fbpx

La connessione tra la prospettiva temporale e la variabilità cardiaca

All’interno del contesto bio-psico-sociale, viene presentata l’ipotesi che prevede l’esistenza di una corrispondenza tra gli specifici Profili Temporali identificati dalla psicologia scientifica e alcuni particolari pattern neuro-endocrino-immunologici della Variabilità Cardiaca.

Abstract

L’ipotesi proposta da questo articolo consiste nell’intersezione di due settori apparentemente distanti: la Prospettiva Temporale, un settore della psicologia scientifica che studia come ciascuno di noi si relaziona al tempo, e la Variabilità Cardiaca, un recente concetto delle scienze biomediche che analizza l’interazione tra funzioni psicologiche, neurali endocrine ed immunologiche.

L’ipotesi prevede che a specifiche configurazioni relative la Prospettiva Temporale (chiamate Profili Temporali) corrispondano specifici schemi relativi la Variabilità Cardiaca.

Molti studi presenti in letteratura sono convergenti con quest’ipotesi anche se occorre verificare empiricamente l’ipotesi proposta.

Abstract

The hypothesis proposed by this article consists of the intersection oftwo apparently distant sectors: Time Perspective, a sector of scientificpsychology which studies how each of us relates to time, and the Heart Rate Variability, a recent concept of biomedical sciences which analyzes particular interaction between psychological, neural, endocrine and immunological functions.

The hypothesis proposes that specific Time Perspective configurations (called Time Profiles) correspond to specific Heart Rate Variability patterns.

Many studies in the literature converge with this hypothesis, although, it is necessary to verify empirically the hypothesis proposed.

he hand is a highly complex structure and it allows humans to perform the most important functions of grasp and touch.

The perfection of its motility, in the joints of the four fingers with the thumb, gives rise to the movement of the opposition grip, that is, to one of the most complete movements of the human body, thus becoming the perfect organ of execution of the movements.

By altering this balance, especially the adaptability of the shape of the hand to things, a modification of the perception of things is determined and, therefore, an alteration of the total synchronous one, brain-upper limb functionality is created.

For this reason, hand fractures (phalanges and metacarpals) that are not treated adequately lead to a severe prensional and tactile imbalance, leading to a serious impairment of the individual’s normal social life. In this session we will dedicate ourselves to some reports on phalangeal fractures.

Autore

Dott. Massimo Agnoletti – Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica, Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE).

Dott. Philip G. Zimbardo – Professore emerito all’Università di Stanford. Fondatore del settore della psicologia scientifica chiamato Prospettiva Temporale.


Attualmente il modello bio-psico-sociale prevede che vi sia una massiccia integrazione tra gli aspetti biologici, mentali e socioculturali che riflettono la grande complessità ed eterogeneità dei comportamenti espressi dalla specie umana.

Lo scopo di questo scritto è di esplorare la possibilità che solide correlazioni ormai indentificate relative l’aspetto psicologico, in particolare la specifica Prospettiva Temporale che ciascuno di noi possiede, abbia delle peculiari influenze neurali, endocrine ed immunitarie che possono essere colte dalla recente area biomedica della Variabilità Cardiaca.

Vediamo ora nei dettagli casa intendiamo con questa ipotesi che coinvolge trasversalmente alcuni concetti della psicologia e della fisiologia.

L’approccio psicologico chiamato Prospettiva Temporale studia la relazione psicologica che ciascuno di noi ha nei confronti delle dimensioni temporali vissute nel presente, relativamente gli eventi passati, e delle aspettative che abbiamo del nostro futuro (Stolarski et al. 2014; Zimbardo&Boyd, 2008).

Ognuno pensa sia alle esperienze del passato che del presente che del futuro ma ha una particolare configurazione relativa a “quanto” frequentemente e “come” pensa ed investe psicologicamente energie in relazione a queste specifiche dimensioni temporali.

Il prof. Zimbardo, dopo decenni di ricerche scientifiche condotte con un gruppo di lavoro internazionale, ha elaborato uno specifico questionario, lo ZTPI (Zimbardo Time Perspective Inventory), che misura il peculiare rapporto che ciascuno ha nei confronti del tempo (chiamato anche Profilo Temporale).

