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Soddisfatte le raccomandazioni dell’Oms

Oltre che un amico inseparabile e prezioso, un potente toccasana per la salute, che dà una forte spinta a muoversi di più ed essere quindi più attivi. È questo il cane per gli anziani, secondo una ricerca della Glasgow Caledonian University in collaborazione con il Waltham Centre for Pet Nutrition, pubblicata sulla rivista BMC Public Health.
Avere l’animale ‘regala’ oltre duemila passi in più al giorno. Per arrivare a questa conclusione lo studio ha utilizzato dati su modelli di attività fisica e comportamento sedentario in 43 proprietari di cani e 43 persone inserite invece in un gruppo cosiddetto di controllo, provenienti da tre regioni del Regno Unito (Lincolnshire, Derbyshire e Cambridgeshire). L’età dei partecipanti era di 65 anni o più e hanno indossato per un periodi di tre o una settimana in un anno un monitor che teneva sotto controllo il livello di attività . I ricercatori hanno analizzato il tempo trascorso camminando a velocità moderata e quello in piedi mettendolo in relazione con i momenti trascorsi seduti. “Abbiamo scoperto che i proprietari di cani dai 65 anni in su hanno trascorso in media 22 minuti in più in movimento, guadagnando 2760 passi al giorno rispetto alle persone che non avevano l’animale- spiega Philippa Dall, autrice principale della ricerca- nel corso di una settimana questo tempo in più può essere di per sé sufficiente per soddisfare le raccomandazioni dell’Oms (Organizzazione Mondale della Sanità) di almeno 150 minuti di attività fisica da moderata a intensa”.

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Ora si curano anche malati di 70-80 anni

Passi da gigante per la ricerca sui pazienti anziani con disordini ematologici che fino a soli dieci anni fa venivano trattati con terapie palliative. Al centro dell’attenzione l’anemia in età avanzata che può ridurre l’aspettativa di vita, aumentare il rischio di declino funzionale, di insufficienza cardiaca e di infarto, di perdita cognitiva e di demenza. Dell’argomento si è parlato al congresso “Hematologic diseases in the elderly” che si è tenuto a Roma, organizzato dall’Istituto di Ematologia Seràgnoli dell’Università di Bologna, con il patrocinio di Sie-Società Italiana Ematologia, Sies-Società Italiana Ematologia Sperimentale, Aiom-Associazione Italiana Oncologia Medica, Sigg-Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
“Ora abbiamo nuove idee e possiamo curare la maggior parte dei pazienti, anche di 70-80 anni “, spiega Pierluigi Zinzani, ematologo del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. “Un esempio è il linfoma non-Hodgkin, che è oggi il principale tumore ematologico per frequenza, tra tutti i tumori il sesto nel mondo occidentale e il quinto in Europa. Colpisce prevalentemente la popolazione adulta (60- 65 anni) e attualmente in Italia circa 130 mila persone convivono con un linfoma non-Hodgkin”.
Harvey Cohen, della Duke University Medical Center di Durham, Stati Uniti, avverte: «Il declino dell’emoglobina nel sangue e un concomitante aumento dell’anemia non devono essere considerati come una normale conseguenza della vecchiaia, per cui la diagnosi di anemia in una persona anziana deve essere valutata con attenzione dal medico”.