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Il direttore Martini: “Tre strumenti importantissimi. Grazie alla generosità dei donatori il nostro reparto aumenta il livello di assistenza”

AREZZO – In vista delle feste natalizie iniziano ad arrivare i doni in Pediatria. Una tradizione che si ripete ogni anno grazie alla generosità di cittadini e associazioni. Con questi importanti gesti il reparto, che ogni anno ricovera 600 bambini e 1800 in osservazione per breve tempo, può usufruire di tre strumenti utilissimi per il trattamento e lo studio di alcune patologie nell’età pediatrica.
“A nome di tutto lo staff degli infermieri e medici della Pediatria di Arezzo – commenta il direttore della Pediatria Marco Martini – esprimo un grande sentimento di gratitudine verso le tre associazioni. Il loro gesto ci permette di elevare le possibilità assistenziali del nostro ospedale nei confronti dei piccoli che si rivolgono a noi e di evitare il più possibile i trasferimenti ad altri centri”.

“Il reparto di Pediatria di Arezzo – dichiara Flavio Civitelli, direttore Dipartimento Materno Infantile Asl Toscana sudest – è un punto di riferimento provinciale e non solo, in grado di dare risposte di alto livello con servizi sempre più vicini ai cittadini. Questo grazie alla capacità degli operatori del reparto, in primis del direttore Martini che ha saputo instaurare con la cittadinanza e le associazioni reciproca fiducia, ancora una volta tradotta in queste utilissime donazioni”.
Dall’associazione “Tribù dei nasi rossi” è stato donato un apparecchio per la tosse, del valore di 5000 euro: sarà di grande aiuto per le riacutizzazioni respiratorie nei bambini cerebrolesi degenti in reparto. In questi casi infatti, i piccoli degenti non riescono ad espellere il muco, andando incontro a pericolose crisi respiratorie. L’utilizzo di questo strumento consente l’espulsione di ingombri catarrali, evitando in alcuni casi la necessità di trasferire il paziente al Meyer.
Acquistato uno spirometro per un valore di circa 2000 euro dalla scuola Maria Consolatrice di Arezzo, a beneficio dell’ambulatorio di pneumologia pediatrica che visita circa 1000 bambini l’anno. Di questi, 300 allergici e/o asmatici vengono sottoposti all’esame con spirometro. Lo spirometro è uno strumento fondamentale per diagnosi e follow-up dell’asma bronchiale.
Infine l’associazione “Vicus Walk” di Viciomaggio, grazie al contributo di numerose squadre di calcio giovanili, ha donato un polisonnigrafo dal costo di circa 6000 euro. Uno strumento importantissimo per studiare i disturbi del sonno (bambini obesi e bambini con ipertrofia adenotonsillare grave). Da oggi quindi, si possono completare indagini diagnostiche finora possibili solo in centri di terzo livello, come nel caso dei disturbi respiratori del sonno dei bambini con obesità patologica o roncopatia notturna. L’ambulatorio per i grande obesi esegue circa 100 visite all’anno, un numero destinato a salire: sono bambini con un’obesità grave che comporta patologie correlate come ad esempio le cardiopatie.
L’anno scorso, la stessa associazione regalò alla Pediatria un apparecchio per l’assistenza respiratoria.

“Per tutto questo – conclude Enrico Desideri, direttore generale Asl Toscana sud est – non possiamo che ringraziare i cittadini e le associazioni che ogni anno, dimostrano la loro attenzione e sensibilità per questo reparto”.

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Dall’11 al 16 giugno i donatori di sangue dei quattro Quartieri si danno appuntamento al Centro trasfusionale del San Donato