Ogni Profilo Temporale viene definito dalla particolare configurazione delle sei dimensioni temporali che si sono dimostrate significative per riconoscere lo specifico stile cognitivo-emotivo e motivazionale legato al tempo che possediamo.

Due dimensioni temporali sono relative alle nostre esperienze passate negative e positive (chiamate rispettivamente il “passato negativo e il “passato positivo”), due riguardano il nostro presente (il “presente fatalistico” legato a quanto ci sentiamo protagonisti degli eventi significativi che sperimentiamo, e il “presente edonistico” che misura invece la frequenza di esperienze piacevoli che conduciamo) e per ultima vi è la dimensione del “futuro” (l’insieme di aspettative sui progetti ed obiettivi che perseguiamo).

Risulta utile ricordare che, ad esempio, il Profilo Temporale caratterizzato da un valore di Futuro significativamente alto, è correlato a maggiori problematiche legate all’ansia ed ai rimuginii (pensieri ricorrenti emotivamente negativi rivolti il proprio futuro) rispetto la media della popolazione così come il Profilo Temporale caratterizzato da un valore significativamente alto di Passato Negativo è positivamente correlato a più frequenti stati depressivi ed a ruminazioni (pensieri ricorrenti emotivamente negativi rivolti ad eventi del proprio passato).

Ciascun Profilo Temporale condiziona in modo specifico il modo di effettuare le scelte, i comportamenti, e lo stile di vita che adottiamo determinando la nostra qualità di vita ed il nostro modo caratteristico di gestire lo stress.

Le recenti scoperte della PNEI (psico, neuro, endocrino immunologia) hanno ormai chiarito la natura altamente integrata ed interconnessa del nostro organismo dove gli aspetti più biologici influenzano quelli mentali tanto quanto quelli psicologici modificano la natura di quelli più squisitamente biologici (Agnoletti, 2017, Bottaccioli&Bottacioli, 2017; Conklin et al., 2015; Epel et al., 2004), in questo senso la Prospettiva Temporale, con le numerose implicazioni psicofisiologiche già ampiamente evidenziate dalla letteratura (Agnoletti, 2016a; Agnoletti 2016b; Stolarski et. al. 2014), non fa eccezione.

In questo contesto altamente interconnesso, risulta interessante notare che le scienze biomediche hanno recentemente sviluppato il concetto di variabilità cardiaca (in inglese HRV, Heart Rate Variability) consistente nell’analisi della variabilità esistente tra un battito cardiaco e l’altro che permette di comprendere con precisione lo stato di funzionamento del sistema nervoso autonomo (Malik et al., 1996; Shaffer&Ginsberg, 2017).

L’attività del sistema nervoso autonomo è determinata dal funzionamento di due rami neurali funzionalmente distinti (sistema simpatico e parasimpatico) che, interagendo continuamente e dinamicamente tra di loro, regolano la maggior parte delle funzioni fisiologiche come la respirazione, il sistema cardiovascolare e molte altre funzioni cruciali per il nostro benessere che non richiedono un controllo volontario.

Il ruolo del sistema simpatico (o meglio la dominanza del sistema simpatico rispetto quello parasimpatico) è soprattutto quello di indurre una maggiore attivazione fisiologica per fornire maggiore energia nel breve periodo (per esempio aumentando il battito cardiaco, il ritmo metabolico, vaso costringendo i capillari, ecc.) mentre il sistema parasimpatico (o meglio la dominanza del sistema parasimpatico rispetto quello simpatico)regola principalmente le funzioni fisiologiche dove la disponibilità energetica richiesta non è di carattere acuto ma viene distribuita in un tempo medio/lungo (sonno, digestione, recupero).

L’HRV offre misurazioni attendibili del funzionamento del sistema nervoso autonomo sia nella sua globalità che dello stato del sistema simpatico e parasimpatico fornendoci preziose indicazioni sulla funzione adattativa dell’organismo nei confronti delle sfide ambientali e psicosociali affrontate.

