Vaccini salvavita per 3 mln, ma 20 mln bimbi non protetti

Ad aprile una settimana di iniziative in Europa e nel mondo

Da difterite a pertosse, dalla polio al morbillo, i vaccini salvano ogni anno, nel mondo, tra i 2 e i 3 milioni di vite. Ma ancora troppi, quasi 20 milioni sono i bimbi non vi hanno accesso, soprattutto nei Paesi poveri. Estendendo anche a loro l’immunizzazione, ben 1,5 milioni di vite ogni anno potrebbero essere salvate.
Tuttavia, tra anziani vittime dell’influenza e boom di contagi da morbillo, anche l’Italia non può dirsi tranquilla. Per questo, con l’obiettivo di promuovere l’importanza delle vaccinazioni tra genitori, personale sanitario, politici e media, si svolgerà anche quest’anno ad aprile la Settimana Europea delle Vaccinazioni, iniziativa promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in concomitanza con la Settimana Mondiale (World Immunization Week 2017). Con lo slogan #VaccinesWork, l’edizione di quest’anno è in programma dal 24 al 30 aprile e rientra nel Global Vaccine Action Plan (GVAP) approvato da 194 Stati membri dell’Assemblea mondiale della sanità, che mira a evitare milioni di morti per malattie prevenibili entro il 2020. Oggi, infatti, ricorda l’Oms, nonostante i miglioramenti nei singoli Paesi e l’introduzione di nuovi vaccini, tutti gli obiettivi per l’eliminazione a livello mondiale di malattie come morbillo, rosolia e tetano, sono in ritardo. Ad esempio, i dati Oms relativi al 2015 mostrano che solo l’86% dei bambini nel mondo ha ricevuto 3 dosi di vaccino anti difterite-tetano-pertosse, mentre quello contro lo pneumococcocco, batterio che può provocare meningite, ha il 37% della copertura, laddove è stato introdotto. Contro la poliomelite, che può causare paralisi irreversibile, l’86% dei bambini è stato immunizzato, ma per l’Haemophilus influenzae B, che può causare meningiti, lo è solo il 64% dei nuovi nati. E per la rosolia, che se contratta in gravidanza può causare difetti congeniti al feto, la copertura è in media al 46%. Nella maggior parte dei casi il problema è economico e organizzativo. Il 60% dei 19,4 milioni di bimbi che non vengono vaccinati, infatti, risiede in soli 10 Stati: Angola, Congo, Etiopia, India, Indonesia, Iraq, Nigeria, Pakistan, Filippine e Ucraina. Ma anche nei Paesi con sistemi sanitari migliori, gli ultimi anni sono stati segnati da una progressiva disaffezione.
In Italia, se da un lato il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale ha introdotto nuovi vaccini gratuiti per diverse fasce di età (dall’antivaricella nei neonati all’antiHpv nei maschi adolescenti), dall’altro gli esperti continuano a mettere in guardia dalle conseguenze della cosiddetta ‘esitazione vaccinale’. E’ di pochi giorni fa l’allarme del Ministero della Salute per un incremento, nei primi mesi del 2017, del 230% dei casi di morbillo. Mentre a puntare l’attenzione sulle conseguenze della mancata vaccinazione antinfluenzale tra gli over 65 è stato l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), secondo il quale la mortalità tra gli anziani registrata nel passato inverno è stata del 15% maggiore rispetto al previsto e pari a circa 18mila decessi in più, causati dall’ampio numero di non vaccinati contro il virus.