In occasione della “Giornata nazionale della donazione di sangue”, in programma il 14 giugno, ad Arezzo torna l’iniziativa caratterizzata dallo slogan “Corri anche tu la carriera vincente, diventa donatore e farai centro”, organizzata da Asl Toscana sud est, Avis, Istituzione Giostra del Saracino, Quartieri (Porta Crucifera, Porta Sant’Andrea, Porta del Foro, Porta Santo Spirito).
All’interno di ogni Quartiere, infatti, è attivo un gruppo di donatori di sangue che, nella settimana dall’11 al 16 giugno, si recheranno al Centro trasfusionale del San Donato per un’azione di generosità. L’iniziativa trova la sua base sul concetto di “salute patrimonio di tutti”. I Quartieri e la Giostra del Saracino rappresentano il territorio e chi lo vive, sono quindi un’importante realtà sociale e di aggregazione.
“Nel ricordare che si sta entrando in un periodo difficile per le donazioni del sangue, cioè i mesi estivi, non possiamo che plaudire ad una iniziativa come questa – dichiara Pier Luigi Liumbruno, direttore del Centro trasfusionale del San Donato – Il coinvolgimento dei Quartieri e dell’Istituzione Giostra rappresenta uno strumento importante per sensibilizzare la cittadinanza, soprattutto i giovani. L’invecchiamento progressivo della popolazione, infatti, tende a far diminuire le donazioni, invece dobbiamo mantenere alti i livelli perché il bisogno di sangue rimane immutato.
Grazie anche all’Avis perché, in questa occasione, ma non solo, dimostra tutto il suo impegno in favore dei cittadini”
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“Il mondo della Giostra e dei Quartieri non si ferma alla manifestazione di Piazza Grande – commenta Franco Scortecci, presidente dell’Istituzione Giostra del Saracino – I quartieri sono un patrimonio di tutta la città e possono fungere da traino nelle iniziative di sensibilizzazione. Questa settimana del donatore, che condividiamo con la Asl e l’Avis, è un momento importante, anche di valenza sociale”.
“Solo grazie posso dire ai Quartieri e al mondo della Giostra in occasione di questa iniziativa che si sta radicando di anno in anno – dice Adelmo Agnolucci, presidente Avis Zonale Arezzo e della Toscana – Donare il sangue è un gesto di generosità, anonimo, gratuito e volontario. Nasce dal cuore delle persone. Grazie ancora per quello che fate”.
“Siamo contenti di proseguire questa iniziativa che cade proprio nel periodo pre-Giostra – dichiarano i rettori Andrea Fazzuoli, Roberto Felici, Maurizio Carboni ed Ezio GoriI nostri gruppi di donatori/quartieristi lanciano un segnale importante, dimostrando che i Quartieri non solo sono vivi, ma pensano e agiscono per il bene della città, al di là dei colori e della piazza. Grazie alla Asl e all’Avis che ci affiancano e ci consentono di realizzare questa iniziativa”.

Come diventare donatori

Tutti coloro che desiderano diventare donatori di sangue e quindi vogliono donare per la prima volta, devono prenotare rivolgendosi ad una associazione oppure telefonando al centro trasfusionale (Arezzo: 0575 255283; Montevarchi: 055 9106612; Bibbiena: 0575 568257; Cortona: 0575 639283; Sansepolcro: 0575 741414). L’aspirante donatore riceverà due appuntamenti gratuiti. Al primo, saranno eseguiti: visita medica, prelievo per esami di laboratorio, richiesta per ECG. Al secondo, si eseguirà donazione in caso di idoneità, oppure si comunicheranno i motivi della non idoneità con i consigli medici del caso. E’ obb ligatorio per tutti presentarsi con tessera sanitaria/codice fiscale.

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Al via campagna estiva con ‘alfabeto della solidarietà’

Anche l’estate 2017, complice l’inizio delle ferie e l’ondata di calore che sta colpendo molte regioni italiane, registra in diverse aree del Paese un preoccupante calo delle donazioni di sangue ed emocomponenti. Lo afferma l’Avis nazionale.
“Questa situazione – spiega il presidente di Avis, Alberto Argentoni – è già stata evidenziata dal Centro Nazionale Sangue e da diverse Regioni che, anche in collaborazione con il volontariato del sangue, hanno realizzato specifiche campagne estive. Rinnoviamo la richiesta a tutte le nostre sedi a proseguire con efficacia nell’attività di programmazione delle donazioni e ai nostri 1.300.000 donatori periodici di mettersi a disposizione delle nostre unità di raccolta o dei centri trasfusionali per compiere un gesto di solidarietà quanto mai importante. Abbiamo il dovere, anche in questo periodo dell’anno, di garantire l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti in tutte le Regioni”.
Per ricordare l’importanza della programmazione della donazione di sangue, specialmente nei mesi estivi, Avis ha lanciato una campagna estiva che riprende l’iniziativa dell’Alfabeto della solidarietà.
“Anche d’estate c’è bisogno di sangue. Fa’ anche tu come i nostri volontari: dona ora”. E’ questo lo slogan che campeggia su tutti gli strumenti della campagna estiva proposta da Avis a tutte le sue 3.400 sedi.
“Desidero ringraziare – conclude Argentoni – tutte le sedi che si stanno mobilitando, non solo per garantire l’autosufficienza nel proprio territorio ma anche – con un impegno supplementare – nelle zone carenti. Al tempo stesso, ringrazio anche i donatori che stanno rispondendo ai nostri appelli e tutti coloro che per la prima volta stanno pensando di compiere un così importante gesto di solidarietà a favore di tantissimi malati”.