Gli indici di misurazione che fanno parte della HRV rappresentano la capacità regolativa dell’organismo nel modificare parametri fisiologici come il battito cardiaco, la pressione sanguigna, lo scambio gassoso, la vasocostrizione dei vasi sanguigni, il tono vascolare, la motilità dell’intestino, così come altre funzioni più psicologiche, come ad esempio la capacità di regolazione emotiva, cruciali per il nostro benessere e la nostra salute (Appelhans&Luecken, 2006; Carney et al. 2001; Shaffer&Ginsberg, 2017; Thayer&Brosschot, 2005; Thayer et al., 2012).

La variabilità cardiaca viene misurata attraverso alcuni indici che si riferiscono a due contesti distinti, quello temporale e quello relativo le frequenze (Malik et al. 1996; Shaffer&Ginsberg, 2017).

Il contesto temporale quantifica la variabilità delle misurazioni tra un battito cardiaco e quello successivo.

Di questo dominio sono particolarmente interessanti i valori del parametro SDNN (Standard Deviation of Normal-to-Normalintervals), che misura globalmente lo stato di salute clinico del sistema nervoso autonomo, e il parametro RMSSD (Root Mean Square of the Successive Differences) che misura lo stato di attivazione di un nervo particolarmente importante del sistema nervoso autonomo parasimpatico che si chiama nervo vago.

Recenti scoperte scientifiche hanno dimostrato quanto questo particolare nervo sia di fondamentale importanza per la comunicazione tra il cervello (incluso l’aspetto psicologico emotivo) ed il resto del corpo (sistema cardiocircolatorio, sistema digestivo, sistema respiratorio, etc.) compresa la funzione immunitaria, (Agnoletti, 2019; Agnoletti, 2020; Thayer et al., 2012; Tracey, 2002; Weber et al., 2010).

In particolare la letteratura ha dimostrato che il ramo efferente del nervo vago (quello che va dal cervello al resto dell’organismo) gestisce le infiammazioni percepite attraverso il ramo afferente (dove convergono le informazioni immunitarie dei principali sistemi ed organi dell’organismo verso il cervello) inducendo, tramite la produzione di acetilcolina, un’inibizione della citochina pro infiammatoria TNF (Tumor Necrosis Factor) secreta dai macrofagi (Tracey, 2002).

Solo recentemente abbiamo compreso che la gestione anti-infiammatoria da parte del nervo vago (chiamata anche CAP, Cholinergic Anti-inflammatoryPathway) viene funzionalmente inibita dall’attivazione delle aree cerebrali connesse alle emozioni negativesoprattutto relative le ruminazioni e i rimuginii (Beaumont et al., 2012; Blood et al., 2015; Chalmers et al., 2016; Taggart et al., 2011; Thayer et al., 2012).

L’attività del nervo vago è connessa con il funzionamento della corteccia frontale e dell’amigdala che sono fondamentali sia per la regolazione delle emozioni che per l’attivazione dell’asse neuro-endocrino dello stress ipotalamo-ipofisi-surreni (Appelhans&Luecken, 2006; Berntson et al., 1997; Thayer&Brosschot, 2005; Thayer&Siegel; 2002; Thayer et al., 2012; Urry et al., 2006), che per i comportamenti che determinano i nostri stili di vita (Gidron, et al., 2018).

Dalla letteratura sappiamo quindi che quanto più frequenti sono le emozioni negative maggiore è il grado di inibizione del nervo vago e minore sarà, di conseguenza, la sua efficacia immunitaria nel gestire le infiammazioni di tutto l’organismo.

La regolazione emotiva, fondamentale per gestire efficacemente le emozioni negative, è correlata alla HRV (Appelhans&Luecken, 2006; Beauchaine, 2001; Geisler et al., 2010; Thayer&Brosschot, 2005; Thayer& Lane, 2000; Tully, Cosh&Baune, 2013).

I valori di HRV sono correlati negativamente alla percezione di contesti potenzialmente pericolosi e positivamente correlati alla percezione di contesti valutati come “sicuri” attraverso l’attivazione di specifiche aree cerebrali in particolare dell’area ventrale della corteccia prefrontale (Buchanan et al., 2010; Thayer et al., 2012).

