
Per quanto riguarda specificamente i malati di cancro, le linee guida precisano che possono essere esentati dalle fasce di reperibilità i lavoratori affetti da ”neoplasie maligne in trattamento: chirurgico e neoadiuvante, chemioterapico antiblastico e/o loro complicanze, radioterapico”. Le linee guida sono riferite ai lavoratori privati ma d’ora in poi potranno essere un punto di riferimento anche per i lavoratori pubblici. Rimane però, denuncia la Favo, ”il problema dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS, ai quali tale diritto fondamentale alla ‘libertà di circolazione in malattia’ deve essere al più presto esteso”.