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In Italia R. Green, padre bimbo che salvò 7 persone con organi

Nel 1994 in Italia solo 6,2 persone per milione d’abitanti sceglievano di dire sì alla donazione d’organi di un proprio caro. A ottobre di quell’anno, però, qualcosa cambiò tutto: la morte di Nicholas Green, bimbo americano di 7 anni rimasto ucciso durante un tentativo di rapina in Calabria, e il coraggio dei suoi genitori che ne donarono gli organi, salvarono la vita a 7 persone. Un gesto di solidarietà che scatenò un vero e proprio ‘effetto Nicholas’, come ha raccontato oggi a Milano il padre Reginald: negli anni seguenti le donazioni d’organo in Italia sono triplicate, arrivando a 23,1 per milione d’abitanti.
Nicholas poté donare due reni, due cornee, il cuore, il fegato e le cellule del pancreas. La donazione cambiò la vita a 5 malati gravi, di cui 4 adolescenti, e ridiede la vista ad altre due persone. Il 9 febbraio scorso è morto a Roma Andrea Mongiardo, 37enne di Roma che quando morì Nicholas aveva una grave malattia cardiaca: gli rimaneva un solo anno di vita.
Ricevette proprio il cuore, e di anni ne visse altri 22, fino a quando perse la sua battaglia contro un linfoma. Delle 7 persone salvate da Nicholas, oggi, a distanza di quasi un quarto di secolo, ben cinque vivono una vita normale: due hanno ad esempio abbandonato la dialisi, mentre una ragazza ricevette il fegato e si salvò da una malattia che la stava uccidendo. Oggi sta bene, ha avuto un figlio e l’ha chiamato proprio Nicholas.

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Grande generosita’ in tutto il Lazio per aiutare le vittime

Uno straordinario afflusso di donatori di sangue e’ stato registrato nei centri di raccolta del Lazio.
Sono già 60 le persone che hanno donato il sangue per i feriti del sisma nel Reatino all’autoemoteca&lrm allestita da ieri sul piazzale del palazzo della Giunta Regionale del Lazio, in via Cristoforo Colombo, a Roma. Il punto sangue, gestito dall’associazione donatori La Rete di Tutti (che si appoggia all’ospedale S. Eugenio), è stato allestito ieri dalle 14. Nel pomeriggio di ieri hanno donato il sangue 35 persone, e circa altrettante stamattina, in particolare dipendenti regionali. Una trentina di persone inoltre, ieri pomeriggio, si è presentata al punto sangue ma per motivi vari non ha potuto donare. &lrm In attesa al momento ci sono altre trenta persone, sotto i gazebo montati dagli operatori. Al lavoro quattro persone: una dottoressa e tre infermieri. “Il mio suggerimento – ha detto il presidente dell’associazione Felice Di Iorio – è programmare la donazione, per evitare di non riuscire a donare il sangue, che già tra venti giorni potrebbe mancare”. Il punto sangue resterà attivo anche questo pomeriggio.
Solo al San Camillo di Roma i medici parlano di una raccolta dieci volte superiore alla media. A spiegarlo è Silvio Chiarioni, responsabile della sala donatori dell’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, dove ieri sono stati effettuati 70 prelievi e da stamattina ben 140, dieci volte la media quotidiana.

”In questa direzione va una comunicazione della direzione regionale salute e politiche sociali, la stessa che ieri aveva previsto l’apertura straordinaria dei centri, in cui si comunica un progressivo ritorno ai normali orari” spiega Chiarioni.

”Sull’onda emotiva del terremoto abbiamo avuto molte persone che con grande generosità sono venute qui e abbiamo però dovuto rimandare a casa senza che potessero donare sangue, perché magari avevano preso un’aspirina oppure erano diabetici o cardiopatici – conclude – un grande plauso va anche agli operatori sanitari, come ad esempio gli infermieri, alcuni dei quali sono rientrati dalle ferie per dare la propria disponibilità”.