La letteratura presente indica che l’area corticale della corteccia prefrontale (PFC pre-frontalcortex) ha un ruolo fondamentale nell’effettuare valutazioni cognitive finalizzate alla regolazione emotiva (Eippert et al., 2007; Urry et al., 2006).

Tornando al concetto di HRV, il contesto delle frequenze misura invece la distribuzione della potenza assoluta e relativa di diverse bande di frequenze particolarmente informative del funzionamento del sistema nervoso autonomo (Malik et al. 1996).

Le più interessanti dal punto di vista clinico sono le “frequenze molto basse”(VLF- “very-low-frequency”), le “frequenze basse” (LF- “low-frequency”) e le “frequenze alte” (HF – “high-frequency”).

Mentre il parametro VLF è influenzato dalle emozioni negative soprattutto relative le ruminazioni e rimuginii (rispettivamente pensieri ricorrenti negativi relativi il nostro futuro od il nostro passato), il parametro LF viene considerato indicativo dell’attività del sistema nervoso simpatico diversamente da quello HF che invece rappresenta lo stato di funzionamento del sistema nervoso parasimpatico (formato principalmente dal suo nervo principale, il nervo vago).

L’indice LF/HF(LF/HF ratio) viene considerato rappresentativo del rapporto funzionale relativo i due sistemi nervosi appena descritti quindi se esso è maggiore di 1 significa che il sistema nervoso simpatico è dominante rispetto quello parasimpatico (tipico ad esempio delle persone che soffrono di ansia) mentre se il coefficiente è minore di 1 ad essere dominante è il sistema nervo parasimpatico (tipico di chi ad esempio soffre di depressione).

Considerando globalmente quanto appena esposto sia per quanto riguarda il contesto psicologico che per quanto riguarda quello più fisiologico, possiamo quindi avanzare l’ipotesi oggetto di questo scritto relativa le implicazioni della Prospettiva Temporale sugli indici identificati dalla HRV.

Più specificamente possiamo avanzare l’ipotesi che, se ciascun Profilo Temporale è caratterizzato da una specifica modalità psico-neuro-endocrina di gestione dello stress, a parità di altre condizioni, questo si riflette in specifiche e prevedibili configurazioni relative la variabilità cardiaca.

Per comprendere più facilmente la connessione proposta dalla nostra ipotesi ricordiamo qui che le persone che soffrono di stati ansiosi, pur condividendo con coloro che soffrono di stati depressivi il fatto di avere un sistema nervo autonomo sbilanciato non ottimale (quindi con indici SDNN della HRV relativamente bassi) oltre a vivere entrambi frequenti emozioni negative (rispettivamente rimuginii e ruminazioni rilavate dai valori VLF della HRV), presentano uno specifico sbilanciamento dello stato del sistema nervoso autonomo.

Questo squilibrio è rappresentato dalla dominanza funzionale del ramo simpatico rispetto quello parasimpatico che risulta ipoattivato (rilevati rispettivamente dai valori assoluti di LF e HF e da quello relativo la LF/HF ratio della HRV).

Nel caso delle persone che soffrono di stati depressivi entrambi i rami neurali del sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico, risultano ipoattivati (rilevati rispettivamente dai valori bassi sia di LF e HF) anche se è presente una dominanza funzionale del ramo parasimpatico (rilevato dalla LF/HF ratio).

L’ipotesi che abbiamo formulato prevede che, per esempio, il Profilo Temporale caratterizzato da un valore di Futuro significativamente alto, essendo correlato con maggiori problematiche legate all’ansia ed ai rimuginii rispetto la media della popolazione, dovrebbe essere positivamente correlato a valori statisticamente più bassi di SDNN, RMSSD e HF mentre dovrebbe esprimere valori VLF ed LF maggiori rispetto la media della popolazione oltre a possedere un rapporto LF/HF maggiore di 1.

Diversamente, il Profilo Temporale connotato da un valore alto di Passato Negativo, correlato quindi a più frequenti stati depressivi ed un numero maggiore di ruminazioni (pensieri ricorrenti emotivamente negativi rivolti ad eventi del proprio passato)dovrebbe corrispondere a valori statisticamente più bassi di SDNN, RMSSD, HF e LF e valori di VLF maggiori rispetto la media della popolazione oltre a possedere un rapporto LF/HF minore di 1.

