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L’influenza stagionale e alle porte e mentre il Ministero si prepara a lanciare la consueta campagna vaccinale (ne abbiamo parlato qui), scienziati aggiungono nuove tessere al complesso puzzle dei meccanismi d’azione dei virus influenzali.

I ricercatori del Children’s Hospital of Philadelphia, guidati dal dott. Laurence C. Eisenlohr, hanno chiarito meglio alcuni meccanismi fondamentali della risposta immunitaria verso il virus dell’influenza. I medici americano hanno scoperto che la processazione degli antigeni di un Influenza Virus da parte delle cellule APC è molto più complessa di quello che si credeva e la risposta dei Linfociti T CD4+ molto più aggressiva ed efficace.

Durante la sperimentazione si è appurata una notevole differenza, in termini di risposta immunitaria, tra virus vivi e virus inattivati. I risultati sono stati illustrato in un articolo pubblicato su Nature Magazine.

La scoperta potrebbe aprire nuovi orizzonti per la preparazione di vaccini a maggiore copertura. “I vaccini vivi sono in genere più efficaci di vaccini inattivati”, ha commentato Eisenlohr: “Questo supporta l’idea che l’infezione naturale provochi una risposta immunitaria più grande, più completa rispetto a un virus morto. Pertanto, se i problemi di sicurezza ci precludono l’uso di un vaccino vivo, potremmo aver bisogno di modificare i vaccini inerti in modo che imitino meglio l’infezione naturale, accedendo così a una più ampia varietà di peptidi e generando così una risposta immunitaria più protettiva”.

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Che la Vitamina E fosse uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura era un fatto noto, ora, grazie a nuovi studi scientifici, la lunga lista di proprietà benefiche è destinata ad allungarsi.

Secondo uno studio svolto dall’ETH Zurich’s Institute of Molecular Health Sciences di Zurigo e pubblicato sul Journal of Experimental Medicine, assumere dosi elevate di vitamina E riduce lo stress ossidativo delle cellule del sistema immunitario, aiutandole a combattere virus e agenti patogeni. Lo studio dimostra che la Vitamina E svolge la stessa azione di un enzima, chiamato Gpx4, che ha il compito di riparare i danni causati dallo stress ossidativo alle membrane cellulari.

Gli scienziati svizzeri si sono concentrati sugli effetti dello stress ossidativo sulle cellule del sistema immunitario, in particolare sui Linfociti T. Questa classe di cellule è quella subisce maggiori danni in condizioni di stress ma svolge anche una funzione fondamentale per l’attivazione della risposta immunitaria in caso di infezioni.  Gli esperti hanno osservato che le cellule T tendono a morire durante il processo di riproduzione, se sono prive dell’enzima Gpx4 o se questo risulta difettoso. Pertanto, il sistema immunitario non riesce a eliminare l’agente patogeno e l’infezione finisce col diventare cronica.

Nel corso dell’esperimento, gli studiosi hanno integrato l’alimentazione di alcuni topi in cui l’enzima era stato disattivato, con una dose di Vitamina E di 10 volte superiore a quella presente in una dieta normale. Al termine, hanno scoperto che l’azione antiossidante della vitamina aveva protetto le membrane cellulari delle cellule T dai danni ossidativi, rendendole in grado di moltiplicarsi e di respingere l’infezione virale con successo.

“Il nostro lavoro mostra che anche un difetto genetico nel meccanismo antiossidante delle cellule può essere compensato dall’assunzione di una dose elevata di vitamina E – afferma il professor Manfred Kopf, che ha guidato la ricerca -. Questa scoperta è nuova e sorprendente”.