Il Profilo Temporale con un alto Presente Edonistico, non essendo caratterizzato da frequenti emozioni negative così come i due profili appena menzionati ed avendo quindi una minore interferenza funzionale da parte delle aree emotive sul nervo vago (espresse da valori più bassi di VLF), dovrebbe presentare una migliore situazione sia del sistema nervoso autonomo nel suo complesso (valore SDNN più alto) che del nervo vago (valori alti di RMSSD) così come relativamente il valore del sistema nervoso parasimpatico (HF).

Anche coloro che si distinguono per avere un Passato Positivo più alto della media della popolazione dovrebbero possedere una HRV più favorevoli rispetto i primi due Profili Temporali appena citati per avere minori ruminazioni ed i rimuginii che si riflettono in valori minori di VLF e di RMSSD e HF maggiori.

Oltre ad essere interessante l’esplorazione in un futuro scritto delle possibili implicazioni teoriche che il profilo temporale ottimale possiede all’interno del contesto della HRV, è già possibile constatare un grado di coerenza dell’ipotesi qui presentata con tutta una serie di studi presenti in letteratura relativi le conseguenze fisiologiche di stati psicologici quali l’ansia e la depressione (Aldao&Mennin, 2013; Agnoletti, 2016c; Agnoletti, 2016d; Barr Taylor, 2010; Brosschot, Van Dijk&Thayer, 2007; Carney et al., 2001; Carney, Freedland&Stein, 2000; Kawachi et al., 1995; Perna et al., 2010; Pieper et al., 2010; Robinson et al., 2008).

Naturalmente, anche se esiste già una letteratura convergente con l’ipotesi della connessione tra specifici Profili Temporali e specifiche configurazioni di Variabilità cardiaca il prossimo passo è verificare empiricamente l’ipotesi stessa oltre ad affinare i dettagli delle possibili connessioni tra questi due settori della psicologia e della biomedicina.

Bibliografia

Aldao, A. &Mennin, D. (2013). Differentiating Worry and Rumination: Evidence from Heart Rate Variability During Spontaneous Regulation. Cognitive Therapy and Research. 37. 10.1007/s10608-012-9485-0.

Agnoletti, M. (2020). La variabilità cardiaca come strumento di misurazione della resilienza. Magazine, 9, 26-31.

Agnoletti, M. (2019). L’impatto delle emozioni positive sulla nostra salute attraverso il circuito anti-infiammatorio colinergico. State of Mind, 8.

Agnoletti, M. (2017). Does a better time profile correspond to a better cortisol circadian rhythm and a better inflammatory condition? International conference proceedings SIPNEI and ISNIM neuroimmunomodulation, Rome, Italy.

Agnoletti, M. (2016a). L’Orientamento Temporale e la prospettiva psico-neuro-metabolica. State of Mind, 12.

Agnoletti, M. (2016b). Orientamento Temporale e Stress. PNEI NEWS, 5, 8-12.

Agnoletti, M. (2016c). Do time perspective orientations have different heart rate variability? International conference proceedings on Time Perspective, Copenhagen, Denmark.

Agnoletti, M. (2016d). PTSD’s time perspective profile is correlated with heart rate variability reduction. Which time perspective dimension is more correlated with that? International conference proceedings on Time Perspective, Copenhagen, Denmark.

Appelhans, B.M., Luecken, L.J. (2006). Heart rate variability as an index of regulated emotional responding. Rev. Gen. Psychol. 10, 229–240.

Barr Taylor, C. (2010). Depression, heart rate related variables and cardiovascular disease. International Journal of Psychophysiology, 78, 1, 80-88. https://doi.org/10.1016/j.ijpsycho.2010.04.006.

Beauchaine, T.P. (2001). Vagal tone, development, and Gray’s motivational theory: Toward an integrated model of autonomic nervous system functioning in psychopathology. Dev Psychopathol., 13:183–214.

Beaumont, A., Burton, A. R., Lemon, J., Bennett, B. K., Lloyd, A., & Vollmer-Conna, U. (2012). Reduced cardiac vagal modulation impacts on cognitive performance in chronic fatigue syndrome. PloS one, 7(11), e49518. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0049518

Berntson, G.G., Bigger, J.T., Eckberg, D.L., Grossman, P., Kaufmann, P.G., Malik, M., Nagaraja, H.N., Porges, S.W., Saul, J.P., Stone, P.H., van der Molen, M.W. (1997). Heart rate variability: origins, methods, and interpretive caveats. Psychophysiology, 34:623–648.

Blood, J. D., Wu, J., Chaplin, T. M., Hommer, R., Vazquez, L., Rutherford, H. J., Mayes, L. C., & Crowley, M. J. (2015). The variable heart: High frequency and very low frequency correlates of depressive symptoms in children and adolescents.Journal of affective disorders, 186, 119–126. https://doi.org/10.1016/j.jad.2015.06.057

Bottaccioli, F., Bottaccioli, A.G. (2017). Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata. Edra Editore.

Brosschot, J. F., Van Dijk, E., & Thayer, J. F. (2007). Daily worry is related to low heart rate variability during waking and the subsequent nocturnal sleep period. International journal of psychophysiology, 63(1):39-47. doi: 10.1016/j.ijpsycho.2006.07.016.

Carney, R. M., Blumenthal, J., Stein, P., Watkins, L., Catellier, D., Berkman, L., Czajkowski, L., O’Connor, C., Stone, P., & Freedland, K. (2001).Depression, Heart Rate Variability, and Acute Myocardial Infarction. Circulation, 104, 2024–2028
https://doi.org/10.1161/hc4201.

Carney, R. M., Freedland, K. E. & Stein, P. K. (2000). Anxiety, depression, and heart rate variability. Psychosomatic Medicine. 62, 1, 84-86.

Carney, R. M., Blumenthal, J. A., Stein, P. K., Watkins, L., Catellier, D., Berkman, L. F., Czajkowski, S. M., O’Connor, C., Stone, P. H., & Freedland, K. E. (2001). Depression, heart rate variability, and acute myocardial infarction. Circulation, 104(17), 2024–2028. https://doi.org/10.1161/hc4201.097834

Chalmers, J.A., Heathers, J.A.J., Abbott, M.J. et al. (2016). Worry is associated with robust reductions in heart rate variability: a transdiagnostic study of anxiety psychopathology. BMC Psychol 4, 32. https://doi.org/10.1186/s40359-016-0138-z

Conklin, Q., King, B., Zanesco, A., Pokorny, J., Hamidi, A., Lin, J., Epel, E., Blackburn, E. &Saron, C. (2015). Telomere lengthening after three weeks of an intensive insight meditation retreat. Psychoneuroimmunology, 61, 26-7.

Eippert, F., Veit, R., Weiskopf, N., Erb, M., Birbaumer, N., Anders, S. (2007). Regulation of emotional responses elicited by threat-related stimuli. Hum. Brain Mapp. 28, 409–423.

Epel, E., Blackburn, E., Linn, J.,Dhabhar, F., Adler, N., Cawthon, R., Morrow, J. (2004). Accelerated telomereshortening in response to exposure to life stress. PNAS 101,17312–17315.

Geisler, F., Vennewald, N., Kubiak, T., Weber, H. (2010). The impact of heart rate variability on subjective well-being is mediated by emotion regulation. Personality and Individual Differences. 49. 723-728. 10.1016/j.paid.2010.06.015.

Kawachi, I., Sparrow, D., Vokonas, P., & Weiss, S. (1995). Decreased Heart Rate Variability in men with phobic anxiety (Data from the Normative Aging Study). American Journal of Cardiology, 75, 882-885.

Gidron, Y., Deschepper, R., De Couck, M., Thayer, J. F., Velkeniers, B. (2018). The Vagus Nerve Can Predict and Possibly Modulate Non-Communicable Chronic Diseases: Introducing a Neuroimmunological Paradigm to Public Health. J Clin Med.; 7(10): 371.

Malik, M., Bigger, T., Camm, A. J., Kleiger, R. E., Malliani A., Moss, A., Schwartz, P. (1996). Heart rate variability: Standards of measurement, physiological interpretation, and clinical use. European Heart Journal, 17, 3, pp. 354–381. https://doi.org/10.1093/oxfordjournals.eurheartj.a014868

Perna, G., Riva, A., Defillo, A., Sangiorgio, E., Nobile, M., &Caldirola, D. (2020). Heart rate variability: Can it serve as a marker of mental health resilience? Special Section on “Translational and Neuroscience Studies in Affective Disorders” Section Editor, Maria Nobile MD, PhD. Journal of affective disorders, 263, 754–761. https://doi.org/10.1016/j.jad.2019.10.017

Pieper, S., Brosschot, J. F., van der Leeden, R., & Thayer, J. F. (2010). Prolonged cardiac effects of momentary assessed stressful events and worry episodes. Psychosomatic medicine, 72(6), 570–577. https://doi.org/10.1097/PSY.0b013e3181dbc0e9

Robinson, R., Spalletta, G., Jorge, R., Bassi, A., Colivicchi, F., Ripa, A., Caltagirone, C. (2008). Decreased Heart Rate Variability is Associated with Poststroke Depression. The American Journal of Geriatric Psychiatry,16,11, 867-873.
https://doi.org/10.1097/JGP.0b013e318180057d.

Shaffer, F., & Ginsberg, J. P. (2017). An Overview of Heart Rate Variability Metrics and Norms. Frontiers in public health, 5, 258. https://doi.org/10.3389/fpubh.2017.00258

Stolarski, M., Fieulaine, N., & Van Beek, W. (2015). Time perspective theory; review, research and application: Essays in honor of Philip G. Zimbardo, Springer, Cham.

Taggart, P., Boyett, M. R., Logantha, S., &Lambiase, P. D. (2011). Anger, emotion, and arrhythmias: from brain to heart. Frontiers in physiology, 2, 67. https://doi.org/10.3389/fphys.2011.00067

Thayer, J.F., Ahs. F., Fredrikson, M., Sollers, J.J., Wager, T.D. (2012). A meta-analysis of heart rate variability and neuroimaging studies: implications for heart rate variability as a marker of stress and health. NeurosciBiobehav Rev. Feb;36(2):747-56. doi: 10.1016/j.neubiorev.2011.11.009. Epub 2011 Dec 8.

Thayer, J.F., Brosschot, J.F. (2005). Psychosomatics and psychopathology: looking up and down from the brain. Psychoneuroendocrinology 30, 1050–1058.

Thayer, J.F., & Siegel, G. I. (2002). Neurovisceral integration in cardiac and emotional regulation. IEEE Engineering in Medicine and Biology Magazine, 21, 24-29.

Thayer, J.F., Lane, R.D. (2000). A model of neurovisceral integration in emotion regulation and dysregulation. J Affect Disord, 61:201–216.

Tully, P. J., Cosh, S. M., &Baune, B. T. (2013.) A review of the affects of worry and generalized anxiety disorder upon cardiovascular health and coronary heart disease. Psychology, Health & Medicine, 18(6), 627-644.

Tracey, K. J. (2002). The inflammatory reflex. Nature. 420, 853–9.

Urry, H.L., van Reekum, C.M., Johnstone, T., Kalin, N.H., Thurow, M.E., Schaefer, H.S., Jackson, C.A., Frye, C.J., Greischar, L.L., Alexander, A.L., Davidson, R.J. (2006). Amygdala and ventromedial prefrontal cortex are inversely coupled during regulation of negative affect and predict the diurnal pattern of cortisol secretion among older adults. J. Neurosci. 26, 4415–4425.

Weber, C. S., Thayer, J. F., Rudat, M., Wirtz, P. H., Zimmermann-Viehoff, F., Thomas, A., Perschel, F. H., Arck, P. C., Deter, H. C. (2010). Low vagal tone is associated with impaired post stress recovery of cardiovascular, endocrine, and immune markers. European Journal of Applied Physiology, 109(2), 201-211. doi: 10.1007/s00421-009- 1341-x.

Zimbardo, P. G. & Boyd J. (2008). The Time Paradox: The new psychology of time that can change your life, Simon & Schuster, New York.